L’AQUILA. “Basta cincischiare e ciurlare nel manico delle sei aree a breve. Il Comune parta subito con la ricostruzione del centro storico”. Il coordinatore provinciale del Popolo della libertà (Pdl), Enzo Lombardi, rilancia l’ambiziosa mozione bipartisan approvata dal consiglio comunale lo scorso 18 gennaio, con la quale si prospetta la ricostruzione entro 12 mesi degli edifici lungo l’asse corso Vittorio Emanuele – corso Federico II- piazza Duomo – piazza Palazzo. La parola d’ordine è: “Cominciare i lavori il prima possibile”.
“Se non si riuscirà ad essere tempestivi – continua l’ex senatore – L’Aquila corre il rischio di morire, come è successo ad altre città colpite dal terremoto. Basta con le chiacchiere. Cosa stiamo aspettando per dare il via ai lavori in centro storico? Tutto è già stato consolidato. Bisogna riaprire le strade e gli edifici, dove possibile, e fare i lavori. Perché per esempio non si può a tutt’oggi passeggiare sotto i portici?”
Secondo Lombardi è impensabile continuare ad adottare le procedure attivate per le sei “aree a breve”, quelle più vicine alle mura della città che sarebbero dovute partire in anticipo rispetto al resto del centro. “La verità è che ancora non si muove nulla in quelle zone – dice il coordinatore del Pdl – Utilizzare questa procedure è stato un errore clamoroso e non può essere riproposta. Sarebbe stato forse meglio avvalersi delle ordinanze pubblicate per la periferia, lasciando maggiore manovra di movimento ai singoli proprietari”.
Ma i motivi per cui sarebbe impossibile calare la metodologia usata per le sei “aree a breve” sul centro sono anche altri: “Sono differenti le tipologie di costruzione, il tipo di urbanizzazione e le norme di tutela architettonica – continua Lombardi – le costruzioni in cemento armato, a differenza di quelle storiche in pietra, spesso non hanno retto al terremoto e in alcuni casi sono crollate. Sarebbe stato meglio utilizzare le stesse ordinanze realizzate per le case B e C anche per le realtà a ridosso delle mura”.
Basta, dunque, profondere tutte le energie per la prima periferia della città: adesso, secondo l’ex senatore, è ora di “aggredire” il centro. “Ad occuparsene deve essere il Comune e non la struttura tecnica di missione – sottolinea – e in tempi brevi. Da subito bisogna entrare in centro con le ruspe e iniziare a lavorare. Contemporaneamente bisogna rendere agibili alcune chiese e punti di aggregazione, oltre che i negozi, per non permettere che il centro muoia. Tutto ciò che non contrasta col piano regolatore può essere fatto subito. Bisogna ricostruire con interventi singoli laddove non c’è necessità di demolizione”.
Il primo step perché la mozione approvata dal consiglio comunale diventi realtà è il rispetto del termine fissato per il 28 febbraio per la presentazione dei progetti per gli aggregati urbani. “Non c’è bisogno di nessun piano di ricostruzione – continua Lombardi – basta solo organizzare i vari cantieri che dovranno essere aperti lungo il cardo e il decumano della città, in modo tale che non si diano fastidio a vicenda e che non si metta a rischio l’incolumità degli operai. Per il resto bisogna solo pensare a rimboccarsi le maniche e a lavorare per consolidare in modo antisismico la città”.
Un altro problema da risolvere in tal senso sarebbe la mancanza di un ufficio di ricostruzione del Comune. “Un ufficio che non è stato voluto dal coordinatore della struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana – continua il coordinatore del Pdl – perché, diceva, avrebbe potuto collidere con la struttura stessa”.
LA POLEMICA
L’ex senatore, infine, ha voluto rispondere anche alle critiche mosse ieri, con un comunicato, dal consigliere comunale dell’Mpa, Emanuele Imprudente, che aveva affermato: “Da qualche settimana, la struttura per la Gestione dell’emergenza (Sge) ospita un incontro fisso tra la medesima, la struttura tecnica di missione, le amministrazioni locali, le aziende di servizio e così via. Nelle intenzioni di coloro che hanno allestito questo tavolo, dovevano essere costruite le fondamenta, attraverso la massima partecipazione, per la ricostruzione – e ancora – In una delle ultime sedute era presente anche il collega del Consiglio comunale Enzo Lombardi: perché? a che titolo? Presidente della 5^ Commissione? Ex Sindaco? Amico dell’assessore Placidi?”.
“Imprudente riporta la voce di persone che non sono nella partita – ha commentato Lombardi, facendo chiaro riferimento al vice presidente vicario del Consiglio regionale d’Abruzzo, Giorgio De Matteis – persone con cui il presidente Chiodi ha lo stesso legame di San Rocco e il suo cane. Anche se ultimamente sembra che le cose tra loro non vadano per il meglio. La verità è che chi è a digiuno di questa materia deve stare zitto e chi non ha niente da dire non si arrampichi sugli specchi. Chi invece può operare senza fare dietrologie e con consapevolezza deve essere lasciato in pace. Noi stiamo lavorando per la città e perché la mozione votata dal Consiglio comunale venga attuata”.



