L’AQUILA – Non solo il ‘gruppo di lavoro’ per la ricostruzione, ma anche due commissioni parlamentari del Senato, Lavori pubblici e Ambiente, ascolteranno domani il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, nell’ambito dell’esame congiunto della legge di conversione del decreto sulle emergenze ambientali.

Un testo normativo nel quale, con un difficile escamotage, potrebbero trovare posto nuovi fondi per la ricostruzione post-terremoto, in particolare, come ribadisce il primo cittadino, “il miliardo di euro supplementare”, anche se la richiesta è salita a 1,4 miliardi comprendendo anche le esigenze del resto del ‘cratere’.

Cialente ha minacciato “la marcia su Roma” se il governo non dovesse inviare i fondi e si presenterà a palazzo Madama ancora con il decreto del prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, che incombe su di lui.

Decreto che gli intima di rimettere la fascia tricolore, consegnata alla portineria della presidenza della Repubblica, e di issare di nuovo le bandiere tricolori nelle sedi degli uffici pubblici, fatte rimuovere: entrambi i gesti compiuti per protestare contro i ‘rubinetti secchi’ della ricostruzione, che hanno paralizzato quasi 3 mila pratiche.

Sempre domani il sindaco dovrebbe partecipare alla riunione del tavolo interministeriale guidato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, l’abruzzese Giovanni Legnini, chiamato a occuparsi delle modalità di inserimento del miliardo.

“Non faccio un passo indietro sulla protesta, siamo pronti alla mobilitazione con la marcia della città sui luoghi del potere romano”, afferma Cialente.

“Non hanno parlato di spese – spiega il sindaco – quindi non possiamo fare un processo alle intenzioni. Attendiamo. Comunque la situazione è seria, i soldi non ci sono e i lavori sono fermi”.