L’AQUILA – ”Gli storici dell’arte riuniti all’Aquila intendono scuotere con forza tutte le istituzioni e ogni italiano. Vogliamo ricordare che non ha paragone al mondo la tragedia di un simile centro monumentale abitato che ancora giaccia distrutto, a 4 anni dal terremoto che l’ha devastato e altrettanti anni dalle scelte politiche che l’hanno condannato a una seconda morte”.
Lo afferma in una nota Italia Nostra Onlus.
”La prima cosa che vogliamo dire è che L’Aquila è una tragedia italiana, non un problema locale – continua la nota dell’associazione -. È questo il senso della nostra presenza fisica, è questo il senso della volontà di guardare con i nostri occhi i monumenti aquilani in rovina. L’articolo 9della Costituzione impone alla Repubblica di tutelare il patrimonio storico e artistico della Nazione attraverso la ricerca: ecco, oggi la comunità nazionale della storia dell’arte è all’Aquila. Per dire che il centro del capoluogo abruzzese è un unico monumento di assoluto valore culturale che appartiene alla Nazione: e che ora la Nazione deve essere al servizio dell’Aquila”.
Gli storici dell’arte chiedono che ”il restauro del centro monumentale dell’Aquila, inteso come un unico e indivisibile bene culturale da proteggere, sia la prima urgenza della politica nazionale del patrimonio culturale. Che il flusso del finanziamento sia costante, e che l’andamento dei lavori sia pubblico, e trasparente. Che questo processo riguardi anche tutti gli altri centri storici del cratere, parti di un unico sistema ambientale, paesaggistico, urbanistico, storico-artistico”.
”Inoltre che L’Aquila risorga com’era e dov’era – si legge ancora nella nota di Italia Nostra -. Che non si ricorra a demolizioni, e non si ceda all’assurda tentazione di improprie ‘modernizzazioni’ del tessuto urbano che violino la Carta di Gubbio. Che il significato civile e sociale di ogni monumento, del suo aspetto storico e della sua connessione con tutto l’organismo urbano che lo accoglie sia considerato il primo, più importante, inderogabile valore”.
“Il restauro del centro sia progressivamente accompagnato dal ritorno degli abitanti – prosegue la nota -. Non possiamo aspettare venti anni per far trasferire gli aquilani dalle ‘new town’ nelle loro vere case: bisogna immaginare una politica di incentivi che acceleri questo processo, e che faccia progressivamente rivivere il centro. Per far questo, la ricostruzione deve inserirsi in una pianificazione urbanistica governata dalla mano pubblica, e non deviata da interessi privati. A questa pianificazione spetterà anche decidere del futuro delle ‘new town’: alcune dovranno essere abbattute, per ripristinare il paesaggio, altre potranno forse trovare un uso proficuo, ma solo all’interno di un piano preciso. Non c’è più tempo: il momento di restituire l’Aquila e i suoi monumenti ai cittadini aquilani e alla nazione italiana è ora”



