L’AQUILA – All’attacco senza precedenti lanciato dall’Api, che è costato il ritiro delle deleghe all’assessore Roberto Riga, risponde il vice presidente di Cineas, Marco Cincotti, il Consorzio universitario specializzato nello studio e nella formazione avanzata sulle tematiche legate alla gestione del rischio.
Cincotti senza giri di parole spiega: “Cineas e Reluis operano all’Aquila sulla scorta di un’Ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri, la 3803, non siamo venuti qui per mettere i bastoni tra le ruote a nessuno. Ma per la prima volta la presidenza del Consiglio ha fissato una serie di controlli e studi propedeutici alla concessione dei contributi.Reluis e Cineas sono stati nominati in quanto consorzi universitari senza fini di lucro. Occorre essere ricorso alla presidenza consiglio per abrogare ordinanza”.
Sui rilievi e le osservazioni ‘pretestuose’ che bloccherebbero l’attività di ricostruzione, Cincotti è stato categorico: “Sono pretestuose, le accuse che ho letto. Non è vero che blocchiamo i progetti. E’ nostro desiderio che questi vadano a buon fine, anche perchè siamo pagati progetto per progetto, fatturiamo solo quando si chiude pratica. E’ Nostro interesse è lavorare bene come con le 12mila pratiche per le B e le C”.
Un’altra delle contestazioni sollevate dai consiglieri di Alleanza per l’Italia è l’anonimato delle pratiche con cui vengono segnalate irregolarità e difformità: “Inizialmente e nel periodo dell’emergenza, gestito con la Protezione civile, per i periti si è scelto appositamente l’anonmiato per evitare il contatto tra professionisti e periti, per non far venire meno la terzietà di Cineas e Reluis. Addirittura, per garantire questo principio, la Protezione civile volle professionisti da fuori Abruzzo. Ma l’anonimato non esiste per il Comune dell’Aquilache sa benissimo chi è il professionista che mette in piedi la documentazione: c’è la tracciabilità pratica per pratica. E forniremo i numeri dopo che c’è stata la richiesta anche del capo della Stm, Gaetano Fontana”.
I controlli, insomma, sono svolti per evitare che i furbetti, come nel caso terremoto irpino, attingano a contributi maggiorati rispetto a quelli a cui si ha diritto, ma anche per valutare i costi della ricostruzione: “Quando il riferimento è diventato prezziario noi l’abbiamo esaminato: io stesso ho fatto la richiesta di modifica per quello che riguarda le fibre di carbonio. Erano quotate 1350 euro a metro quadrato quando il oro valore effettivo è 300-350 euro a metro quadro. Se non ci fosse questo controllo non servirebbero 15 miliardi di euro per ricostruire, ma almeno il doppio”.
Il vice presidente Cineas, inoltre, spiega il ritardo rispetto a Fintecna nell’espletamento delle istruttorie: “C’è stato enorme ritardo nell’ interpretazione e nelle individuazione delle nuove direttive fornite dal commissario e le sue strrutture. A un certo punto è stato tutto modificato: pensiamo il parametro della convenienza della ricostruzione rispetto alla demolizione. Tutti questi parametri sono stati modificati ultimamente”
“Sulla scadenza fissata nel 30 giugno credo sia impossibile che tutti presentino i progetti, ma non spetta a me dire se serva o meno una proroga dei termini, anche se in passato ce ne sono già state. L’ impossibilità di avere parametri sicuri per mandare avanti le pratiche si ripercuote sui professionisti, che a seguito delle nuove direttive sono costretti a ripresentare la documentazione o a formulare nuove progettazioni per l’applicazione delle regole”.
Cincotti si lascia scappare una considerazione finale: “Credo che il problema sia più politico che altro. Le frizioni che ci sono state tra Comune e strutture commissariali hanno complicato tutto, e comunque mi sembra che ora tutto si ripercuota su Cialente, con il quale ho un buon rapporto e sento spessissimo. Bisognerebbe pensare di più a lavorare, e aprire i cantieri lì dove è possibile”.



