L’AQUILA – I soldi per la ricostruzione privata sono agli sgoccioli: per le pratiche già approvate serve oltre un miliardo di euro, ma sono disponibili solo 400 milioni.
È questo il dato che emerge dai conti della struttura commissariale, che conferma quanto anticipato da AbruzzoWeb durante le fasi preparatorie del maxi-emendamento sul terremoto approvato dalla Camera dei deputati all’interno del decreto “Crescita”.
Solo ad aprile, nel corso di una riunione con i sindaci a Rocca di Mezzo (L’Aquila), il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca, “inviato speciale” del governo per la ricostruzione, aveva affermato che “i soldi in cassa basteranno per i prossimi tre anni, poi bisognerà trovarne altri”, tanto che, nella prima stesura del provvedimento licenziato a Montecitorio l’altro ieri, era prevista un accise sulla benzina fino al 2027, tassa poi scomparsa.
Oggi, invece, la realtà è molto più cruda: sullo “score” del sito del commissario per la ricostruzione, dei 2 miliardi messi a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti ne rimangono disponibili poco meno di 398 milioni.
Nei giorni scorsi, nell’ambito del rilevamento dell’attività svolta da Cineas-Reluis-Fintecna che si occupano dell’approvazione delle pratiche, è venuto fuori un quadro allarmante, dal punto di vista economico: se venissero rilasciati da subito tutti i contributi dei progetti che hanno finito il percorso alla filiera il banco salterebbe.
Senza contare, poi, le pratiche dei Comuni che le approvano “in casa” e quelle giacenti che non rientrano nella lista delle priorità stilata dalla “triplice” tecnica d’intesa con gli uffici del commissario.
Un vero disastro, a cui bisogna porre rimedio al più presto. Sarebbe paradossale, infatti, se dopo tre anni di polemiche, rinvii, incomprensioni e aggiustamenti che hanno di fatto frenato la macchina, ora che molti cantieri di case “E” potrebbero finalmente cominciare ad aprirsi dovesse arrivare un nuovo inaspettato stop.
Probabilmente a Roma questa situazione non sarà sfuggita, o comunque diventerà chiarissima quando entreranno in possesso del report che il commissario, Gianni Chiodi, e il direttore dell’Ufficio coordinamento ricostruzione, Gaetano Fontana, entrambi dimissionari, stanno predisponendo per agevolare il passaggio dalla stagione emergenziale a quella della gestione ordinaria.
Un avvicendamento che, quanto a modalità e responsabilità, è ancora avvolto nel mistero e che richiederà un’ulteriore ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri: l’ultima della storia del terremoto dell’Aquila e del “cratere”.
Forse sarà quello il provvedimento che sanerà il “buco”, ma oltre non si può andare: le concessioni che prima si potevano avere in un paio di settimane con le Opcm da oggi passeranno per le lungaggini che richiedono le leggi o i decreti ministeriali.
Sempre ammesso che la spending review, la crisi generale e la scadenza della legislatura tra pochi mesi lasceranno spazio ai problemi dei terremotati, ormai diventati nell’immaginario collettivo nazionale, salvo rarissime eccezioni, una fastidiosa zavorra. Giorgio Alessandri



