L’AQUILA – L’AQUILA – “Il futuro dell’Aquila dipende da quello del paese”.
Lo ha affermato Piercamillo Davigo, il magistrato membro nei primi anni 90 del pool Mani Pulite, che questo pomeriggio ha partecipato a un convegno nazionale sul tema “L’Aquila ha un grande passato! Avrà un futuro?”.
L’incontro è stato promosso dalla “Fondazione Giuliana Tamburro onlus” che agisce sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica.
Proprio interrogato su quale sarà il futuro della città colpita dal devastante terremoto di due anni fa, il consigliere della Corte di Cassazione ha detto: “purtroppo non sono un profeta. È comunque difficile immaginarsi un futuro diverso se a livello nazionale la situazione non prende una piega migliore”.
Sul processo breve, Davigo ha espresso la sua preoccupazione per “le inevitabili conseguenze della riforma” sui processi per i crolli.
Il convegno, patrocinato della presidenza della Camera dei Deputati, dell’Ordine degli avvocati dell’Aquila e della Fondazione Carispaq, si è aperto con il saluto commosso della madre della giovane Giuliana, a cui è dedicata la Fondazione organizzatrice dell’incontro, morta sotto le macerie del terremoto insieme al suo bambino di 9 anni.
Tra i relatori, anche Fabio Redi, professore di Archeologia cristiana e medioevale presso l’Università dell’Aquila, che ha illustrato un’indagine riguardante gli edifici storici della città durata un decennio che “al momento – ha commentato – non è interessata a nessuno”.
Polemicamente il docente ha aggunto: “L’Università dell’Aquila è sistematicamente tenuta fuori da qualsiasi intervento”.
Sull’importanza delle strutture di formazione nel processo di ricostruzione della città ha incentrato il suo intervento anche il preside di Ingeneria, Pierugo Foscolo.
“In casi analoghi a quello dell’Aquila – ha detto – si è assistito alla creazione o al potenziamento delle strutture di alta formazione, come le Università”.
Durante l’incontro si è parlato anche del ruolo che l’informazione ha avuto nel terremoto aquilano.
“Gli italiani – ha spiegato il giornalista Giuseppe Caporale – sono convinti che L’Aquila è ricostruita. Questa sarà ricordata come la più grande truffa mediatica di sempre”.
Gli interventi sono stati compagnati da letture tratte dalla Cronica di Buccio di Ranallo, cronaca aquilana del Duecento, a cura di Barbara Chiarilli e canti dal repertorio dialettale abruzzese a cura della Corale Fonte Vetica di Castel del Monte. (e.m.)



