L’AQUILA – Scatta il conto alla rovescia per il rientro a scuola e molte famiglie sono già alle prese con l’acquisto del corredo scolastico e dei libri di testo.

E, come ogni anno, per le famiglie si riaffaccia l’incubo del caro-libri: la spesa media per i libri dei testo nel corrente anno scolastico, come riporta Tuttoscuola, si aggira sui 286 euro per la prima classe della scuola media, 111 per la seconda, 127 per la terza (tetti di spesa che, come sappiamo, risultano talvolta superati di oltre il 10% tollerato). Per le scuole superiori bisogna differenziare a seconda delle tipologie, ma si va dai 320 euro per il primo anno di liceo classico ai 240 per l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato, con un’impennata per il terzo anno (370 euro per i classici, 310 per gli scientifici, 310 per l’Istituto Tecnico Geometri).

In Abruzzo sono 167.616 gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado (organico di fatto al 25 agosto 2021) che il 13 settembre, data ufficiale stabilita dal calendario regionale, torneranno in aula. Si registra complessivamente una flessione di 1.809 alunni rispetto allo scorso anno, secondo i dati diffusi dall’Ufficio scolastico regionale. Il totale degli studenti della provincia di Chieti è di 49.033 contro 49.992 dello scorso anno; 44.274 nella provincia di Pescara (44.557 lo scorso anno); nella provincia di Teramo 38.624 (39.076 l’anno scorso) 35.685 gli studenti della provincia aquilana, contro i 35.870 del 2020.

“Siamo a fine delle vacanze estive e non possiamo trascurare il nuovo inizio dell’anno scolastico 2021/2022. Puntuale torna il problema del caro-libri e del corredo scolastico. Bisognerebbe ridurre i costi, sempre più eccessivi per l’istruzione”, sostiene Pino Giordano, dell’Ugl, per il quale, “senza interventi, si spenderanno centinaia di euro in più rispetto allo scorso anno”.

“I libri dovrebbero essere di proprietà della scuola e dati in dotazione agli studenti all’inizio dell’anno scolastico, con l’impegno di essere restituiti in buone condizioni alla fine dello stesso. Non sarebbe possibile applicare una politica diversa per evitare tale sistema gravoso sulle famiglie?. In Gran Bretagna – prosegue Giordano – usano questo sistema dei libri di proprietà scolastica, perfino nelle scuole private, dove è anche possibile ottenere borse di studio del valore del 100% delle tariffe per studenti meritevoli che provengono da famiglie disagiate. Mentre in Italia le norme e i tetti di spesa non sono mai aggiornati da parte del Ministero dell’Istruzione”.

“Sempre più segnalazioni di rincari giungono all’Ugl da diverse famiglie, secondo le quali spenderanno in più, rispetto allo scorso anno per mandare i figli a scuola e dove tutto ciò, viene aggravato sul bilancio familiare già ridotto e impoverito dalla ‘mazzata’ del Covid-19 che ha visto, in ogni famiglia materana, minimo un membro colpito da problematiche lavorative e retributive per mancanza di occupazione causa anche pandemica. Ecco un esempio: per diari, astucci, zaini e materiale scolastico griffato i prezzi sono in rialzo del +3,5% rispetto allo scorso anno, seguendo il trend dell’inflazione che registra un marcato aumento, mentre i prezzi dei prodotti non di marca appaiono sostanzialmente stabili sul 2020. Quest’anno il prezzo di uno zaino di marca raggiunge i 190 euro, mentre per un astuccio griffato attrezzato (con penne, matite, gomma da cancellare e pennarelli) la spesa tocca il picco di 56 euro. Altra voce che incide sull’esborso per il corredo è quella relativa al diario, che quest’anno è compresa tra 20 e 22 euro per le marche più note”.

“I prodotti che sul web e siti di e-commerce – aggiunge Giordano -risultano in assoluto più costosi sono quelli firmati da influencer e personaggi famosi che hanno lanciato linee specifiche per la scuola allo scopo di sfruttare il business dei bambini. L’esborso per il materiale scolastico completo può arrivare così a raggiungere durante l’anno scolastico 2021/2022 quota 550 euro a studente, cui va aggiunto il costo per libri di testo. Allora si consiglia – conclude il sindacalista – per risparmiare, evitando la stangata ed ammortizzando le spese, di acquistare libri usati, di rivolgersi alla grande distribuzione organizzata, o di acquistare i testi e l’occorrente necessario del corredo scolastico da librerie online e vigilare sul rispetto delle norme da parte degli istituti scolastici”.

I libri di testo in uso in tutte le scuole sono scelti, nel rispetto della libertà d’insegnamento, dai docenti che provvedono ogni anno alla loro adozione, esaminando un’ampia gamma di testi messi a disposizione dalle Case editrici specializzate.

I consigli per risparmiare di Tuttoscuola.

I libri di testo usati

Senz’altro l’usato può far risparmiare fino al 50% e oltre rispetto al prezzo di copertina, ma va prestata particolare attenzione ad alcuni elementi: integrità e “pulizia” dei libri (spesso gli eserciziari in particolare sono completamente svolti e i testi in genere quasi totalmente vittime di “attacchi” un po’ troppo aggressivi di evidenziatori); ulteriore dato da verificare è se una precedente edizione di un testo sia compatibile con la nuova.

I libri di testo in comodato d’uso

Altro discorso è quello del comodato d’uso, in pratica un prestito che di solito si attua tra la scuola e la famiglia (la quale ovviamente si impegna, pena il risarcimento economico, a restituire in buono stato i libri presi in comodato al termine dell’anno scolastico). Con il comodato d’uso il libro, di proprietà della scuola, viene dato in uso gratuito agli alunni che, al termine dell’anno lo restituiscono o, a particolari condizioni, decidono di acquistarlo. Al momento dell’iscrizione le scuole forniscono al riguardo dettagliate informazioni alle famiglie. Purtroppo questa pratica, piuttosto diffusa in Regioni come il Friuli o il Trentino non risulta altrettanto presente nella maggior parte delle regioni italiane, in particolare per quanto riguarda il Sud.

La pratica dei “buoni libro”

Lo Stato stanzia ogni anno a favore degli alunni delle scuole dell’obbligo e secondarie superiori uno specifico contributo finanziario di 103.291.000 euro, che assegna a tutte le Regioni, affinché provvedano a rendere gratuito o semigratuito l’acquisto di libri di testo da parte di famiglie meno abbienti. Le somme agli alunni sono assegnate tenendo conto del reddito.

È il Comune di Milano ad essere in vetta alle classifiche dei buoni libro, assegnando automaticamente, e non in base al reddito, a tutti gli studenti delle scuole medie un buono libro di 200 euro per il primo anno e poi una ulteriore somma inferiore per il secondo e il terzo.

In altre amministrazioni locali vengono emessi bandi di concorso per l’assegnazione di buoni alle famiglie in necessità, secondo quanto emerge dall’Isee, la situazione economica equivalente.

Per questo si utilizzano fondi statali, regionali, provinciali o comunali. Specificamente per il biennio delle superiori alcuni Comuni offrono un rimborso parziale.

Libri di testo: gli sconti al supermercato
Altra occasione di sconto si trova in quegli ipermercati che prenotano libri scolastici con il 15% di sconto (20% se si è in possesso di una carta fedeltà), in genere facendo coincidere lo sconto con un buono spesa.

Infine, esistono siti web di compravendita o di scambio di libri usati.

Il corredo scolastico, le gite e i contributi
Mandare un figlio a scuola comporta poi la previsione di un budget di spesa per tutti quegli accessori, per lo più indispensabili, vedi zaini, cartelle, astucci, penne, matite, quaderni ecc. per acquistare i quali si spende da un minimo di 50 fino a 100 euro (senza parlare di grembiuli griffati).

Oltre a ciò è necessario considerare, soprattutto nelle scuole e istituti della secondaria altri costi per le eventuali ripetizioni che, con un picco nell’area milanese (poco meno nella capitale), si aggirano dai 15-20 euro l’ora a 25, 30 e 35 euro se parliamo di materie altamente specifiche come il greco o la fisica.

Ma senza dubbio la spesa più consistente che un genitore può trovarsi ad affrontare a scuola è quella per la gita scolastica. Da una stima del Touring Club risulta che tre studenti su dieci non possono permettersele, con un evidente problema discriminatorio, considerata l’alta valenza formativa che può avere un viaggio di istruzione se adeguatamente preparato e organizzato.

Una gita di non più di tre giorni costa in media circa 200 euro se si svolge in Italia, e circa 332 euro se si effettua all’estero. In questo panorama sono interessanti i dati forniti dal Touring: il 51,3% dei viaggi di istruzione effettuati nel 2007/2008 si è svolto all’estero con una preferenza per Spagna (24,2%), Francia (2,5%), Repubblica Ceca (14,2%), e Germania (11,7%). Per le mete italiane resta in testa la Sicilia (14,4% delle visite) seguita da Lazio e Veneto (entrambe con il 14,2%) e dalla Toscana (12,4%).

Questione annosa e delicata è poi quella rappresentata dal cosiddetto “contributo volontario delle famiglie”, che la quasi totalità delle scuole pubbliche propone ai genitori sia per oneri dovuti quale l’assicurazione dell’alunno contro gli infortuni, sia per far fronte a spese di gestione soprattutto per materiale didattico, fotocopie, ecc.

Il contributo in oggetto si aggira dai 30 agli 80 euro con casi limite di 100 e oltre, e non rientra, come si capisce, nel capitolo delle tasse scolastiche, ma serve alle necessità dell’istituto che senza tale contributo – certamente opinabile in termini di principio ma legittimo se deliberato dal consiglio di istituto – non potrebbe ottemperarvi. Con questi soldi si provvede in genere alle piccole ma giornaliere spese che ogni scuola si trova a fare (fotocopie, tesserini di riconoscimento degli alunni ecc.).