L’AQUILA – Le imprese impegnate nella ricostruzione post-sisma del 6 aprile 2009 aprono lo scontro contro l’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila (Usra), diretto da Paolo Aielli, sulle ‘sforbiciate’ alle stime per la riparazione degli edifici privati rispetto agli importi iniziali che erano stati fissati dalla filiera di tecnici attiva nel “cratere” negli scorsi anni.
In principio c’era un tris di entità: Fintecna, che controllava la conformità amministrativa delle pratiche, Reluis, per la conformità strutturale, e Cineas, per la conformità finanziaria. I loro compiti sono stati tutti assorbiti dai due nuovi uffici speciali, quello per L’Aquila e quello per il “cratere” (Usrc), quest’ultimo guidato da Paolo Esposito, nati con il ritorno al regime ordinario e la fine dello stato di emergenza.
Ma ora è guerra contro Aielli e i suoi che, secondo quanto si è appreso, hanno ricevuto l’ordine di tagliare, vista anche la scarsità di moneta, e tanto fanno: i preventivi di spesa che arrivano all’approvazione dei funzionari vengono defalcati senza pietà e non c’è alternativa all’accettare il diktat che non sia quella di vedere ferme le pratiche e paralizzati i lavori, chissà fino a quando.
Va detto che spesso le stime, molto probabilmente ai tempi della filiera, erano state arrotondate per eccesso: più che per lucrare fondi pubblici da parte di tecnici “furbetti”, che peraltro sia pure in minoranza ci sono, la prassi era stata messa piuttosto in atto nello spirito di accumulare un “tesoretto” per fronteggiare eventuali imprevisti senza che i cittadini dovessero pagare di tasca propria.
Basta sentire gli ingegneri per conoscere tanti aneddoti sulle imprese che si trovano ad affrontare all’improvviso ogni di tipo di sorpresa, come la riparazione di muri portanti spuntati come funghi perché, inizialmente, non erano stati conteggiati nel computo metrico. Di qui l’utilizzo della “tara” per ovviare.
Ma con la mietitura ai conti messa in atto dall’Usra, questo non è più possibile e ora imprese e tecnici rumoreggiano. Anche perché, in circostanze simili, anzi di fronte a numeri più lievi, come nel post-terremoto dell’Emilia Romagna, si è proceduto con criteri differenti e meno stringenti.
In particolare, la valutazione è fissa e omnicomprensiva nella fase iniziale, dopodiché, alla riconsegna dei lavori, si svolgono gli adeguati controlli e l’importo iniziale può variare del 20% in più o in meno. Una duttilità che, invece, non si riscontra in questa seconda fase della ricostruzione aquilana.
Naturalmente, nella stragrande maggioranza dei casi, per non perdere comunque la commessa, le imprese accettano i tagli senza fiatare. E neppure denunciare in un atteggiamento tipico di chi ha timore di esporsi.
Ma o i tagli sono da considerare giusti, oppure, se la somma non è congrua, si mette a rischio la qualità della ricostruzione, alla luce del fatto che le imprese dovranno cercare di limitare le spese per risparmiare il più possibile nelle varie fasi del recupero. Tutto ciò all’insaputa dei condòmini.



