L’AQUILA – “È ora che Chiodi lasci perdere”. Il capogruppo al Comune dell’Idv (Italia dei valori), Angelo Mancini e il collega di Rifondazione comunista, Enrico Perilli, lanciano un attacco durissimo alla struttura tecnica di missione e in particolare al commissario per la ricostruzione e presidente della Regione, Gianni Chiodi.
Poiché la Sge (struttura di gestione per l’emergenza) “non ha in nessuna considerazione il Comune e le sue esigenze”, i consiglieri chiedono che l’Ente “riprenda i dieci dipendenti che sono distaccati e che non hanno voce in capitolo e li faccia tornare a lavorare in Comune”.
“L’Ente o prende in carico la vicenda oppure richiama i suoi dipendenti – ha detto Perilli – Basti pensare che quando abbiamo prodotto la richiesta di accesso agli atti per conoscere le graduatorie di accesso al progetto C.a.s.e., Bertolaso ci ha risposto che non era affare nostro e che a nessuno era consentita un’attività di controllo, sebbene l’assegnazione degli alloggi porti la firma del sindaco. Che significato ha a questo punto la presenza di dipendenti comunali nella Sge.
MANCINI: ECCO I PROBLEMI DELLA POPOLAZIONE ASSISTITA
L’AQUILA – Sono molte le difficoltà con cui deve fare i conti quotidianamente la popolazione aquilana in assistenza. Questa mattina i consiglieri Angelo Mancini (Idv) e Enrico Perilli (Prc) hanno fatto il punto della situazione in una conferenza stampa nella sede del Comune a Villa Gioia.
In primo luogo, si chiede che vengano “finalmente” rese pubbliche le graduatorie in base alle quali sono stati assegnati gli appartamenti del progetto C.a.s.e. “A due anni dal sisma – ha detto Mancini – ancora c’è chi si chiede perché non ha la possibilità di avere un alloggio”.
I consiglieri, inoltre, vogliono chiarezza sulla questione dei cambi di residenza. “Ad oggi chi cambia residenza, passandola dalla casa distrutta dal terremoto alla nuova abitazione, perde ogni diritto all’assistenza – ha continuato Mancini – o almeno questo viene detto ai cittadini dalla Sge. Si tratta di un’assurdità”.
Anche riguardo al cas (contributo autonoma sistemazione) si verifica lo stesso problema. “Chi cambia residenza non ne ha più diritto – spiega il consigliere dell’Idv – Per non parlare di chi ha chiesto l’agibilità parziale di uno stabile classificato E. Da quel momento non ha più assistenza”.
Un altro nodo da sciogliere è quello degli eredi di un’abitazione inagibile. “Se il primo proprietario è scomparso tra il sei aprile 2009 e il 5 ottobre, l’erede ha diritto ai benefit del caso. Altrimenti no – ha detto Mancini – Infine, chi era in affitto in una casa classificata A ed è stato cacciato dal proprietario (che magari prima del terremoto risiedeva in un’abitazione oggi inagibile) non ha alcun diritto all’assistenza”.
I due consiglieri inoltre si scagliano contro la direttiva della Sge per la razionalizzazione delle soluzioni abitative e la conseguente riduzione dei costi, in base alla quale chi ha un appartamento nel progetto C.a.s.e. o un map può ospitare un componente del nucleo che aveva optato per il cas, ma non ha diritto ad un alloggio più grande. Al contrario, chi ha figli che studiano fuori città e sono via per più di tre mesi l’anno, devono spostarsi in un appartamento più piccolo. (m.c.)





