L’AQUILA – “Il governo non ha inserito nel decreto al vaglio del Consiglio dei ministri i fondi per la ricostruzione dell’Aquila”
Lo ha dichiarato il sindaco, Massimo Cialente, ai cronisti nel corso di una conferenza stampa.
L’unica speranza a questo punto è l’inserimento dei fondi nella legge di conversione dell’ultimo decreto Monti. Ma Cialente non è affatto ottimista: “C’è un unico colpo da sparare, ma ho pochissime speranze”.
“Se continua così – ha detto il primo cittadino – sono pronto a sciogliere il Consiglio comunale. Questa città rischia di morire”.
La parola L’Aquila non figurava tra gli argomenti dell’ordine del giorno di Palazzo Chigi, ma la speranza era che venisse inserita sotto la voce “varie ed eventuali”. Così, però, non è stato.
Il sindaco stesso aveva ricevuto rassicurazioni qualche giorno fa da Roma: gli 80-85 milioni di euro che sono la rata per Cassa depositi e prestiti per accendere un mutuo da 1,4 miliardi per la ricostruzione dell’Aquila e del cratere, potevano essere stanziati seguendo le due strade.
“DIECI GIORNI PER IL FUTURO DELL’AQUILA, OPPURE NOSTRA CITTA’ SARA’ MORTA”
“Salvo ultimi ripensamenti, nel decreto di oggi L’Aquila non è presente. In una decina di giorni devono trovare i soldi, se non li trovano vuol dire che la città è stata abbandonata – ha affermato Cialente – se non arrivassero i soldi, sarebbe una sentenza di morte della città”.
“Bisognerà prendere una decisione di responsabilità, penso che parleremo con la maggioranza in Giunta dello scioglimento del Consiglio”, ha minacciato.
Prosegue così la mobilitazione del sindaco dopo che la scorsa settimana per accendere i riflettori sulla necessità di finanziamenti ha spedito la sua fascia tricolore alla portineria del Quirinale e fatto rimuovere il tricolore in tutti gli uffici pubblici, ricevendo di conseguenza un decreto del prefetto del capoluogo abruzzese, Francesco Alecci, che gli intima di cessare la protesta pena la possibile sospensione e infine la rimozione dall’incarico.
Evidenziando la scarsità di risorse attualmente disponibili, il primo cittadino ha spiegato che “con 300 milioni si ricostruisce in 25 anni, credo che a quel punto non sarà più il caso di avere gli enti locali”.
“PER EMILIA ROMAGNA 10 MILIARDI, L’AQUILA NE VALE ALMENO 30. ERRANI PRESIDENTE VERO”
“Ieri Vasco Errani – ha quindi detto il sindaco – un vero presidente di regione, ha convocato una conferenza stampa con tutta la Giunta regionale nella quale ha evidenziato che l’Emilia Romagna ha a disposizione 10 miliardi, ricostruiranno tutto. In proporzione, L’Aquila avrebbe dovuto avere almeno 30 miliardi. Noi non ci siamo”.
“Non ci siamo perché contiamo poco – ha commentato – l’Abruzzo conta poco, non c’è stato un Consiglio regionale per la legge. Diamo questi ultimi dieci giorni di tempo per coprire l’emendamento, se non verrà coperto penso che tutti gli aquilani dovranno tirare le somme, anche se non vedo il clima di qualche decennio fa, quando gli aquilani, forse anche sbagliando, avevano voglia di combattere”.
Sempre sulla Regione, dopo aver minacciato lo scioglimento del Consiglio comunale, Cialente ha detto che “stessa cosa dovrebbe fare il presidente della Regione, ma a lui, come a Ricciuti e a De Matteis dell’Aquila non frega nulla”, in riferimento alla polemica conferenza stampa di ieri del vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, e del consigliere regionale del Popolo della libertà Luca Ricciuti.”
“SOLDI NON CI SONO, ADESSO E’ COLPA DELL’IMU”
“Colpa dell’Imu? Sì”, ha polemizzato il primo cittadino per il mancato inserimento del miliardo per la ricostruzione dell’Aquila all’interno del decreto emergenze approvato oggi dal governo, sottolineando il fatto che sia stato causato dalla necessità di congelare la tassa sulla casa.
“Appena un mese fa, Antonio Catricalà (sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Monti, oggi vice ministro dello Sviluppo economico, ndr), che era in contatto diretto con Giorgio Napolitano, aveva trovato il famoso miliardo di euro. Oggi non si trovano 85 milioni. Perché? Perché c’è questa vicenda dell’Imu, che credo, ma è una mia considerazione politica, non è neanche corretta”.
Secondo Cialente, infatti, “è giusto non farla pagare a chi non ha una casa e ha un reddito basso, ma chi può permetterselo deve pagarla. Se fossi io il presidente del Consiglio – ha spiegato – non farei pagare l’Imu sulle case italiane che sappiamo essere costruite male. Investirei quei soldi, lasciando l’Imu, in una grande operazione di manutenzione straordinaria, invece così si dà l’illusione alle persone che vivono in zone sismiche, dove le scosse purtroppo sono attese, di non pagare o pagare una tassa su una casa che probabilmente gli crollerà addosso e che sarà la loro tomba”. “Questo è un Paese ormai allo sbando su tutti i punti”, ha concluso sconsolato.
“REGIONE ABRUZZO ASSENTE, LI’ C’E’ GENTE INCAPACE”
“La Regione Abruzzo, i consiglieri regionali, la Giunta non sono capaci di tirare fuori un ragno dal buco”. Così Cialente ha stroncato l’operato dell’intero Consiglio regionale, quindi anche dei consiglieri del suo schieramento, il Partito democratico.
Il sindaco dell’Aquila si riferiva in particolare alla legge regionale sull’urbanistica, sulla quale ieri è stato bacchettato dal presidente della II commissione, il consigliere Ricciuti.
“Da 6 mesi aspettiamo gli emendamenti dal Comune alla legge, è probabile che dovremo intervenire noi”, aveva sbottato quest’ultimo.
“Per emendare qualcosa bisogna avere il testo – ha replicato Cialente – Sfido entro oggi, visto che a noi non è stato inviato, di farci vedere qual è la legge per L’Aquila che è stata presentata. La verità è che noi non sappiamo a che titolo Ricciuti possa fare il presidente della Seconda commissione”
“DE MATTEIS ORMAI E’ UN POLITICO DI SERIE C”
“Se dovessi misurare la mia vita guardando a De Matteis come rivale, penso che avrei un problema. Penso di stare meritatamente su una serie superiore, De Matteis non è più un mio rivale, ormai è in serie C”, la stroncatura sul vice presidente del Consiglio regionale e consigliere comunale Giorgio De Matteis, leader dell’opposizione che ha sconfitto nel ballottaggio delle elezioni amministrative nel maggio 2012.
Ieri De Matteis aveva riappeso una bandiera tricolore all’ingresso dell’attuale sede del Municipio a Villa Gioia andando contro la protesta di Cialente che ha fatto rimuovere tutte le bandiere dagli uffici pubblici per protestare contro la carenza di fondi per la ricostruzione.
“Il suo gesto di ieri è stato infantile, il Consiglio comunale aveva deciso di non rimettere le bandiere – ha sottolineato Cialente – Sia lui che altre persone, in un momento in cui c’è una battaglia decisiva per la sopravvivenza della città, non fanno parte della battaglia, anzi sono una zavorra, direi quasi dei traditori se abbiamo una visione di una città sotto assedio”.
Cialente ha poi ricordato che “nel 1968 su tutti i muri della Sorbona c’era una scritta che ha segnato la nostra coscienza: quando il dito indica la luna, l’idiota guarda il dito. In questa vicenda, chi guarda il dito e non la luna è un idiota”.



