L’AQUILA – E ora spuntato i canoni d’affitto per i puntellamenti di tipo “tubo e giunto” che caratterizzano lo scenario di molti centri storici tra L’Aquila e i paesi del “cratere” sismico.
È questa l’amara sorpresa per le amministrazioni locali, comunicata dai rappresentanti di alcune ditte che, nell’immediato post-terremoto, hanno effettuato gli interventi di messa in sicurezza degli edifici pericolanti.
Nella confusione delle settimane successive al 6 aprile 2009 molti uffici tecnici non si sono accorti che i quadri economici dei lavori non presentavano la dicitura “fornitura e posa in opera”, che presuppone una cessione definitiva dei materiali utilizzati ai Comuni, ma quella “noleggio”.
Per questo, da qualche giorno, gli incaricati delle aziende stanno battendo cassa per reclamare gli affitti delle attrezzature relativamente agli anni 2010 e 2011.
Per molti palazzi puntellati, tra l’altro, la ricostruzione non partirà in tempi brevi, perciò il costo dei canoni salirà in maniera esponenziale anno dopo anno.
Fatture a molti zeri, che si vanno ad aggiungere ai già salati costi sostenuti per le operazioni di puntellamento: solo nel Comune dell’Aquila sono stati spesi poco meno di 200 milioni di euro.
Per consentire ai Comuni di intervenire con rapidità, le pratiche di messa in sicurezza delle strutture danneggiate hanno seguito una procedura di affidamento in deroga alla normativa sulla fornitura di servizi per gli enti pubblici.
Grazie a un accordo siglato tra i soggetti interessati alla gestione dell’emergenza, infatti, alle amministrazioni era permesso di individuare le imprese senza bando di gara affidando loro i lavori con un ribasso del 10 per cento sul quadro tecnico economico complessivo.
Molto spesso, però, alle ditte veniva assegnato anche il compito di redigere il progetto del puntellamento direttamente da tecnici di fiducia dell’azienda, lasciando ai Comuni solo il ruolo di controllo sugli elaborati.
C’è da sottolineare che, nello stesso periodo, gli uffici tecnici erano sottoposti a ritmi di lavoro massacranti, costretti a gestire, con pochissimo personale, le schede di agibilità degli edifici, le visite delle squadre dei valutatori, le operazioni di esproprio per la realizzazione di C.a.s.e. e Map, la perimetrazione delle zone rosse e tante altre cose, tra cui, appunto, le messe in sicurezza.
È facile, quindi, che la voce del noleggio sia sfuggita a qualcuno, ma non certo alle ditte incaricate, che oggi, a oltre due anni e mezzo dalla tragedia, presentano il conto.
A queste spese si dovrà far fronte con le risorse disponibili sui capitoli di bilancio del commissario per la ricostruzione, intaccando ulteriormente il budget destinato alla riparazione delle case.
A meno che non intervenga un provvedimento che dia un freno alla vicenda, che rischia di trasformarsi in un pozzo senza fondo succhia-soldi. (g.a.)



