L’AQUILA – Le ricerche della reliquia con il sangue di Giovanni Paolo II, rubata insieme a una croce, nella piccola chiesa di San Pietro della Ienca (L’Aquila), alle falde del Gran Sasso, per ora non hanno dato esito.
Si passano al setaccio la zona e i casolari nelle vicinanze del santuario dove viene osservato il culto del beato.
I carabinieri, diretti dal comandante provinciale, Savino Guarino, stanno seguendo tutte le ipotesi investigative.
Oltre al furto su commissione ipotesi formulata dal presidente dell’ associazione culturale “San Pietro della Ienca”, Pasquale Corriere, promotore delle iniziative di rilancio turistico del Gran Sasso, incentrato sulla figura di Wojtyla, si sta anche valutando quella di un devoto al beato che potrebbe aver portato a casa la reliquia perché convinto che il culto “diretto” possa dare maggiori benefici.
A livello di ipotesi perde quota quella del rito satanico in quanto nella chiesetta non ci sono segni in tal senso.
A livello investigativo si stanno cercando di capire anche i motivi per i quali con la chiesa senza sistemi di allarme e spesso aperta e incustodita il furto sia stato fatto di notte forzando gli ingressi.
L’inchiesta della procura della Repubblica coordinati dal pm David Mancini, è per ora contro ignoti.
Tra gli altri è stato ascoltato il parroco José Obama che ha scoperto il furto ieri mattina dando l’allarme.





