L’AQUILA – Alla fiaccolata della memoria per il quarto anniversario del sisma del 6 aprile del 2009 che ha distrutto L’Aquila AbruzzoWeb ha rivolto alcune domande al ministro per la Coesione sociale Fabrizio Barca, inviato del governo Monti in materia di ricostruzione.

Barca ha rilasciato succose e ottimistiche dichiarazioni, l’esatto contrario della funerea analisi fatta dal sindaco Massimo Cialente.

Quest’ultimo, infatti, ha paura che la giostra della ricostruzione abbia sostanzialmente smesso di girare e che il destino sia ormai di colore nero. Barca, invece, è convinto che i soldi per L’Aquila ci siano e che ricostruire il capoluogo abruzzese sia un dovere dello Stato.

Nato come figura tecnica, negli ultimi tempi il ministro è figurato come possibile candidato premier di transizione e segretario del Partito democratico, diventando via via una figura politica.

Il “premier del cratere”, come si è autodefinito parlando a questo giornale, ha giustificato la sostenibilità per le casse dello stato del costosissimo processo di ricostruzione parlando di “operazione keynesiana” (spendere a deficit per garantire la piena occupazione e il piano stato sociale, ndr) e di “moneta sovrana che è l’Euro”.

Su questi aspetti, una presa di posizione molto critica nei confronti del ministro arriva dal giornalista ex Report e Samarcanda Paolo Barnard, oggi esperto di economia e divulgatore in Italia di una teoria economica di ispirazione keynesiana che propone l’uscita dall’Euro, il ritorno alla sovranità monetaria e di bilancio e la piena occupazione e il pieno stato sociale.

Tutti argomenti trattati dal giornalista proprio all’Aquila lo scorso gennaio, in un convegno organizzato da AbruzzoWeb cui ha preso parte il professore statunitense Mathew Forstater, figura chiave del salvataggio dell’Argentina di qualche anno fa il quale ha proposto una moneta locale, il ‘Nido’, complementare all’Euro, in attesa dell’uscita dell’Italia dalla Unione Europea.

Il giornalista, che nel 2012 ha denunciato il premier dimissionario Mario Monti e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha firmato per questo giornale un commento critico nei confronti del ministro Barca che riportiamo qui per intero. (red)

L’INTERVENTO COMPLETO

di Paolo Barnard

Il ministro Fabrizio Barca ha dimostrato per l’ennesima volta ai cittadini dell’Aquila la genialità dell’intuizione dell’intellettuale americano Edward Herman, quando definì la nostra epoca storica come quella dove i Poteri hanno “reso plausibile l’inimmaginabile”.

Abbiamo un ministro integrato nel primo governo economicida della storia repubblicana che si presenta nella vostra città, al cospetto della giornata della memoria e del dolore, per dire cose che ci tengo a definire oscene.

Barca ha insultato non solo le 309 vittime del terremoto, ma ha anche preso per i fondelli i vostri concittadini.

Il ministro apre una parte cruciale dell’intervista ad AbruzzoWeb con queste parole: “Contemporaneamente fare un’operazione keynesiana di apertura di cantieri… Le pare che sia un problema per un governo intelligente?”.

Primo, il governo che Barca ha diligentemente servito non è un governo, ma una tecnocrazia democraticamente illegittima insediata dalla Troika europea che nessun italiano ha mai votato.

Secondo, si tratta di un governo che ha ampiamente dimostrato, attraverso tagli selvaggi a tutto ciò che è servizio pubblico e con una tassazione grottesca, di perseguire il disegno Eurocratico di distruzione delle economie del Sud Europa per il vantaggio esclusivo dei poteri Neomercantili tedeschi e della speculazione finanziaria.

Terzo, Barca sa perfettamente che nel contesto sopraccitato la sola menzione di una spesa di Stato di stampo keynesiana è nientemeno che blasfemia, per cui non sarà mai neppure presa in considerazione.

Ma il ministro insiste: “Lo Stato può fare quello che vuole, se no non è uno Stato”. Mi prendo la personale responsabilità di affermare che qui Barca pecca di crassa incompetenza, o più probabilmente di totale malafede.

Il costrutto dell’Eurozona è precisamente sinonimo di totale perdita di ogni sovranità statale, da quella monetaria (Trattato di Maastricht), a quella parlamentare (Trattato di Lisbona) a quella democratica (si veda l’insediamento di Mario Monti).

Barca, se ha letto i Trattati sovranazionali e vincolanti impostici dall’Eurozona, sa benissimo che il Fiscal Compact, da noi ratificato, obbliga Roma a sottoporre alla Commissione Europea ogni singola voce di spesa per approvazione, mancante la quale il nostro governo non può spendere neppure per i cancellini delle lavagne delle scuole.

Infine, un altro Trattato vincolante già approvato, l’Europact, sottopone le decisioni di spesa nazionale a procedure di infrazione da parte di un qualsiasi membro del Parlamento Europeo o della Commissione, o anche al veto di una singola nazione dell’Eurozona.

Ancora Barca ad AbruzzoWeb, dopo la domanda del cronista che chiedeva se l’Italia necessitasse di una moneta sovrana per intervenire efficacemente a favore dell’Aquila: “La moneta è sovrana. È l’Euro”, chiosa il ministro, volendo sottolineare le sue precedenti affermazioni sulla possibilità che questo governo possa facilmente ricostruire la vostra città.

L’Euro non è affatto sovrano per l’Italia, che non lo può emettere, e che lo deve sempre prendere in prestito dai mercati di capitali privati, dovendo poi tassare pesantemente gli italiani per recuperare ogni centesimo speso per loro da restituire ai tali creditori privati.

Impossibile per Roma sborsare fondi per l’Aquila denominati in euro. Semplicemente, anche se accadesse (fantasia), essi sarebbero poi ri-sottratti a voi cittadini attraverso un prelievo fiscale grottesco.

Il ministro inopportunamente conclude: “Su un’operazione come questa io scommetto la faccia, e dimostro al resto del mondo che certo che risistemo la mia Aquila”.

Caro Barca, lei la faccia l’ha già persa in uno show dove, a fronte di migliaia di aquilani provati da anni di dolore, lei ha saputo falsificare la realtà con inesattezze, ignoranza, e cinismo menzognero.