L’AQUILA – I soldi per la ricostruzione dell’Aquila e del “cratere” arriveranno a ottobre, quando si sarà definitivamente chiuso il capitolo della procedura d’infrazione europea nei confronti dell’Italia e si potrà disporre dei fondi derivanti dalla riduzione dello spread.

È la rassicurazione ricevuta dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, da parte del presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, con il quale si è intrattenuto in un lungo colloquio telefonico, come il primo cittadino riferisce sulla sua pagina Facebook.

“L’ho aggiornato sulle ultime odierne trattative frenetiche con l’Economia e pezzi del governo per capire se escono i soldi per il rispetto del cronoprogramma”, rivela Cialente.

“Mi ha spiegato (e ripetutamente giurato) che potrà darci i soldi solo nel mese di ottobre”, aggiunge il sindaco.

L’annuncio è arrivato proprio pochi minuti prima dell’incontro previsto tra Letta e il governatore, Gianni Chiodi, oggi a Roma per chiedere certezze sul flusso di risorse per la ricostruzione, chiesto a gran voce anche dall’ex premier Silvio Berlusconi.

Al termine del summit, Chiodi ha detto di aver rappresentato a Letta che “con le risorse oggi a disposizione ci vorrebbero 50 anni per ricostruire la città e il cratere, un tempo inaccettabile e offensivo”.

La singolarità della concomitanza dei tempi sembra lasciar intravedere una riedizione della sfida Cialente-Chiodi che ha caratterizzato gli ultimi mesi della gestione commissariale, in carico al presidente della Regione fino al 31 agosto 2012: una rincorsa ad accreditarsi i meriti dello sblocco dei fondi necessari per il capoluogo e degli altri paesi colpiti dal terremoto del 2009.

In pratica Cialente ha di fatto “bruciato” il vertice romano, ma nel contempo invita gli aquilani “a permanere in vigile attesa e mobilitati”.

“Ci siamo lasciati con l’intesa che entro due giorni gli farò conoscere i tempi esatti del rilascio dei progetti ulteriori dell’asse centrale. Ulteriori rispetto ai 400 milioni, in gran parte già coperti, da destinare al finanziamento delle domande presentate in Soprintendenza, e che potremmo impegnare in buona parte con il miliardo ex Cipe del quale abbiamo cassa”, dice ancora Cialente sul social network.

“Forse potremmo essere nei tempi, purché ottobre sia ottobre. Domani ci siederemo a Roma con Di Stefano (Pietro, assessore alla Ricostruzione, ndr) e Aielli (Paolo, direttore dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila, ndr) per capire a fondo. È un delicato equilibrio di calcoli fra competenza, cassa, approvazione progetti, rilascio finanziamento. Vi terrò costantemente informati”, prosegue Cialente.

“È chiaro che l’obiettivo di far partire entro l’anno tutti i progetti del cronoprogramma (asse centrale e centri di cinque frazioni, le più distrutte) resta ineludibile per l’intera amministrazione comunale. Siamo rimasti che, qualsiasi strada sarà intrapresa, egli verrà a L’Aquila per spiegarla con estrema chiarezza, conti alla mano, al Consiglio comunale e alla città”.

“Mi ha assicurato che ritiene un devere venire presto a L’Aquila, non appena avremo i dati precisi. Invito gli aquilani a permanere in vigile attesa e mobilitati”, conclude il sindaco.

CHIODI: “CON QUESTI SOLDI TEMPI INACCETTABILI”

“Ho rappresentato al presidente del Consiglio, Enrico Letta, la situazione in cui si trova il processo di ricostruzione dell’Aquila e degli altri comuni colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009 e ho portato la sua attenzione sulle mie forti preoccupazioni in relazione al possibile e inaccettabile allungarsi dei processi di ricostruzione”.

Lo ha riferito il presiudente della Regione, Gianni Chiodi, al termine dell’incontro con il premier, che si è concluso nel pomeriggio a Palazzo Chigi.

Chiodi ha insistito sulla necessità di una ricostruzione rapida e completa dell’Aquila e degli altri comuni del cratere sismico: “ulteriori ritardi comporterebbero conseguenze disastrose di ordine sociale ed economico per i cittadini abruzzesi interessati, anche alla luce delle azioni politiche sino a oggi messe in piedi che sono state oltremodo fallimentari”.

Secondo il presidente della Regione i motivi del rallentamento dipendono da due cause: “quello delle procedure, sempre più inidonee ad essere in linea con le esigenze dei cittadini e quello del rifinanziamento della ricostruzione a partire dal 2014”.

Chiodi ha evidenziato a Letta la situazione di stallo delle procedure, dovuta alla realizzata volontà di cambiare le regole in corso. “Tale stallo, iniziato quasi un anno fa e dovuto esclusivamente a questioni di carattere politico e non tecnico, rischia oggi di gettare nello sconforto i cittadini e di cancellare ogni speranza di rivedere ricostruite le città terremotate dell’Abruzzo in tempi ragionevoli”.

“I nuovi uffici stanno partendo, con molte oggettive difficoltà, solo da qualche settimana, le risorse sono scarse e arrivano con il contagocce, molti fondi programmati e stanziati rischiano di tornare indietro perché la burocrazia e le nuove responsabilità amministrative stentano ad entrare nel merito dei problemi”.

Su quest’ultimo argomento Chiodi ha invitato il governo a fare una riflessione, verificando l’adeguatezza dell’apparato soprattutto in relazione alla sua capacità di rispondere celermente e efficacemente ai bisogni dei cittadini”.

Chiodi: “bisogna riflettere sulla necessità di accelerare l’entrata a regime dei nuovi uffici, ampliare la quantità dei progetti da verificare, apportare ogni utile correzione alla macchina tecnico-amministrativa e prendere con decisione atto della più importante delle questioni: quella di natura finanziaria”.

“Quest’ultima è la cosa su cui deve impegnarsi il governo nazionale, per garantire risorse certe e costanti per i prossimi anni, dopo che quelle stanziate con il governo Berlusconi si stanno per esaurire dopo aver garantito la prima emergenza e la ricostruzione fuori i centri storici”.

“Proprio per questo, mi sono fatto anche portatore della volontà politica del presidente del Popolo della libertà, Silvio Berlusconi, che nei giorni scorsi ha voluto evidenziare la necessità di rimettere al centro la questione della ricostruzione dell’Abruzzo, con il conseguente obbligo di individuare risorse per almeno un miliardo di euro l’anno”.

“Ho ribadito al presidente Letta che le previsioni di spesa e di copertura finanziaria in discussione al Senato della Repubblica sono assolutamente insufficienti e, per alcuni versi, offensive rispetto a chi ha subito una tragedia come quella del 6 aprile 2009 e si aspetta in tempi ragionevolmente brevi di tornare a casa”.

Se dovessero essere mantenute quelle previsioni la ricostruzione durerebbe 50 anni, avendo previsto una spesa complessiva per la ricostruzione dei centri storici intorno ai 10 miliardi di euro.

“Non è possibile che la burocrazia centrale tratti la ricostruzione dei centri gravemente danneggiati da uno dei più devastanti terremoti degli ultimi anni in Italia, come questione ordinaria, limitandosi a verificare freddamente la quadratura ragionieristica delle relative spese”.

“Ci sono ancora migliaia di persone che attendono di rientrare a casa e di riavere i centri storici delle loro città e dei loro borghi. Ottenere il miliardo di euro l’anno, non solo potrebbe permetterci di procedere speditamente e con certezza nel recupero materiale ed economico dei territori colpiti, ma consentirebbe altresì di risolvere alcune questioni lasciate aperte dal precedente governo come quella delle seconde case dei centri storici diversi da quello dell’Aquila”.

Chiodi ha riferito che il presidente Letta ha mostrato grande attenzione sui temi sottopodsti: “il suo impegno è stato quello di coinvolgere il governo sui temi che gli ho posto e di essere assolutamente disponibile ad ogni correttivo ritenuto utile a velocizzare la ricostruzione”.

“Sul tema delle risorse mi ha evidenziato la difficoltà di reperire le somme necessarie, pur riferendo di non sapere che l’attuale stanziamento previsto nell’emendamento in discussione avrebbe come conseguenza l’allungamento improponibile dei tempi della ricostruzione”.

“Il presidente Letta si è però mostrato ottimista, confidando nell’allentamento dei vincoli europei e, quindi, nella possibilità che per l’anno prossimo possano essere individuate le relative risorse”.

“Né a me, né a nessun altro, ha parlato di tempi precisi, ma si è mostrato disponibile a lavorare insieme per reperire, in termini di risorse, quanto necessario per affrontare la ricostruzione nei tempi sino a oggi programmati”, ha concluso Chiodi.

DEL CORVO: “PROVINCIA IN PRIMA FILA”

Il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, in una nota, torna sulla ricostruzione dell’Aquila e sull’importanza della questione dei fondi Ue e della deroga al patto di stabilità.

“La problematica già sollevata dall’onorevole Renato Brunetta, con il quale sono in contatto – afferma il presidente – rappresenta un aspetto determinante per la ricostruzione. In particolare sulla deroga al patto di stabilità, non si può prescindere dal fatto che come ad altri Paesi dell’Unione europea sia stata concessa, sia un dovere istituzionale fare altrettanto per l’Italia”.

“Il terremoto dell’Aquila, ha spaccato l’economia, il turismo e ha avuto un forte peso finanziario sulle casse dello Stato ed è assolutamente necessario che si intervenga a livello comunitario. La richiesta di audizione in Parlamento europeo è stata avviata – prosegue Del Corvo – e posso assicurare che la Provincia dell’Aquila sarà in prima linea per il raggiungimento di obiettivi che spettano alla popolazione del capoluogo e dell’intero Abruzzo; parte integrante di una filiera che, ora più che mai, non può mancare di sinergia”.