L’AQUILA – La ricostruzione post-terremoto dell’Aquila potrebbe perdere ancora una volta il proprio interlocutore istituzionale di riferimento a Roma.
È infatti spuntato il nome di Paola De Micheli come possibile candidato al delicato incarico vacante di ministro per lo Sviluppo economico, che verrebbe promossa dal suo attuale ruolo di sottosegretario all’Economia con delega specifica alla Ricostruzione abruzzese.
Il ministero è privo di timoniere dopo le dimissioni di Federica Guidi, coinvolta da intercettazioni telefoniche in un’inchiesta della procura di Potenza che coinvolge il suo compagno.
E sì che il favorito per diventare ministro resta l’ex presidente di Enel, Chicco Testa, ma nei corridoi della politica non viene affatto escluso un nome a sorpresa.
Meno probabile, in tal senso, quello di Claudio De Vincenti, che è già stato vice ministro al Mise prima di transitare come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e che ora rientrerebbe allo Sviluppo dalla porta principale.
Ma toccare ancora una volta la casella di braccio destro del premier Matteo Renzi, che ha già perso Graziano Delrio, divenuto ministro per le Infrastrutture, non è ritenuto consigliabile, anche dal Quirinale.
Di qui il nome della De Micheli. Piacentina, 42 anni, ha ereditato la carica di sottosegretario e il ruolo di riferimento per L’Aquila da Giovanni Legnini quando quest’ultimo è stato eletto vice presidente del Consiglio superiore della magistratura.
Con lei sono arrivati i miliardi per la ricostruzione nella legge di stabilità 2015, riconfermati in quella di quest’anno, ma anche le polemiche per la toccata e fuga in Consiglio comunale nell’aprile 2015 quando rimase pochi minuti prima di dileguarsi per partecipare a un vertice in Regione con le categorie e gli imprenditori tra gli strali dell’opposizione.
La De Micheli è il quinto referente in sette anni di ricostruzione, dopo l’originario Gianni Letta, sottosegretario a palazzo Chigi del governo Berlusconi, che veniva in città una volta a settimana per i celebri “tavoli”; Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale del governo Monti, che nel 2012 ha riscritto le regole dei lavori privati; Carlo Trigilia, suo erede nel governo Letta, con il quale si sono avuti zero euro e furiose litigate; e appunto Legnini all’arrivo di Renzi. (alb.or.)



