L’AQUILA – Esce oggi il 18° elenco di contributi per la ricostruzione privata post-terremoto dell’Aquila, che autorizza nuovi lavori per circa 100 milioni di euro, in linea con gli auspici della governance, ma anche stavolta le liste sono due.
In una, i committenti “buoni” che possono avere subito la prima tranche del contributo, del 46% del totale, nell’altra i “cattivi” ovvero chi, invece, prima di incassare dovrà aspettare di conseguire il titolo edilizio, permesso a costruire, dichiarazione di inizio lavori e così via.
Un esperimento già messo in atto in occasione del 17° elenco, pubblicato il 5 ottobre scorso, per mettere in piazza i nomi dei ritardatari e spingerli a colmare rapidamente le carenze di documentazione che, però, almeno in quel caso a oggi non ha dato gli esiti sperati: secondo quanto appreso da fonti interne agli uffici della ricostruzione, solo in due della “lista di proscrizione” hanno perfezionato alla svelta le pratiche.
“Centriamo comunque un obiettivo ambizioso, quello dei 100 milioni, alla fine dell’anno credo saremo riusciti a spendere oltre mezzo miliardo di euro per la ricostruzione privata – spiega ad AbruzzoWeb l’assessore al ramo Pietro Di Stefano – L’obiettivo ora è un altro elenco prima di Natale, quest’anno con lo sprint finale arriveremo a 500 milioni”.
L’ideale “tiraggio” era stato fissato in circa 1 miliardo l’anno, ma la dilazione, spiega l’assessore, “è pensata, dal momento che per i soldi dell’anno prossimo ci vorranno 5-6 mesi prima che sia operativa la corrispondente delibera Cipe, avere un residuo ci permetterà di giocarcelo da gennaio a giugno senza soluzione di continuità, insomma continueranno a uscire elenchi e ad aprirsi cantieri”.
Questo per la “competenza”, ovvero i soldi programmati sulla carta, ma Di Stefano assicura che non ci saranno problemi neanche per la “cassa”, ovvero i liquidi. “Con il monitoraggio bimestrale dell’andamento, la cassa c’è sempre, salvo incidenti di percorso che speriamo non avvengano”, aggiunge.
Il prossimo anno, a maggio, ci saranno le elezioni amministrative, ma lo scioglimento del Consiglio comunale e la fine dell’attività della Giunta Cialente non dovrebbe comportare stop all’attività del settore Ricostruzione.
“Gli uffici continueranno a lavorare dopo lo scioglimento del Consiglio, non c’entra la fine del mio mandato – assicura Di Stefano – L’elenco lo firma il dirigente, le decisioni non sono in capo alla politica perciò gli aquilani possono stare tranquilli che non ci saranno stop”.
Nell’elenco figurano alcuni aggregati nel cuore del centro storico, come il completamento di una gran parte della zona di via Sassa, ai lati della chiesa di San Giuseppe Artigiano.
Nella parte vincolata i lavori, cominciati tempo fa, e svolti da Zoppoli & Pulcher in alcuni immobili e Felici Srl in altri, sono quasi finiti, ora vengono finanziati per 2,6 milioni le ultime unità immobiliari non vincolate.
L’aggregato è delimitato da via Sassa, via degli Scardassieri, via Cembalo di Colantoni e via Cesura: comprende attività storiche, dalla Norcineria alla Casa della lana, dalla Pescheria all’Irish cosiddetto “piccolo”, fino alla sede del Club alpino italiano (Cai) e al kebab Corsi.
Tutti i contratti d’affitto sono rescissi da anni per la cosiddetta “legge Barca” ma, da quanto appreso, sono in corso trattative per favorire il rientro di quante più attività sarà possibile.
Finanziato anche uno dei quattro pezzi del cosiddetto “serpentone” tra via Sallustio e via Fontesecco, un insieme di quattro palazzi che hanno avuto alterne fortune nel sisma di 7 anni fa, il più a valle verso via XX settembre riparato e riabitato già da anni, gli altri da abbattere e ricostruire in fasi diverse.
Sempre all’Aquila, viene finanziato un aggregato in zona centralissima tra via Garibaldi e piazza Chiarino, zona già ampiamente ricostruita e nuovo polo della movida cittadina.
Da evidenziare, infine, anche il finanziamento di un grande aggregato nella popolosa frazione di Paganica con ben 4,7 milioni di contributo nel quartiere di Pietralata, sintomo che qualcosa si sblocca anche nelle parti di città lontane dal centro, da sempre tallone d’Achille della ricostruzione privata.



