L’AQUILA – “La tempistica sarà rispettata, anche se il tempo ci sta penalizzando, giugno e luglio particolarmente piovosi, e le inevitabili nevicate invernali, l’aggregato che comprende palazzo Baroncelli sarà pronto nel luglio 2015. E per centrare questo obiettivo, si lavora anche di sabato”.
Gaetano Trotta, direttore tecnico di cantiere impegnato nel cantiere post-sisma di via Bominaco, all’Aquila, dà la sua parola.
Una parola che pesa perché quello del cantiere di via Bominaco, sull’aggregato che comprende palazzetto Baroncelli e altri due edifici storici di pregio, sarà uno dei luoghi del centro storico terremotato aquilano dove la vita si riaccenderà e riconquisterà dopo sei anni di esilio i suoi spazi di sempre.
Nei 3.500 metri quadri dell’aggregato, il cui recupero dopo gravi danni inferti dal terremoto costerà 6,7 milioni di euro, torneranno a vivere infatti una ventina di famiglie e riapriranno le saracinesche i locali dove prima del sisma c’erano un fotografo, un sarto, quattro studi professionali e una sala incisioni.
E a tutti i cittadini sarà restituita la fruizione estetica delle tre corti interne, ciascuna per palazzo, di epoche diverse, in particolare quella di palazzetto Baroncelli, composta da tre ali di porticato con archi in pietra bianca a tutto sesto e un pozzo in pietra.
A cui si aggiungono, negli altri due palazzi, un’antica cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, già recuperata, volte di fine ottocento decorate a tèmpera,e due ordini di arcate che si affacciano su una delle corti che sovrastano il porticato coperte da interventi successivi al terremoto del 1703, ora tornate alla luce.
“Siamo in fase di chiusura – conferma l’architetto del consorzio Luca Carosi – stiamo ultimando gli impianti e gli intonaci. Si è cercato anche di massimizzare il risparmio energetico, nei limiti del possibile trattandosi di edifici vincolati, attraverso la sostituzione o riparazione degli infissi, con vetrate termo acustiche e coibentazione dei tetti”.
In più, il massiccio intervento di messa in sicurezza sismica. Il centro storico dell’Aquila, non va dimenticato, sarà uno dei pochissimi in Europa che oltre all’antica bellezza potrà offrire grazie a simili interventi, imposti dal piano di ricostruzione, la garanzia di reggere ai terremoti.
“Il consolidamento sismico – conferma Carosi – è stato massiccio e organico, effettuato con spillature dei maschi murari, barre aramidiche, applicazione di reti in fibra di vetro e carbonio, in malte compatibili con le antiche strutture, iniezione per il miglioramento del comportamento statico delle muratore e cerchiature interne dei solai e delle volte”.
In questo modo, sottolinea Carosi, “in caso di un futuro terremoto di pari entità rispetto al quello del 6 aprile 2009, con questi interventi l’aggregato non avrà problemi di collassamento strutturale e non ci saranno crolli di nessun tipo. In pratica, la vita degli abitati non è a rischio. Al massimo, qualche crepa sulle pareti in muratura.
A lavorare con grande impegno, una trentina di operai tra aquilani, abruzzesi, da altre regioni e nazioni.
“A loro va un grande ringraziamento per la professionalità ed efficienza che hanno dimostrato. Come tutti i protagonisti della ricostruzione anche loro hanno avuto la possibilità di fare in questo cantiere esperienze formative importanti. E vorrei sottolineare anche una cosa: i controlli in cantiere sono stati frequenti, rigorosi e approfonditi. Polizia, Forestale, Finanza, Ispettorato del lavoro hanno verificato sempre e non hanno mai riscontrato alcuna irregolarità. Da noi vige il totale rispetto delle norme di sicurezza, non esiste lavoro nero e non ci sono infiltrazioni di ditte legate alla criminalità organizzata. Una garanzia anche per noi, perché la ricostruzione oltre che veloce e sicura, deve essere anche trasparente”, conclude Carosi. Filippo Tronca






