L’AQUILA – È stata fermata anche la terza persona che, secondo carabinieri e polizia, insieme ad altri due, avrebbe messo a segno il furto della reliquia con il sangue di Papa Giovanni Paolo II e di una croce, nella notte tra sabato e domenica scorsi, nella chiesa di San Pietro della Ienca (L’Aquila) alle falde del Gran Sasso, montagna cara al pontefice polacco, che spesso vi veniva a passeggiare, meditare e anche a sciare.

Sono intanto serrate le indagini dei carabinieri e della polizia per ritrovare il pezzo di stoffa con il sangue del Beato, visto che finora è stata ritrovata la parte in ferro della reliquia, oltre che la croce.

In particolare sono in corso battute nella zona di Collemaggio, dove nei pressi del Servizio per le tossicodipendenze (Sert) è stata ritrovata la parte della reliquia; negli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. di Tempera, abitazione di uno dei tre; infine, nelle zone che stanno indicando i tre personaggi che sono ancora sotto interrogatorio da parte del pm titolare dell’inchiesta, David Mancini.

LADRI GIOVANI, NON AVEVANO CAPITO IL VALORE

Secondo quanto riferito agli investigatori, i tre non avrebbero compreso la gravità del loro furto, e anche il valore religioso della reliquia, tant’è vero che avrebbero buttato il pezzo di stoffa dopo aver rotto la custodia: di qui le difficoltà di carabinieri e polizia nel ritrovare il prezioso oggetto sacro.

Sempre secondo quanto appreso, non si tratterebbe di un furto su commissione, ma i tre, che sono giovanissimi, due dei quali aquilani, l’altro italiano, anche se di origini sudamericane, avrebbero agito per poi rivendere la refurtiva.

Due dei tre hanno precedenti per reati contro il patrimonio e avrebbero problemi legati alla droga. Il pm Mancini, dopo l’interrogatorio, deve decidere se ci sono i presupposti per l’arresto alla luce del fatto che gli elementi legati al furto potrebbero anche sfociare in una denuncia a piede libero.