L’AQUILA – Il commissariamento deciso dalla Prefettura dell’Aquila nei confronti dell’azienda teramana Fracassa Rinaldo srl riguarda il solo cantiere della torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), una commessa pubblica da un milione di euro non ancora partita, per il resto l’impresa è gestita in regime normale dagli organismi di gestione.
A precisarlo è l’avvocato Fabio De Vito, che rappresenta gli interessi della società.
L’appalto per riportare i danni causati dal terremoto all’importante monumento simbolo del borgo alle pendici del Gran Sasso, conosciuto in tutto il mondo, è finito al centro dell’inchiesta della Procura della Repubblica dell’Aquila su presunte mazzette negli appalti per la ricostruzione di alcune chiese e monumenti nell’Aquilano e a Sulmona, oltre che del teatro comunale dell’Aquila.
A finire nei guai Giampietro Fracassa, figlio del titolare, direttore tecnico dell’azienda teramana, e nel caso specifico della commessa legata alla Torre Medicea, che subito dopo la misura giudiziaria, è stato sollevato dall’incarico dallo stesso Cda dell’impresa.
La decisione della Prefettura è di tutelare il bene pubblico attraverso un controllo diretto dei lavori di rifacimento, per questo si è proceduto a commissariare il cantiere e nominare nella veste di commissario il commercialista aquilano Paolo De Paoli.
Il provvedimento della Prefettura è stato adottato in seguito alla istanza dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), alla quale la Procura, trattandosi di una vicenda giudiziaria riguardante ipotesi di reato di corruzione in appalti pubblici, ha inviato gli atti.
L’azienda teramana, che vanta un’esperienza decennale rigorosa e mai sfiorata da ombre, mantiene dunque la propria autonomia in tutto il resto dell’attività d’impresa.
L’inchiesta le cui indagini sono state condotte dai carabinieri, ha portato ad arresti ed iscrizioni sul registro degli indagati imprenditori, professionisti e funzionari del Mibact Abruzzo, ente che ha gestito gli appalti.
Gare e appalti gestiti dal Mibact Abruzzo sui quali i pm hanno chiuso le indagini: nell’avviso di conclusione delle indagini inviato nelle scorse settimane dalla Procura, a molti indagati sono state contestate altre accuse riferite ad altri appalti, sempre gestiti dalla sezione abruzzese del Ministero dei Beni culturali, fatti emersi dopo le puntuali indagini fatte dai carabinieri sulla voluminosa documentazione sequestrata quando è scattata l’inchiesta.



