L’AQUILA – “Nessuno scontro a distanza con il direttore dell’Ufficio speciale per la ricostruzione, Paolo Aielli, ho voluto solo rimarcare che ognuno ha le sue competenze, d’altra parte saremmo dei folli se ci mettessimo a litigare sui consulenti perdendo di vista l’obiettivo principale, che è la rinascita dell’Aquila”.
Precisa le dichiarazioni rilasciate ieri ad AbruzzoWeb l’assessore comunale alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila Pietro Di Stefano sulla vicenda del “bando della discordia” per la nomina dei 23 esperti che affiancheranno Aielli e sulle relative nomine già effettuate di sette coordinatori da 72 mila euro l’anno.
“Quello che posso affermare senza dubbio è che le 50 persone che sono state assegnate all’Ufficio speciale (25 a tempo indeterminato con il ‘concorsone’ e 25 per tre anni con il ‘concorsino’, ndr) sono insufficienti per gestire la mole di lavoro che ci è stata scaricata addosso”, sottolinea Di Stefano.
“L’ho detto da subito, anche al ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, che il dimensionamento degli organici previsto nella legge che porta il suo nome era sottostimato – aggiunge – non si può fare tutto quello che ci si chiede senza personale”.
“Basta pensare alla vicenda degli edifici non adibiti ad abitazione principale e con unico proprietario nel centro storico della città – spiega l’assessore – La legge Barca stabilisce che i lavori debbano essere obbligatoriamente delegati al Comune, che deve curare progettazione, appalto, affidamento e direzione dei lavori: si parla di decine di situazioni e in molti casi, considerati i costi, ci vorranno bandi di gara europei, chi li fa?”.
“Senza contare – prosegue – che ci siamo accollati tutte le pratiche non lavorate dalla filiera Fintecna-Cineas-Reluis, migliaia di progetti da visionare e mandare a contributo, se non vogliamo incorrere in una vagonata di contenziosi”.
“È dal primo giorno che mi sgolo per segnalare questa situazione – afferma ancora Di Stefano – durante l’emergenza tutto il territorio del ‘cratere’ faceva affidamento sul doppio dei dipendenti, cui vanno aggiunti i tecnici della filiera, con la fine dei contratti dei precari ci siamo ritrovati con poche risorse e tantissimi nuovi problemi”.
“Abbiamo provato a sveltire la ricostruzione attraverso la scheda parametrica e il protocollo sui pagamenti con gli istituti di credito – conclude – adesso anche altri devono seguire le nostre buone pratiche di sburocratizzazione e accelerare le procedure, altrimenti non ne usciamo più”. Pierluigi Biondi



