L’AQUILA – Rimpasto in Giunta regionale e programma di fine legislatura: sono questi i due temi caldi di cui si discuterà in un vertice ristrettissimo del Popolo della libertà, previsto nei prossimi giorni.

Al summit, che si svolgerà in una location top secret, parteciperanno il governatore, Gianni Chiodi, il coordinatore regionale del partito, il deputato Filippo Piccone, e il suo vice e collega a Montecitorio, Fabrizio Di Stefano.

Chiodi resta sempre contrario all’ipotesi di rimettere mano alla squadra, soprattutto visti i pochi mesi che lo separano dalle elezioni (previste tra il novembre e il marzo prossimi), ma in tanti spingono affinché il presidente lanci segnali importanti.

Innanzitutto alla fronda interna al Pdl, animata da “Presenza popolare”, l’integruppo formato da vari dissidenti del centrodestra: contenitore nel quale si sono ritrovati gli assessori regionali Gianfranco Giuliante, Angelo Di Paolo (Pdl), Carlo Masci (Rialzati Abruzzo) e Paolo Gatti (Fratelli d’Italia) e il portavoce pidiellino all’Emiciclo Riccardo Chiavaroli.

Per decapitare le velleità degli insorti si lavora alla defenestrazione di Giuliante, il più agguerrito dei cinque, che però ha già preso le contromisure del caso: nell’eventualità di una sua cacciata sarebbe pronto a far intervenire l’ex ministro Altero Matteoli, uno dei pochi ex di Alleanza nazionale che ha ancora voce in capitolo a Roma, grazie ai buoni rapporti con Denis Verdini, uomo di fiducia di Silvio Berlusconi.

Matteoli, tra l’altro, la scorsa settimana è arrivato all’Aquila proprio per benedire la prima uscita pubblica di “Presenza popolare”.

Se il braccio di ferro dovesse risolversi a danno di Giuliante sono già pronti i pretendenti alla poltrona vacante. A scalpitare ai blocchi di partenza ci sono soprattutto Luca Ricciuti e Walter Di Bastiano: il primo vanta un credito per il rientro nei ranghi di partito dopo il brevissimo flirt con Fratelli d’Italia, il secondo reclama da tempo visibilità per “quei consiglieri che non hanno avuto alcun riconoscimento del lavoro svolto e degli obiettivi raggiunti”, come ha scritto in una lettera riservata a Chiodi rivelata da AbruzzoWeb.

Ma alcuni rumors danno tra i papabili pure Massimo Verrecchia, braccio destro di Piccone e primo dei non eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni di febbraio. Lo statuto della Regione, però, fissa a due il numero massimo di assessori esterni, caselle già occupate da Mauro Di Dalmazio e Federica Carpineta.

Se Piccone dovesse forzare la mano a farne le spese sarebbe proprio la Carpineta: in questo modo la Giunta perderebbe la sua unica “quota rosa”.

Un altro fronte su cui il Pdl sta lavorando è quello di riportare l’Unione di centro nell’alveo del centrodestra, agevolati dagli ammiccamenti in tale direzione del leader della Vela, Pier Ferdinando Casini: non è un caso che, al primo test elettorale utile dopo le politiche, quello per le amministrative di Udine, l’Udc sia andato in coalizione con i berlusconiani.

Ma il partito centrista deve prima risolvere i suoi pesantissimi conflitti interni, nati all’indomani della candidatura del vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis a numero due della lista per Montecitorio.

A contendersi le spoglie dell’Udc, uscito malconcio dalle urne con il misero 1,78% raccolto in Abruzzo, sono lo stesso Gdm, che rivendica l’ormai avvenuta scalata alla Vela, e la pattuglia degli arrabbiati, composta dal capogruppo all’Emiciclo, Antonio Menna, e dal presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, con la supervisione di Rodolfo De Laurentiis, che dalla sua postazione romana di consigliere di amministrazione Rai guida la cabina di regia del malcontento.

Ma De Matteis, dopo la cocente sconfitta e il mancato approdo parlamentare, strizza l’occhio pure all’ex sindaco di Pescara e uomo forte del Partito democratico Luciano D’Alfonso, tornato prepotentemente sulla scena politica dopo l’assoluzione nel processo “Housework” su presunte tangenti in appalti pubblici in cui era coinvolto.

La nomina di Giovanni Legnini a sottosegretario del neonato governo di Enrico Letta spalanca di fatto le porte alla candidatura di D’Alfonso a presidente per la coalizione di centrosinistra, nonostante i tentativi aquilani di contrapporgli il nome dell’ex deputato Giovanni Lolli.

Chiodi è sicuro della lealtà di De Matteis alla causa del centrodestra, ma i detrattori sono certi del contrario, e mentre invocano il commissariamento dell’Udc o la convocazione del congresso per contarsi, alimentano le voci di un inciucio con D’Alfonso.

La notizia del rimescolamento di posizioni in Giunta, anticipata da questo giornale, ha messo in subbuglio la classe politica abruzzese e si sono moltiplicate le telefonate al capogruppo del Pdl in Consiglio regionale, Lanfranco Venturoni, utilizzato come tramite per far arrivare le richieste a Chiodi.

Quello che è certo è che se Chiodi alla fine cederà alle pressioni per rimescolare l’esecutivo, dovrà farlo subito: dall’altro lato, infatti, D’Alfonso ha già avviato le grandi manovre per costruirsi una squadra solida e ha spalancato le braccia agli eventuali transfughi del centrodestra.