L’AQUILA – È alle 10.30 di martedì 16 l’appuntamento della ricostruzione dell’Aquila con il governo.

A quell’ora il sindaco, Massimo Cialente, sarà ricevuto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Antonio Catricalà, cui saranno consegnate (non si sa ancora se una lista con i numeri delle pratiche o le fotocopie delle stesse) le 5 mila pratiche relative ai progetti di ricostruzione fermi per mancanza di fondi.

Fuori palazzo Chigi saranno ‘parcheggiate’ le carriole, simbolo della protesta aquilana, che gli amministratori comunali ideatori della manifestazione hanno pensato di portare come segno tangibile di dissenso.

Una mossa contestata dall’Assemblea cittadina. “A nessuno è concesso di istituzionalizzare e strumentalizzare la resistenza di un popolo. A nessuno, neanche ai nostri amministratori, è permesso di usare il simbolo della resistenza dei cittadini aquilani, resistenza all’oppressione del sistema Protezione civile, al potere invasivo del governo centrale, fino all’insipienza dimostrata da tutte, indistintamente, le amministrazioni locali”, ha sbottato in una nota Anna Pacifica Colasacco.

Alla spedizione romana parteciperanno assessori e consiglieri del comune dell’Aquila. Lunedì ci sarà una riunione con sindaci del ‘cratere’ per conoscere le loro adesioni e organizzare la cosa.

“L’incontro è particolarmente importante perché dal mio colloquio con il presidente Monti ho potuto comprendere che la richiesta immediata di nuovi fondi per il cratere non era stata assolutamente considerata, né dal premier né dal ministro Grilli, nonostante le pressioni del ministro Barca”, dichiara Cialente in una nota allarmata.

Il sindaco lancia le solite bordate anche al presidente della Regione ed ex commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, evidenziandone le “differenze di prestigio e capacità” con il collega Vasco Errani, e a Giorgio De Matteis, leader dell’opposizione e vice presidente del Consiglio regionale, “con il Consiglio comunale sulla ricostruzione che chiede lo vedremo almeno un’ora”.

“Il governo deve contrarre un mutuo con la Cassa depositi e prestiti (Cdp) per avere un flusso di risorse continuo pari ad almeno un miliardo l’anno, altrimenti la città morirà”, ha detto il sindaco Massimo Cialente qualche giorno fa, questa è l’istanza che porterà a palazzo Chigi.

Come riportato qualche giorno dal Comune, sono 5 mila le pratiche presentate allo sportello di Fintecna, di cui 1.500 da trasferire all’Ufficio speciale per la ricostruzione, 1.586 mila in filiera e 1.914 lavorate e pronte per il contributo.

A fronte di ciò, la disponibilità economica è di  985 milioni della delibera Cipe (stanziati ma non ancora in cassa) e di 160 milioni di trasferimenti residui. 

“Grazie al Comune, le pratiche sono state processate e sono pronte. A mancare sono i soldi, ed è su questo punto che a Roma dovranno darci risposte”, spiega l’ex parlamantare Pd Giovanni Lolli.

LA NOTA DI CIALENTE

Martedì mattina alle ore 10.30, il governo nella figura del sottosegretario Antonio Catricalà riceverà il sindaco Cialente con gli altri otto sindaci rappresentanti delle aree omogenee.

Abbiamo ottenuto questo importante risultato nell’ambito della manifestazione di consegna a palazzo Chigi di una parte dei 2.000 progetti che dal mese di dicembre aspettano il finanziamento e di alcuni dei 60 aggregati del centro storico che non possiamo avviare per mancanza di fondi.

Consegneremo al governo, sia di nuovo il cronoprogramma, sia il calcolo esatto dei finanziamenti necessari per continuare nella ricostruzione, in un documento dal quale emerge chiaramente che abbiamo già di fatto impegnato, come comune dell’Aquila 965 milioni, somma spettante al comune dell’Aquila degli oltre 2 miliardi della delibera Cipe del dicembre 2012, peraltro scandalosamente non ancora trasferita.

Nello stesso documento, dimostriamo, conti al centesimo, che per il 2013 servono solo per i progetti presentati a oggi altri 800 milioni di euro.

L’incontro è particolarmente importante perché dal mio colloquio con il presidente Monti ho potuto comprendere che la richiesta immediata di nuovi fondi per il cratere non era stata assolutamente considerata, né dal premier né dal ministro Grilli, nonostante le pressioni del ministro Barca.

La mobilitazione deve partire da adesso, poiché è in questi giorni che si discute il documento economico e finanziario. Nei prossimi giorni chiederemo, inoltre, di poter incontrare i segretari dei partiti presenti in Parlamento. È una battaglia decisiva che si gioca ora.

Ho letto stamani le dichiarazione del presidente Chiodi. Francamente non so cosa rispondere poiché evidenziano in pieno la sua assoluta disinformazione.

Ignora che il Comune ha da tempo approvato il cronoprogramma della ricostruzione come ignora che mancano i fondi, cosa che con l’assessore Di Stefano segnalammo sin dal giugno- luglio del 2012.

Certamente cerca di mascherare il fallimento della sua esperienza commissariale, sopratutto rispetto a un altro presidente, Vasco Errani, che mentre Chiodi non cavava un ragno da un buco, riusciva a prendere ben 6 miliardi di euro per la sua Emilia Romagna: differenze di prestigio e capacità.

Non voglio fare altre polemiche, voglio solo ricordare che mentre in pochi mesi noi abbiamo speso i 965 milioni, all’atto del suo abbandono il 31 agosto 2012, Chiodi ha restituito al governo l’enorme somma di 445 milioni di euro che, con la complicità di Fontana, era stato incapace di trasferire agli enti attuatori per la ricostruzione.

Per quanto riguarda De Matteis, credo possa essere utile un Consiglio comunale, per due motivi: il primo perché avremo finalmente occasione per fargli capire come stanno le cose, il secondo per avere la gioia di vederlo partecipare almeno per un’ora a un Consiglio comunale.