L’AQUILA – “Erano giorni frenetici, i consiglieri comunali erano sfollati, eravamo con pochi assessori ed eravamo assolutamente oberati. L’assessore Riga mi disse che c’era bisogno che qualcuno affiancasse nell’opera di intervento sui nostri beni culturali, Luciano Marchetti, ex Commissario. Non avevamo nessuno in quelle ore, quindi Riga mi propose Tancredi”.
Così nell’ambito della sua indagine difensiva, lo scorso 22 settembre, l’avvocato Maurizio Dionisio, legale di fiducia dell’ex consigliere delegato ai puntellamenti Pierluigi Tancredi, arrestato ai domiciliari due volte in un anno e mezzo per presunte tangenti ed estorsione, ha “interrogato” il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente.
E come già fatto in passato, il primo cittadino ha rimpallato al suo ex vice, Roberto Riga, poi rimosso dopo essere stato indagato a piede libero nella prima inchiesta sulle opere provvisionali, “Do ut des” del gennaio 2014, l’impopolare decisione di nominare Tancredi, che mantenne l’incarico di delegato per sole 48 e poi si dimise, sull’onda della sollevazione popolare che aveva visto anche un bombardamento di sms contro Cialente per convincerlo a fare marcia indietro.
Un tentativo, quello di Cialente, di allontanare da sé la responsabilità politica della nomina di Tancredi, già emerso lo scorso luglio, all’indomani del secondo arresto nell’inchiesta “Redde Rationem”, anche se le cronache del tempo ricordano che pure il Partito democratico e i fedelissimi come Pietro Di Stefano all’epoca diedero al sindaco tutta la responsabilità della scelta, smarcandosi.
“Cialente ama scaricare le proprie responsabilità sugli altri avendo solo la capacità di rendersi protagonista per i meriti, lasciando invece a colleghi, dirigenti o altri i demeriti”, è sbottato Riga in una nota in risposta alla diffusione dell’interrogatorio difensivo di Dionisio a Cialente.
“Tancredi, che era stato presidente del Consorzio dei beni culturali, interpellato si era reso disponibile; aveva esperienza amministrativa in questo settore – ricorda il primo cittadino nel colloquio registrato con il legale – Io all’inizio, fui un po’ riluttante per una valutazione politica perché Tancredi era capogruppo di Forza Italia, all’opposizione. Io firmai fuori la porta della scuola della scuola di San Francesco”.
“Una notte – prosegue sempre il primo cittadino – mi dicono siano stati il consigliere Perilli e Giuseppe Bernardi, ma non so se è vero, queste sono leggende metropolitane che dettero il mio numero di cellulare e cominciò il tam tam. Mi arrivarono un migliaio di sms. Tancredi doveva affiancare Marchetti per Collemaggio, Santa Maria dei Raccomandati e così via, perché questo era il ruolo di Marchetti, il quale non aveva nulla a che fare con i puntellamenti così come Tancredi”.
Proseguendo nella sua testimonianza, Cialente a domanda precisa dell’avvocato Dionisio ha precisato che “gli incarichi dei puntellamenti sono partiti successivamente al 21-22 giugno”.
Una versione che non va affatto bene a Riga. “Mi preme ricordare ancora che nei giorni dopo il sisma eravamo pochissimi amministratori e c’era solo la premura di voler dare risposte ai cittadini – spiega – Perché Cialente, invece, non fornisce spiegazioni alla città in merito alle intercettazioni che lo riguardano apparse di recente sulla stampa? Anche in questo caso è colpa di qualcuno?”, accusa in riferimento alla conversazione di Tancredi che cita il sindaco e il consigliere regionale e suo ex capo di gabinetto Pierpaolo Pietrucci.
“Ricordo al sindaco che il sottoscritto ha rassegnato le proprie dimissioni ‘irrevocabili’, a differenza sua sempre pronto a ritirarle, per non inficiare minimamente la ricostruzione – conclude Riga – Sono molto indignato e non avendo più pazienza verso coloro che amano infangare la mia dignità ho dato mandato al mio legale per adottare ogni azione necessaria ad avere tutela”.





