L’AQUILA –  Sono almeno duecento, ma sembrano destinati ad aumentare, i ricorsi depositati al giudice di pace del tribunale dell’Aquila contro l’iniziativa  di recupero del Comune del Contributo di autonoma sistemazione, sollecitato dalla Corte dei conti, che si presume essere stato percepito in modo illegittimo in diversi casi dagli sfollati. L’intento è di recuperare 5 milioni a fronte di migliaia di accertamenti.

Secondo i ricorrenti  sono pretese assurde: le erogazioni  risalgono al post sisma e quindi  c’è la prescrizione visto che sono passati più di 10 anni da quel tragico 2009. Ma per l’ufficio legale la prescrizione  parte dall’accertamento e non dalla percezione.

Il Cas, va precisato, è  una misura destinata alle famiglie che hanno avuto la casa distrutta o comunque non abitabile a  causa del sisma del 6 aprile 2009

“Ho inoltrato anche una pec al Comune”, per spiegare come stanno le cose e avere chiarimenti”, dice un avvocato che ha presentato dei ricorsi e che vuole restare anonimo, “senza avere risposte. Inoltre in certe situazioni è difficile difendersi visto che si tratta di contributi, spesso di poche  centinaia di euro, di cui non tutti possono avere contezza visto che sono passati dieci anni e in quel periodo  difficilissimo gli sfollati erano presi da mille pensieri e altre priorità. Inoltre se si va in banca a fare verifiche sugli accrediti resta impossibile avere dati risalenti a oltre 10 anni fa”. Insomma c’è violazione del diritto della difesa. Tra le fine di gennaio e inizio febbraio 2024 sono previste le prime udienze ma le sentenze ci saranno non prima di maggio. Qualcuno ha anche pagato ma  solo perché  si trattava di pochi soldi preferendo evitare spese legali.

Tra l’altro, trattandosi di un tributo emergenziale, potrebbe sottostare a una prescrizione quinquennale e c’è chi sostiene che dovrebbe essere il ministero e non il  Comune a fare certe richieste.