L’AQUILA – Colpo di spugna sui lavoratori del Consiglio regionale protagonisti della vicenda della retribuzione individuale di anzianità (Ria), l’indennità aggiuntiva allo stipendio riservata al personale dell’ente, concessa con una legge regionale che allineava l’ammontare di tutti i dipendenti alla soglia più alta maturata da quelli provenienti da altre amministrazioni, ma dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale.

Secondo quanto appreso da fonti interne a palazzo dell’Emiciclo, nei giorni scorsi il responsabile per la trasparenza del Consiglio regionale, l’avvocato Giovanni Giardino, ha infatti censurato, con nota scritta, la dirigente del settore Personale per non aver oscurato i nomi nell’atto dirigenziale di ricognizione della questione Ria, finalizzato a stabilire le azioni di recupero delle risorse pubbliche erogate per la legge dichiarata, poi, incostituzionale.

La conseguenza immediata è stata che la determinazione è stata ripubblicata con una serie di omissis, sebbene si tratti di dati patrimoniali pubblici e non sensibili.

Tempo fa Giardino aveva steso un velo su un altro elenco, quello dei rimborsi per le missioni dei dipendenti del Consiglio stesso, con una serie di polemiche vista anche la sua stessa presenza nella lista.

La vicenda Ria è destinata a pesare ancora a lungo sulle casse e gli uffici legali della Regione: la sentenza del 9 luglio 2014 della Corte costituzionale ha salvato l’ente da un salasso ipotizzato tra 70-100 milioni di euro ma, al tempo stesso, ha posto di fatto in una situazione di illegittimità centinaia di dipendenti che, attraverso cause di lavoro, avevano chiesto e ottenuto di ricevere le somme livellate verso l’alto: un tesoretto una tantum per quelli già in pensione, oppure erogate mensilmente in più sulla busta paga, per quelli tuttora in servizio.

L’effetto collaterale è che, bocciando la norma e l’indennità, i giudici delle leggi hanno costretto la Regione ad avviare l’operazione recupero, che si annuncia quanto mai difficoltosa, in particolare per i dipendenti che le cui sentenze sono passate in giudicato e sono da considerarsi, ormai, definitive. (alb.or.)

LA DELIBERA CON I NOMI

LA DELIBERA CON GLI OMISSIS