L’AQUILA – “Non torno indietro perché su di me pende un decreto del prefetto dell’Aquila. Quando lo Stato avrà onorato la città dell’Aquila, smetterò con la protesta”.
Così Massimo Cialente, appena arrivato all’Aquila dopo gli incontri con il governo, ha risposto alla richiesta di Roma di recedere dalla protesta della riconsegna della fascia e della rimozione delle bandiere che gli sono costate il decreto del prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, che gli ha intimato di tornare indietro pena il sollevamento dalla carica.
“La locomotiva della ricostruzione è partita, ora abbiamo bisogno di carbone” ha spiegato ai giornalisti prima di entrare in Consiglio comunale riferendosi ai fondi che devono arrivare da Roma, sui quali “oggi a Roma ho ricevuto le solite promesse”.
Cialente ha spiegato che i rappresentanti del governo hanno assicurato che i 250 milioni della delibera Cipe del dicembre scorso arriveranno la settimana prossima, del miliardo aggiuntivo da inserire in una norma si parlerà in un tavolo nei prossimi giorni, mentre dovrebbero arrivare anche i 500 milioni di euro promessi da mesi dall’ex ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, inviato del premier per la gestione della ricostruzione.
Prima di entrare in Consiglio Cialente ha bacchettato la classe dirigente aquilana “dove sono i costruttori che mi vengono a chiedere i soldi”, e l’ex commissario per la ricostruzione, il presidente della Regione, Gianni Chiodi: “Ha rimandato indietro 500 milioni, noi ne chiediamo un miliardo e mezzo, forse portava sfortuna?”.
Intanto c’è stato un clima di tensione in Consiglio comunale con Cialente attaccato dalle opposizioni che hanno esibito sui loro banchi la bandiera tricolore smontata dalla sede comunale di Villa Gioia, attuale sede municipale.
L’INTERVENTO DI CIALENTE IN CONSIGLIO COMUNALE
“Il governo è arrabbiato con me, mi ha chiesto di avere fiducia. Ho risposto che voglio crederci anche questa volta ma ritengo che dobbiamo vedere cosa succede in una settimana”.
“Purtroppo, finora, è capitato più volte che le promesse dei politici hanno cozzato con quelle dei vertici perché L’Aquila, evidentemente, ha dato fastidio. Vediamo ora cosa succede. Sono convinto, però, che se non partiamo con i cantieri entro giugno, allora la situazione si farà ancora più drammatica”.
“Il vice ministro Bubbico mi ha detto, inoltre, che inserirà L’Aquila nella discussione di un decreto sulle emergenze ambientali e altre misure urgenti, il cui percorso inizierà la settimana prossima in Senato”.
“Mi rendo conto di aver fatto un’altra forzatura, con la protesta delle bandiere e restituendo la fascia tricolore, tuttavia, se ci riflettete, per voler ottenere qualcosa, ogni volta siamo stati costretti a forzature. Il blocco dell’autostrada, le carriole; persino le botte a Roma. Eppure ci siamo fidati sempre e io oggi, mi aspettavo delle scuse dal Governo per la reprimenda del Prefetto. Le scuse non sono arrivate. Anzi sono stato pregato di rimettere le bandiere. Aspetto che mi sospendano. Io non torno sui miei passi”.
“Riflettendo sul mio gesto di protesta, condiviso con la Giunta comunale mi sono chiesto: dove sono i pezzi importanti della classe dirigente aquilana? Mi sono chiesto: dove sono i costruttori che vengono da me a dire che non ne possono più, che non partono i cantieri? Dove sono la Camera di commercio, i sindacati regionali o la Confcommercio che attacca sempre? È arrivato il momento di farsi sentire tutti insieme”.
“Dal prefetto mi sarei aspettato un sostegno più che una reprimenda o la preoccupazione per il turbamento di ragazzi che non vedono più il tricolore a scuola. Piuttosto, il signor prefetto che conosce il territorio, dovrebbe sapere che i ragazzi sono turbati perché vivono nelle case mal fatte di Berlusconi, perché frequentano scuole di latta, perché hanno i genitori disoccupati, spesso entrambi”.
“Il Comune dell’Aquila si sta facendo carico di tutta questa disperazione, non ultimo pagando i buoni pasto alle famiglie che non possono permettersi, altrimenti, neanche di mandare i figli alla materna”.
Il governo ha assicurato al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, attenzioni e invio di fondi per avviare a regime il processo di ricostruzione e ha invitato il primo cittadino a riprendere la fascia tricolore e a ripristinare le bandiere nelle sedi comunali, e quindi a porre fine alla clamorosa protesta iniziata lunedì per la quale il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, ha emesso un decreto intimando al sindaco il ritorno alla normalità pena la rimozione dall’incarico.
Il sindaco si è presa una pausa di riflessione.
È quanto emerso da fonti comunali sull’incontro avuto dal primo cittadino aquilano con alcuni componenti del governo tra cui i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini e Filippo Patroni Griffi.
Poi il sindaco ha avuto un colloquio con il vice ministro all’Interno Filippo Bubbico, ufficialmente per la questione delle macerie, uno dei problemi irrisolti che blocca la ricostruzione.
Sicuramente, secondo quanto si apprende, nel colloquio sarà affrontato anche il discorso del pericolo di rimozione dall’incarico di Cialente, un input che secondo il primo cittadino arriva “dall’alto”.
“SU PROTESTA DECIDEREMO CON CONSIGLIO”
“Mi hanno fatto alcune promesse e le solite rassicurazioni. Riferirò in Consiglio comunale e poi vedremo come si determinerà”.
Non ha ancora sciolto il nodo se fermare la clamorosa protesta della riconsegna della fascia tricolore e dalla rimozione delle bandiere dalle sedi comunali il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che dopo l’incontro con alcuni rappresentanti del governo a Roma, sta tornando all’Aquila per partecipare alla seduta del Consiglio comunale straordinario sulla ricostruzione.
“Sto aspettando ancora altre risposte dal governo e poi vedremo”, ha chiarito ancora il sindaco che è tentato dall’andare avanti nella clamorosa protesta che segnerebbe uno strappo insanabile.
A riprova dei suoi dubbi, Cialente fornisce dei dati: “il 14 aprile scorso le pratiche di ricostruzione pronte erano 1.914, ora sono circa 2.700, da 621 milioni ora ne sono necessari 700. All’Aquila ne arriveranno 600, quindi non si copre tutto il fabbisogno”.
L’ANNUNCIO IN MATTINATA: ”FATTI CERTI O MI DIMETTO IO”
“Qualora non mi verranno date risposte certe, potrei dimettermi io stesso, oggi pomeriggio e sciogliere il Consiglio comunale, facendo felici il governo e il vice ministro Bubbico che sicuramente hanno ispirato l’ultimatum, da me respinto, del prefetto”.
Lo afferma il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, poco prima dell’incontro a Roma alcuni rappresentanti del governo nazionale tra cui i sottosegretari alla presidenza del Consiglio dei ministri Filippo Patroni Griffi e Giovanni Legnini e il vice ministro agli Interni Filippo Bubbico.
“Nell’incontro di oggi con il governo – aggiunge – molto probabilmente mi rimuoveranno dall’incarico. In base a quanto accadrà decideremo manifestazioni anche dure e clamorose sia all’Aquila sia a Roma”.
Stamani il sindaco riceverà informazioni operative dopo che ieri il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, ha notificato al primo cittadino un decreto con il quale impone il ripristino della fascia tricolore, riconsegnata alla portineria del Quirinale lunedì scorso, e delle bandiere nelle sedi comunali, due azioni adottate in segno di protesta per denunciare il mancato invio di fondi da parte del governo nazionale.
‘Se non ci dovessero essere risposte da Roma – aggiunge – il Consiglio comunale di oggi pomeriggio si potrebbe sciogliere. A quel punto, venisse il prefetto a guidare la città”.
“A recedere dalla protesta non ci penso neppure quindi non rimetterò la fascia e non ripristinerò le bandiere nelle sedi comunali – ha tuonato ancora Cialente – dalle risposte del governo capiremo se scendere in campo estendendo la protesta anche ai cittadini oppure se il clima tornerà sereno dietro rassicurazioni del governo nazionale”.
CHIODI: “DA SINDACO INCAPACITÀ, MA NON VA LASCIATO SOLO”
“Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, in tutto questo tempo ha solo cavalcato una forma di protesta che si è rivelata sterile e dannosa abbandonandosi ad assurde reazioni e a dietrologie incomprensibili. Ammetta il primo cittadino che questo suo atteggiamento non è riuscito a produrre nessun risultato utile. Oggi cerca di attirare l’attenzione su problemi che non è stato in grado di gestire direttamente dimostrando inefficienza operativa e incapacità gestionale”.
Lo ha detto il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, in riferimento alla questione della ricostruzione post terremoto.
“Per questo ho sostenuto – ha proseguito Chiodi – che Cialente non deve essere lasciato solo ma va affiancato e supportato. Fornire esempi di protesta ben oltre i normali limiti della decenza e della legittimità non aiuta né L’Aquila né, tantomeno, l’Abruzzo. L’Aquila non può permettersi ancora di restare nel blocco della ricostruzione per cui chiedo unità e compattezza sul fronte istituzionale. Del resto, terminata la fase commissariale, il 31 agosto 2012, tutte le attività legate alla ricostruzione hanno subito un brusco stop. Inoltre, siamo entrati in un periodo di stasi con la mancata previsione di nuove risorse da parte del governo Monti. Le uniche risorse a tutt’oggi messe a disposizione per la ricostruzione dell’Aquila sono quelle stanziate sotto il governo Berlusconi con il decreto Abruzzo: circa 10,5 miliardi di euro. Siamo in attesa di capire oggi cosa vorrà fare il nuovo governo nazionale per la nostra regione e per risollevare le sorti del territorio dell’Aquila”.
“Oggi bisogna subito trasferire in termini di cassa tutte le risorse stanziate da Berlusconi e dal suo governo e prevedere, con un nuovo provvedimento, uno stanziamento certo per i prossimi anni che assicuri un flusso cospicuo di risorse per la ricostruzione. Pertanto – ha concluso il presidente – è necessario che arrivino subito i primi 800 milioni e poi il restante miliardo dello stanziamento di Berlusconi e venga previsto uno stanziamento almeno pari a quello della legge 77 del 2009 (decreto Abruzzo) che attivi trasferimenti di risorse almeno pari a un miliardo l’anno”.
ANCE: “BENE PROTESTA, MA SI PERCORRANO VIE ISTITUZIONALI”
L’AQUILA – “Massima solidarietà al sindaco Massimo Cialente sui contenuti della sua battaglia, crediamo però che si debba percorrere con convinzione la strada istituzionale prima di qualunque altra”.
È quanto dichiara il presidente dell’associazione costruttori (Ance) dell’Aquila, Gianni Frattale, sulla protesta del primo cittadino del capoluogo.
“È sperimentato ormai – continua Frattale – che le forme eclatanti di protesta raggiungono obiettivi minimi e temporanei e quasi sempre al ribasso, di cui non possiamo più accontentarci. Le rassicurazioni, per ora teoriche, che giungono al sindaco da telefonate romane, non devono far abbassare la guardia, come accaduto finora, per ritrovarci di nuovo fra qualche mese alle prese con gli stessi problemi. I finanziamenti devono essere messi nero su bianco, e resi fruibili e in cassa per tempi programmati fin da oggi. Questo è il vero obiettivo da centrare. Le imprese sono stanche di lavorare per sei mesi l’anno obbligando i propri dipendenti alla cassa integrazione o al licenziamento”.
Frattale continua con una proposta. “La fase del governo delle larghe intese suggerisce oggi di abbassare i toni e cambiare strategia: il sindaco dovrebbe a nostro avviso chiamare tutti i parlamentari eletti in Abruzzo di ogni parte politica, il sottosegretario Legnini, i ministri Quagliariello e Lupi, che pure con l’Abruzzo ha confidenza, e lo stesso Barca, che si è defilato con troppa fretta dopo averci messo in questa impasse, ben sapendo che le risorse da lui liberate e annunciate con trionfalismo avrebbero avuto un iter non compatibile con l’avvio dei cantieri in primavera e che comunque poco avrebbero risolto senza una nuova individuazione di fondi”.
“Si trovi – prosegue Frattale – insieme ai sindaci del cratere, alle categorie e ai sindacati, la via per finanziare la ricostruzione senza più scuse. Neppure la crisi può essere un motivo valido per negaci questo diritto. Non siamo ad Haiti. Un Paese dell’occidente democratico non cincischia sulle catastrofi”.
“Si prendano in tale sede impegni precisi e trasversali, visto che solo tre mesi fa nessuno dei candidati alle elezioni ha fatto mancare la ricostruzione nel proprio programma elettorale. Il sindaco deve avere l’abilità istituzionale e politica di mettere tutti davanti a questo dovere, invitando anche il presidente del Consiglio, Enrico Letta. Ci dimostrino i big della politica che ‘L’Aquila questione nazionale’ non è solo un trito slogan buono per trarsi d’impaccio nelle occasioni pubbliche locali, da quattro anni a questa parte”.
“Infine si cominci da casa nostra a far funzionare il meccanismo della ricostruzione affrontando le emergenze più volte segnalate dei ritardi nei pagamenti, delle pratiche accumulate, delle macerie ancora da rimuovere nei cantieri, del funzionamento degli Uffici Speciali che a primavera inoltrata non sono ancora pienamente operativi, della trasparenza dei dati sulla ricostruzione e tutto quello che ostacola quotidianamente l’avvio dei lavori”.
“Le proteste simboliche possono attirare l’attenzione per il tempo di un servizio al tg del giorno e valgono giusto il contentino di una manciata di milioni per placare le crisi di nervi. Ma col dramma sociale ed economico in atto nel cratere sono le soluzioni definitive che dobbiamo ottenere”.
RIFONDAZIONE: “BASTA VIAGGI DELLA SPERANZA, ORA CERTEZZE”
“In relazione alle rassicurazioni avute dal sindaco Cialente in seguito all’incontro con i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Legnini e Patroni Griffi e all’impegno preso del governo di stanziare per l’anno 2013 non ancora definite risorse da impiegare nella ricostruzione della città dell’Aquila, il partito della Rifondazione comunista dell’Aquila ritiene del tutto insufficiente la presunta disponibilità dimostrata, solo oggi, e con fondi non rispondenti alle necessità previste dal cronoprogramma”.
Lo affermano il segretario comunale del partito, Goffredo Juchich, il capogruppo al Comune dell’Aquila, Enrico Perilli, e l’assessore Fabio Pelini.
“Ribadiamo con forza che la città si ricostruisce con l’impegno per fare arrivare nel capoluogo risorse importanti e in maniera continuativa; almeno un miliardo l’anno e con la certezza normativa di averlo fino a ricostruzione ultimata. Basta viaggi semestrali della speranza con il cappello in mano ad elemosinare diritti”.
“Lo stesso prefetto Aleacci, nell’esercizio delle sue funzioni di rappresentante dello Stato, riconosca legittima la protesta di una popolazione presa in giro da oltre quattro anni in cui, da Bertolaso a Barca, si sono viste tante parole, molte promesse ma poche risorse economiche concrete. L’Aquila diventi nei fatti una grande questione nazionale con investimenti sicuri, regolari e cospicui. Si rifinanzi la cassa depositi e prestiti che ha rappresentato l’unico momento in cui le cose hanno funzionato in questo territorio”.
“Infine ci domandiamo a cosa è servito istituire gli uffici speciali alla ricostruzione, se questa non trova nemmeno le poche risorse in finanziaria per essere avviata. Così, senza cantieri aperti e pratiche da sbrigare, stipendi e costi gestionali sono solo l’ennesimo e inutile spreco di denaro pubblico. Invitiamo pertanto tutta la città, sindaco in testa, a rimanere mobilitata finché dalle elemosine si passi alla certezza di avere le risorse economiche per ricostruire L’Aquila, le sue frazioni e i comuni del cratere”.






