L’AQUILA – L’addio al contributo “agevolato” per la ricostruzione e il passaggio imposto senza condizioni a quello “diretto”, con una procedura più lenta e farraginosa, fa tremare e inviperire le associazioni di categoria aquilane.
Clima di contestazione ieri nel vertice tra rappresentanti locali e governo, nella circostanza impersonato dal responsabile della gestione stralcio Aldo Mancurti.
La riunione si è svolta a porte chiuse per i giornalisti e in un clima di polemica, da quanto si è appreso anche con toni accesi.
Anche perché il contributo agevolato, osteggiato dal ministero e dalla Ue, è passato liscio per la ricostruzione dell’Emilia Romagna.
Il day after è quello delle reazioni. Sul tema si sono espressi il segretario provinciale di Apindustria, Massimiliano Mari Fiamma, il presidente della Camera di commercio Lorenzo Santilli e il capogruppo del Partito democratico in Consiglio comunale Maurizio Capri.
LETTERA A MANCURTI: RIFINANZIARE IL PLAFOND
Ampliare il plafond messo a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti per finanziamenti agevolati nei territori colpiti dal sisma del 2009: lo chiede la Camera di commercio dell’Aquila al governo, con un documento sottoscritto insieme ad Ance, Cna, Confartigianato, Apindustria, Confindustria, Confcommercio e Confesercenti, anche in considerazione del fatto che un rifinanziamento è già avvenuto per i territori dell’Emilia Romagna.
“Le parti che hanno sottoscritto il documento – recita la lettera inviata a Mancurti – chiedono l’intervento del governo al fine di procedere alla richiesta di integrazione del plafond con identiche modalità di utilizzo”.
Il presidente della Camera di commercio, Lorenzo Santilli, fa notare come “il plafond che ha operato ha fornito provvista agli istituti di credito per la concessione di finanziamenti agevolati ai soggetti danneggiati dal terremoto, per interventi di riparazione, ripristino e ricostruzione di immobili adibiti a uso residenziale e produttivo. Ha consentito una sensibile accelerazione della fase di ricostruzione grazie a una maggiore rapidità nella liquidazione dei lavori effettuati dalle imprese, garantendo alle stesse sicurezza e crescita”.
“Tale opportunità – prosegue la nota inviata a Mancurti – ha messo molti operatori in condizione di resistere alle lunghe fasi di stasi della procedura a contributi diretto, che ha fatto registrare ritardi da sei mesi a oltre un anno e mezzo”.
“Pertanto – concludono le associazioni di categoria – è di vitale importanza che venga rifinanziato al più presto il plafond, come fatto per i territori dell’Emilia Romagna nella seduta del Cda del 24 ottobre scorso”.
MARI FIAMMA: ”GOVERNO APPROSSIMATIVO, RICORSI E PROTESTE”
“La segreteria del ministro Barca – scrive Mari Fiamma – ci ha comunicato che, a differenza di quanto è stato fatto il 24 ottobre scorso per l’Emilia Romagna che avrà a disposizione 2 plafond di 6 miliardi di euro ciascuno attraverso la Cassa depositi e prestiti per la ricostruzione e il rilancio economico, non sarà rifinanziato il plafond per il terremoto in Abruzzo”.
“L’ingegner Mancurti e i suoi collaboratori hanno dichiarato di aver fatto il possibile perché ciò non accadesse ma la decisione del MEF (supportata dal parere di Eurostat) sembra assolutamente irrevocabile”, aggiunge.
“Questo – prosegue l’esponente di Apindustria – vuol dire che non sarà più possibile utilizzare il contributo agevolato che, finora, ha garantito tempi di liquidazione accettabili alle imprese per passare al solo metodo del contributo diretto che ha già fatto registrare ritardi nei pagamenti (e spesso nell’esecuzione dei lavori) fino a un anno e mezzo”.
Per Mari Fiamma “le motivazioni di questa scelta ci sembrano del tutto insufficienti e prive di fondamento, sulla falsariga di quanto fatto da Inps e Inail per la restituzione delle tasse ed è ancora una volta sconcertante l’approssimazione dimostrata dal Governo dei cosiddetti tecnici nell’affrontare la situazione”.
“Pertanto la nostra associazione, procederà, come fatto fin’ora, a percorrere tutte le strade possibili per scongiurare questa eventualità attraverso azioni politiche, ricorsi legali e anche mobilitazioni”, conclude.
CAPRI: ”PERCHE’ L’AQUILA FA ECCEZIONE?”
“Come ho già ricordato al Ministro Barca, in occasione del Consiglio comunale straordinario tenutosi il 29 ottobre scorso, è necessario che venga ripristinata al più presto la convenzione tra Abi (Associazione bancaria italiana) e la Cassa depositi e prestiti, per i contributi per la ricostruzione dell’Aquila”.
“Il ministro, durante il Consiglio comunale, pur confermando i dati già a disposizione, ha sostenuto che le erogazioni dovrebbero avvenire tramite finanziamento diretto e non più agevolato. Tale modalità decreterebbe il rallentamento, se non la stasi completa, della ricostruzione pesante e il fallimento delle imprese”, sbotta Capri.
“Purtroppo a L’Aquila infatti il problema non è chiuso e se la convenzione non verrà riattivata al più presto, si rischia la paralisi – dice allarmato – Risulta difficile quindi comprendere perché si facciano eccezioni per L’Aquila e per il suo territorio, quando in Emilia Romagna vengono erogati un totale di 12 miliardi di euro”.
A questo proposito Capri ha rivolto “un appello al ministro Barca e a tutti i parlamentari del ‘cratere’ affiché sia il governo che il Parlamento si attivino per favorire questa intesa tra Abi e Cassa depositi e prestiti, ristabilendo un fondo almeno come quello previsto per l’Emilia Romagna”.
“Un’altra questione da non sottovalutare – ha concluso – è inoltre quella dei ritardi dei pagamenti del contributo di autonoma sistemazione (Cas). Chiedo al ministro Barca e a tutti i parlamentari un impegno affinchè si risolva in tempi brevi questo problema che va direttamente a ripercuotersi sull’economia delle famiglie aquilane”.



