L’AQUILA – “Con questo serrato ritmo di ricostruzione nel mese di settembre saranno finiti i fondi e tutto si bloccherà. La palla ripassa ora al Governo che deve decidere se L’Aquila va ricostruita o no”.
Con la politica nazionale in ferie il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, in un’intervista torna a chiedere ai palazzi romani attenzione e considerazione per la causa della ricostruzione delle zone duramente colpite dal terremoto del 6 aprile del 2009, quando morirono 309 persone.
Dopo le molte settimane in cui ha denunciato il disinteresse di Roma sulla ricostruzione anche con azioni clamorose, tra cui la riconsegna della fascia da sindaco al presidente della Repubblica e la rimozione dei tricolori dagli uffici pubblici, stavolta il tono delle parole di Cialente è meno allarmante.
Anche se spiega che “la guardia è sempre alta” con la battaglia per i fondi che continuerà con azioni verso il Governo nazionale e verso l’Europa, soprattutto nella gestione del complessivo ammontare di 1 miliardo 200 milioni di euro spalmati in 6 anni, stanziati dal Parlamento nelle passate settimane e reperiti con l’aumento delle accise sulla marche da bollo.
Una dotazione non sufficiente, a suo giudizio, per alimentare il cronoprogramma varato dal Comune.
Parlando del ritmo della ricostruzione, Cialente mostra soddisfazione per l’inversione di tendenza rispetto all’ andamento caratterizzato durante l’era commissariale del presidente della Regione, Gianni Chiodi, e per i risultati ottenuti, annunciando che “ogni mese vengono assegnati 150 milioni di euro di contributi per il recupero delle abitazioni danneggiate, con l’obiettivo di finire tutto in 10 anni, altrimenti la gente andrà via”.
“Capisco che si tratta di cifre importanti ma stiamo ricostruendo la città a ritmo travolgente e, per la prima volta, la burocrazia supera il flusso finanziario – continua – A due terzi dell’anno si sono avverate le nostre previsioni di una decisa accelerazione dell’azione di ricostruzione una volta chiusa la fase commissariale con la gestione passata al Comune”.
“Il commissario è andato via a settembre dello scorso anno restituendo 500 milioni, poi c’è stata la lunga fase per il ‘concorsone’ finalizzato all’ assunzione di 300 persone, ma dall’inizio dell’anno abbiamo rilasciato 870 milioni di contributi con una media di oltre 100 milioni al mese – snocciola le cifre Cialente – Ora siamo a quota 150 milioni. Tutto ciò va a far carico sui 985 milioni di euro della delibera Cipe che non sono neanche tutti di cassa: per il 2013 sono disponibili 660 milioni, contributi che daremo in tre tranche”.
“Se ci vengono dati 110 milioni che avanzano di cassa, penso che tra fine settembre e la metà di ottobre avremo utilizzato tutti i soldi – conclude – e si bloccherà tutto”.
Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, annuncia per il prossimo mese di settembre un’azione di pressione nei confronti del Governo nazionale affinché “apra una trattativa con l’Unione Europea per escludere dal patto di stabilità fissato al 3% del rapporto deficit-Pil le spese sostenute per le calamità naturali, visto che tra l’altro i terremoti ora sono capitati all’Italia, un Paese a rischio, ma in futuro potrebbe capitare, sperando sempre di no, anche ad altre nazioni”.
In tal senso, Cialente, in prima linea per la ricostruzione dell’Aquila colpita dal sisma del 6 aprile 2009, rivela di aver scritto e inviato a Roma un’ipotesi di norma, ricordando che, “come ha detto il presidente della Camera, Laura Boldrini, il sindaco dell’Aquila non pone problemi ma offre soluzioni”.
Cialente svela anche il testo del provvedimento che propone: “In caso di calamità naturale, per la quale l’Unione europea abbia trasferito somme dal fondo di solidarietà, lo Stato Membro è autorizzato con proprie risorse a intervenire per la riparazione dei danni recati al patrimonio edilizio, all’ ambiente e all’economia. Fino al limite di 20 volte di quanto stanziato dalla Ue con il fondo di solidarietà non viene calcolato nell’ambito del patto di stabilità”.
Per Cialente, “questa norma permetterebbe di ricostruire senza che lo Stato si accorga di nulla”.
“Bisogna rimuovere l’ostacolo modificando il trattato di Maastricht sulla base di una questione anche banale, se si vuole: una calamità naturale non è colpa del governo e l’Europa si dovrebbe preoccupare non di ricostruire per conto del Paese, ma di ricostruire escludendo le somme dal patto di stabilità”.
Cialente espone in concreto il piano, discusso anche in una riunione al ministero dell’Economia alla presenza dello stesso sindaco, dello staff del vice ministro, Stefano Fassina, e dell’economista statunitense Warren Mosler, autore della proposta.
“In riferimento alla somma di 1 miliardo 200 milioni, spalmati in 6 anni, stanziati grazie all’aumento delle accise sulle marche da bollo, noi diciamo ‘non ce li date subito, ma attiviamo un meccanismo con le banche’. Siccome dal 2014 al 2019 al ‘cratere’ servono circa 10 miliardi di cui al mio Comune circa 6, a questo punto i Comuni contraggono un mutuo quarantennale con un pool di banche italiane, il cui premio sarà pari a quanto stanziato, cioè i 200 milioni l’anno reperiti con le accise sulla marche da bollo e contemplando una percentuale di credito di imposta per queste stesse banche”.
Secondo Cialente, “in tal modo si ricostruirebbe L’Aquila avendo messo una modesta accise sulle marche da bollo. Non ci si accorgerebbe di nulla ma in compenso di avrebbe un incremento del Pil che aumenterebbe di molto di più dei 200 milioni anticipati. L’unico problema è convincere l’Europa e in tal senso ci vuole un’azione forte”.
Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, chiederà al ministro dell’Università Maria Chiara Carrozza la proroga per tutto il prossimo anno accademico dell’esenzione dalle tasse per gli studenti dell’Università dell’Aquila.
“Ho una preoccupazione per la quale dobbiamo ricontattare il ministro Carrozza – spiega – poiché per la ricostruzione non avvenuta nei tempi, abbiamo perso due anni, e nel nostro Ateneo per quattro anni non si sono pagate le tasse: ora per salvare l’Ateneo è necessario ancora un anno di proroga sull’esenzione, questo per non far ‘saltare’ quanto di buono è stato fatto”.
Il sindaco conclude spiegando che “lo Stato si deve far carico del ritardo del commissario voluto dallo stesso Stato, problematica rimossa dall’ex ministro Fabrizio Barca che ha posto fine al commissariamento affidando la gestione al Comune, che ha dimostrato capacità di spesa”.



