L’AQUILA – I tre “scissionisti” della Lega, Simone Angelosante, Antonio Di Gianvittorio e Manuele Marcovecchio, i primi due usciti, il terzo cacciato dal leader Matteo Salvini, navigano verso Forza Italia. Ipotesi che potrebbe innescare nuovi mal di pancia in seno alla maggioranza di centrodestra, in particolare per il rimpasto di Giunta che sarebbe chiesto dagli azzurri, al quale peraltro da mesi il governatore, Marco Marsilio, di Fdi, e la Lega, dicono no.

Ma il gruppo di Valore Abruzzo potrebbe già spaccarsi: ieri pomeriggio a Roma nella convention nazionale degli azzurri che ha segnato il ritorno sul palco di Silvio Berlusconi, sono stati avvistati solo due dei tre: Angelosante, ex sindaco di Ovindoli, battuto nel suo comune ad ottobre scorso dal maestro di sci, Angelo Ciminelli, e Di Gianvittorio, che è anche consigliere comunale di Notaresco. Nessuna traccia di Marcovecchio, cognato del più volte consigliere regionale tra le fila di Fi e Pdl Giuseppe Tagliente, che è stato anche presidente del Consiglio regionale abruzzese, poi passato alla Lega che ha lasciato negli scorsi. Marcovecchio è stato cacciato da Salvini perché alle recenti elezioni di Vasto ha appoggiato una lista civica e non il centrodestra.

Nella bolgia della convention nazionale di FI a Roma, Angelosante e Di Gianvittorio, hanno avuto un contatto, in mezzo alla gente quindi molto proficuo, con il senatore Maurizio Gasparri, uomo forte degli azzurri. Nessuna nota ufficiale sul loro futuro.

Nonostante la spaccatura, l’operazione che sarebbe portata avanti dal capogruppo ed ex assessore Mauro Febbo, in buoni rapporti con Gasparri e non dal coordinatore regionale, il senatore Nazario Pagano che ha evidenti difficoltà a controllare gli eletti in Regione Abruzzo, almeno nelle intenzioni degli azzurri, mira ad insidiare la leadership numerica della Lega con un gruppo che diventerebbe subito di cinque, due in meno della Lega che nella coalizione di centrodestra che amministra la Regione dal febbraio del 2019,  nonostante le tre defezioni è ancora l’azionista di maggioranza.

E Fi potrebbe arrivare ad un altro consigliere: infatti nella riunione fiume del centrodestra di lunedì scorso a Pescara, Febbo ed i nuovi amici di avventura sono tornati a chiedere l’approvazione della surroga del posto da sottosegretario alla presidenza, che a quel punto sarebbe equiparata a quella dell’assessore, non per il voto in giunta, ma per il fatto che al posto del teramano Umberto De Annuntiis, eletto in Forza Italia e passato a Fdi, entrerebbe in consiglio regionale, come primo dei non elett, Gabriele Astolfi.

Un tentativo andato a vuoto con i tre di Valore Abruzzo che hanno lasciato polemicamente i lavori.

Il provvedimento, pronto da oltre un anno ma ancora bloccato, non vedrebbe d’accordo proprio Fdi che perderebbe un seggio, e lo stesso De Annuntiis che non vuole altri rivali nel territorio teramano dove la concorrenza è già molto forte.

Comunque, se l’operazione, cosa quasi impossibile, dovesse andare in porto, Fi potrebbe chiudere il rimpasto alla luce dei sei seggi, a fronte dei sei consiglieri con un assessore e la presidenza dell’assemblea con Lorenzo Sospiri, contro i sette della Lega con quattro assessori, ed i due di Fdi (oggi tre) che ha un assessore e un sottosegretario.

Comunque vale la pena di sottolineare la parabola, discendente o ascendente dipende dalle valutazioni, di tre consiglieri regionali che, eletti nella Lega ai tempi della epopea salviniana, non hanno lasciato finora un segno indelebile nella attività amministrativa e politica regionale. Nonostante i tre siano stati premiati con tre presidenze di commissioni: Simone Angelosante è presidente della commissione Politiche europee, Antonio Di Gianvittorio, della Immigrazione, e Manuele Marcovecchio, di quella Territorio, ruoli che danno diritto a 1.800 euro in più lordi nella indennità di circa 12mila euro, sempre lordi.

Dal novembre scorso, usciti dalla Lega, sono segnalati come “anime in pena” in cerca di una collocazione politica avendo fondato un gruppo, Valore Abruzzo, che si è scoperto poi con un nome identico a quello di una delle liste civiche che aveva sostenuto l’allora presidente, Luciano D’Alfonso nelle elezioni regionali del 2014, “Valore Abruzzo con Luciano”, che ha racimolato appena l’1,7%.

Non è dato a sapere se i consiglieri nello scegliere questo nome ne erano consapevoli, e se abbiano chiesto il permesso di utilizzare di quel nome, a prescindere dall’esistenza di un copyright.

Il capogruppo, Angelosante, medico marsicano eletto in provincia dell’Aquila, Di Gianvittorio, eletto in provincia di Teramo, e Marcovecchio, eletto nella provincia di Chieti, hanno avuto abboccamenti con l’Udc ed i centristi incontrando il leader nazionale Lorenzo Cesa, poi con Fdi, avendo contatti, peraltro blandi, con il presidente della Regione, Marco Marsilio. Poi, si sono federati con Forza Italia trattando con il presidente del Consiglio regionale, Sospiri, e con il capogruppo azzurro, Febbo, con la prospettiva di fondare un gruppo di cinque consiglieri e contare di più nella maggioranza.

Tutto ciò mentre tra una seduta e l’altra, nel corso dei mesi, in più di una occasione, i tre per ottenere più poltrone, in particolare un assessorato, hanno spesso fatto azioni di disturbo per mettere in difficoltà la maggioranza alla quale peraltro dopo la scissione con la Lega avevano giurato fedeltà eterna.

Secondo quanto si è appreso, Valore Abruzzo sarebbe spaccato nel senso che Marcovecchio non sarebbe d’accordo per ragioni elettorali: infatti, Angelosante e Di Gianvittorio con il passaggio a Fi avrebbero una ricandidatura sicura e qualche chance, secondo loro e il loro entourage, rispettivamente in provincia dell’Aquila e in provincia di Teramo, Marcovecchio nel Chietino avrebbe il disco rosso per la presenza di un uomo considerato imbattibile come il capogruppo e più volte assessore Mauro Febbo.

Dicevamo: i tre non hanno lasciato, finora un segno indelebile, pur segnalandosi dal punto di vista mediatico per iniziative che hanno suscitato polemiche. Soprattutto Angelosante.

Ad esempio la commissione  Immigrazione, guidato da Di Gianvittorio, si è finora riunita due volte: una per l’insediamento e l’altra per questioni di non trascendentale importanza, nonostante la tematica sia uno dei cavalli di battaglia dei salviniani.

Neanche Angelosante ha brillato con la commissione Politiche europee. Non a caso, anche Angelosante e Di Gianvittorio, quando sono usciti dalla Lega, stavano già per essere cacciati.

Un dossier era sul tavolo di Salvini, assicurano fonti interne alla Lega, per il loro operato non soddisfacente alla guida delle due commissioni. Come accaduto per Marcovecchio, alla luce del tradimento politico alle elezioni di Vasto.

I tre, sempre più isolati nel gruppo leghista in consiglio e sotto assedio, assieme  ai consiglieri regionali Antonietta La Porta e Fabrizio Montepara, avevano annunciato l’autosospensione dal partito, e inviato una  lettera a Salvini,  per chiedere una approfondita analisi del voto di ottobre, e per esprimere il forte dissenso con la gestione del partito a livello regionale da parte del coordinatore regionale, il deputato aquilano, Luigi D’Eramo, fedelissimo dello stesso segretario nazionale.

Iter ritenuto anch’esso a dir poco irrituale, perché semmai il responsabile delle cose abruzzesi è D’Eramo e non Salvini. Lettera che non ha avuto nessuna risposta. La Porta e Montepara sono poi rientrati nei ranghi, dopo un chiarimento con D’Eramo, mentre i tre se ne sono andati per la loro strada.

In realtà l’addio dei tre avrebbe anticipato una loro cacciata, o comunque un “processo” interno, per gli scarsi risultati prodotti nelle rispettive presidenze di commissione, ruolo per il quale percepiscono 1.800 euro mensili aggiuntivi alle altre indennità, con uno staff da loro nominato, per il comportamento da “battitori liberi ed evanescenti” e per il voltafaccia alle elezioni di Vasto per quanto riguarda Marcovecchio.

Già a novembre c’erano incertezze sul comportamento dei tre: vero è che i tre ex leghisti hanno promesso sostegno all’attuale maggioranza. Si diceva: ma ora in una situazione già di conflitto interno in particolare tra meloniani e la Lega che passa da 10 a 7 consiglieri, con un nuovo gruppo con cui fare i conti, nato con un alchimia di palazzo, termine respinto da Angelosante in conferenza stampa, che c’è chi scommette, alzerà la posta per mantenere ad esempio le presidenze delle commissioni, per rivendicare un assessorato, e voce in capitolo nella prossima legge di Bilancio, con la tradizionale spartizione di fondi natalizia tra vari consiglieri e rispettivi collegi elettorali. Anche se Angelosante garantiva che “per ora”, “così non sarà, non è nel nostro stile”. Però, le cose sono andate in un’altra direzione.

D’altra parte, la nuova forza, solo con tre seggi, può fare anche il bello e cattivo tempo all’Emiciclo: la maggioranza, compresa Valore Abruzzo, ha infatti 17 seggi, le opposizioni 14 seggi, calcolando Marianna Scoccia, ex Udc e Marco Cipolletti, ex M5s, entrambi al gruppo misto, e il numero legale è fissato a 16 presenze in aula. Dunque il voto dei tre risulta determinante, con quello che questa evenienza potrà significare per gli ultimi due anni di legislatura per il centrodestra, già lacerato da dissidi interni.

Ma torniamo al forte scontento, che ben prima dello strappo, serpeggiava nel gruppo della Lega per l’operato dei tre ex-compagni di partito.

“Noi all’indomani del risultato elettorale, non buono per la Lega Abruzzo abbiamo chiesto per le vie informali un incontro, per valutare la situazione, nell’intento di migliorare l’offerta politica abruzzese, visto che si è registrato declino costante dalle europee. Ma a quella richiesta non c’è stato nessun riscontro”, spiegava Angelosante nella conferenza stampa per smentire le “fantasiose” ricostruzioni di non precisati blog di informazione sulle ragioni della sua scelta.

C’è però anche chi gli ricorda, nella Lega e nel centro-destra che proprio Angelosante è stato malamente sconfitto nella sua Ovindoli alle elezioni comunali di ottobre dal maestro di sci, Angelo Ciminelli, mancando la sua riconferma a primo cittadino.

“Da quale pulpito  arriva la predica”, gli si rinfaccia dunque, ricordando anche che il super impegnato sindaco non ha partecipato ad un bando per i ristori covid a favore degli operatori del turismo della montagna, di cui era pure firmatario e che il bando è stato riaperto “appositamente per lui”.

Angelosante nel comunicato stampa istituzionale aveva ricordato di essere stato il fondatore della Lega in Abruzzo nel 2015, qualcuno gli ricorda però velenosamente che è stato anche commissariato a stretto giro da Paolo Arrigoni.

Nel dossier sul tavolo di Salvini, e altra ragione di malcontento anche le sue sortite social che si sono conquistate la ribalta nazionale.

Frasi tipo “Fino a quando il popolo non impicca i banchieri” e “L’Italia di Conte ha firmato senza autorizzazione del Parlamento sovrano, un trattato che serve alla Germania impegnando l’Italia a versare 125 miliardi che non potrà mai avere indietro.  Questo si chiama alto tradimento gli interessi nazionali. In tempo di guerra era punito con la fucilazione alle spalle”, postate su facebook, ad esempio. Con la Lega Abruzzo che è stata costretta a prendere le distanze, ritenendo “quelle affermazioni non consone a un dibattito che, se pur aspro, deve sempre essere confinato nell’alveo della civiltà e del rispetto”, ha spiegato in una nota D’Eramo.

Ancor prima c’era stata la polemica di Angelosante con Roberto Vecchioni,  “colpevole” di aver cantato Bella Ciao in un concerto nella sua Ovindoli. “Propaganda di basso livello”, aveva detto l’allora sindaco, provocando veementi reazioni a livello nazionale.

Per quanto riguarda Di Gianvittorio, che è anche consigliere di maggioranza a Notaresco, provincia di Teramo, ha tenuto banco nei mesi scorsi la problematica della gestione della discarica Cirsu. Ed è significativo che proprio D’Eramo, in qualità di deputato e di componente dell’ottava Commissione parlamentare Ambiente e Territorio ha presentato una formale richiesta di accesso agli atti al Comune di Notaresco “per poter leggere e approfondire tutti gli atti inerenti, in particolar modo, quelli riguardanti l’ampliamento con la realizzazione del secondo invaso. Una questione annosa – aveva detto D’Eramo – dove sembrerebbero emergere ombre e procedure discutibili. Dobbiamo accertare lo stato delle cose e verificare eventuali responsabilità“.

A giugno si vociferava già un passaggio di Di Gianvittorio a Forza Italia, oppure in Fdi. E hanno abbandonato la Lega al Comune di Silvi, i consiglieri comunali Massimo Santone e Andrea Di Censo, suoi fedelissimi.

Infine Marcovecchio, che è stato cacciato dalla Lega su decisione all’unanimità del collegio federale, in particolare, “per aver assunto iniziative contro il partito alle recenti elezioni amministrative di Vasto ispirando ed appoggiando una lista civica che si è presentata contro la coalizione di centrodestra”, che aveva candidato Guido Giangiacomo, sconfitto al ballottaggio dal riconfermato Francesco Menna portacolori del centrosinistra. Questo dopo che Marcovecchio aveva proposto se stesso come candidato sindaco, senza molta fortuna.  red