L’AQUILA – Come la seduta ordinaria mattutina, anche quella straordinaria pomeridiana del Consiglio regionale di ieri si è conclusa con uno scioglimento-lampo, per mancanza del numero legale.
Si trattava di due sedute attese, vista l’interruzione di ieri per l’invasione dentro l’aula consiliare dei comitati aquilani e visti anche i temi delicati soprattutto di quella del pomeriggio, dedicata alla ricostruzione.
Ma alla fine ha prevalso il disorientamento e lo scoramento dell’intero Consiglio regionale dopo la nuova bufera giudiziaria che lo ha colpito: in aula per la maggioranza c’era solo il capogruppo del Pdl, Gianfranco Giuliante, e la discussione sulla ricostruzione non è neanche cominciata.
Anche i comitati, che avevano promesso o forse minacciato una nuova presenza in massa, non hanno tenuto fede alle attese: fuori da palazzo dell’Emiciclo, presidiato dalle forze dell’ordine, c’era al massimo una ventina di persone.
STATI: “CONTRO DI ME LA LUPARA BIANCA”
L’AQUILA – Avrebbe voluto che il consiglio regionale incentrato sulle problematiche legate al post terremoto si svolgesse per poter dire la sua, parlare e fare chiarezza su quella società in house regionale Abruzzo Engineering tirata più volte in ballo dall’inchiesta che ha ha coinvolto lei ed i suoi affetti. L’ex assessore alla Protezione civile e Ambiente e attuale consigliere del Gruppo misto Daniela Stati, indagata anche per la vicenda legata ai rifiuti che ha travolto l’ex assessore alla sanità Venturoni, non ha potuto fare a meno, però, di dire la sua, appoggiando, comunque, la richiesta di rinvio della seduta straordinaria sul post sisma.
“Oggi qui doveva esserci quella maggioranza che ha condiviso percorso di Abruzzo Engineering. Ho chiesto un consiglio straordinario da un mese perché cerco di parlare, non con i consiglieri ma con la gente. Non ho mai dato un euro ad Ae, ho chiesto se la società era in house dopo che aveva ricevuto 50 milioni di euro di affidamenti sia dalla destra sia dalla sinistra”.
“Poi è arrivata l’ordinanza di Berlusconi al quale dico: se ci sei batti un colpo. Il premier ha firmato un ordinanza dove scrive che è stato sollecitato da tutti gli enti locali ed io ho avuto famiglia arrestata perché mi si è accusa di aver istigato Chiodi e che lui abbia fatto pressioni su Berlusconi per agevolare Abruzzo Engineering. Io non ho mai dato un euro di lavoro. Alle riunioni c’erano Castiglione, il suo direttore Domenico Longhi, mai la sottoscritta. Giuliante conosce bene Abruzzo Engineering perché dai tempi in cui era in provincia, così come la conosce il consigliere regionale Di Pangrazio (Pd) perché il fratello era direttore generale presso la provincia dell’Aquila”.
“La mia colpa è aver ascoltato Chiodi quando ha detto che la società era in house e doveva lavorare: per questo nei miei confronti è stata usata la lupara bianca. Io mi sono preoccupata di fare lavorare la società. Sono io che mi sono opposta a dei personaggi che volevano affidamenti diretti per 5 milioni di euro. Non auguro a nessuno di essere lasciati soli in momento di difficoltà. Sono fiduciosa sul lavoro della magistratura. Ma appena chiuse le indagini aprirò i gazebo, gli stessi usati dal Pdl, per mostrare gli atti. Perché mai non ho affidato un euro di lavori ad Ae se ero amica di Stornelli? La mia aula saranno le piazze. A nessuno auguro la gogna alla quale sono stata esposta”.
SAIA (PDCI): “FRASI PESANTI, CHE ESCANO I NOMI”
“Le dichiarazioni della Stati sono molto pesanti” ha dichairato il capogruppo Pdci Antonio Saia. Avrebbero meritato un dibattito che è stato negato. Sarà necessario acquisire i nomi e i cognomi delle persone a cui si riferiva la Stati. Di qualsiasi parte politica siano”.
D’ALESSANDRO (PD): ”CI SI DICA SE IL GOVERNO TIENE”
L’AQUILA – “È una richiesta che non mi sorprende quella di Giuliante, che è qui a prendersi responsabilità per assenze ingiustificate di una maggioranza che non ha la serenità su un confronto che avrebbe riguardato fatti non certo oggetto della cronaca e notizie di oggi. Si sarebbe dovuto parlare di terremoto, ricostruzione e di Abruzzo Engineering sapendo la maggioranza che avevamo chiesto questo Consiglio prima della pausa estiva”.
Lo ha detto il capogruppo del Partito democratico, Camillo D’Alessandro, durante le dichiarazioni di voto sulla richiesta di scioglimento del Consiglio regionale convocato per questo pomeriggio.
“Abbiamo chiesto di convocare nei prossimi giorni un nuovo Consiglio regionale straordinario – ha aggiunto – per affrontare i problemi politici di questa maggioranza, a meno che il 28 (giorno di un’altra seduta, n.d.r.) Chiodi non venga in aula e faccia le sue comunicazioni”.
“Oggi – ha accusato il capogruppo Pd – non c’è motivo perché il Pdl non sia in aula. Sono consapevole del momento che si sta vivendo, ma proprio oggi il governo doveva dimostrare che è in grado di andare avanti, di dimostrare la sua tenuta”.
“Dalle 11 di stamane, invece – ha sostenuto D’Alessandro – si assiste a uno spettacolo desolante: sedie vuote del Consiglio, tra i banchi della Giunta. Credo che per rispetto non dell’aula, ma degli abruzzesi, il centro destra sarebbe dovuto venire in aula, a quel punto, politicamente, ci sarebbe stata la richiesta di rinvio. Chi è assente ha sempre torto: vedere vuote le sedie date dagli abruzzesi attraverso il voto è uno spettacolo desolante”.
“Grazie a Gianfranco Giuliante e a Daniela Stati – ha concluso l’esponente democrat, rivolgendosi agli unici due politici di centrodestra presenti – per la serietà di essere in aula, ma il fatto che non ci siano altri vuol dire che è un ordine di scuderia. Ci si dica che se il governo può andare avanti”.
I COMITATI ‘SPARITI’: ”NON E’ FACILE COINVOLGERE SEMPRE”
L’AQUILA – C’era una forte preoccupazione per i due Consigli regionali previsti oggi, entrambi saltati: i comitati cittadini aquilani avevano promesso battaglia, una promessa paragonabile a una minaccia, vista l’invasione di ieri dell’aula consiliare di palazzo dell’Emiciclo da parte di un centinaio di persone.
Ma la minaccia è andata a vuoto, inutile è risultato lo spiegamento di forze di polizia, più corposo e organizzato rispetto a quello di ieri (c’era la Celere): questa mattina dei comitati si sono viste poche anime, oggi pomeriggio gli insorti sono arrivati a qualche decina, ma nulla più.
La sensazione è che il fulmine a ciel sereno dell’arresto dell’assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, e le indagini sui senatori del Pdl, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, oltre che a scompaginare il Consiglio regionale abbia sparigliato le carte anche tra gli aquilani dei comitati.
Una sensazione confermata anche da Mauro Zaffiri, esponente del presidio permanente di piazza Duomo.
“Siamo una cinquantina di persone – dice – ma sulla partecipazione ha influito il fatto che il Consiglio di questa mattina non sia stato fatto, come poi pure quello del pomeriggio. Ogni giorno è diverso e cambia tutto, non è facile mantenere alto il livello del coinvolgimento, anche se ci proviamo”.
Il nuovo scandalo di affari tra politica e imprenditori ha colpito non poco i comitati: “Solo ieri – ricorda Zaffiri – la Stati ci parlava di trasparenza, legalità, e oggi hanno arrestato Venturoni!”.
La nuova bufera, comunque, non distoglie i comitati dalla loro richiesta: “Arresti o non arresti – conclude Zaffiri – il Consiglio regionale dovrà mantenere il suo impegno, facendo una seduta solo sulla ricostruzione. Non può pensare di lavarsene le mani, per noi è questa la cosa più importante”.
COMITATI: BONANNI, ”NOI PULITI, ALTRI NO”
L’AQUILA – “Abbiamo fedine penali pulite, lo stesso non possono dire altri che sono condannati, alcuni per mafia, e siedono in Parlamento: non accettiamo questo ribaltamento di valori”.
Lo ha detto Anna Lucia Bonanni, esponente del presidio permanente di piazza Duomo che oggi ha manifestato davanti a palazzo dell’Emiciclo.
Un gruppo di rappresentanti dei comitati dei cittadini presidierà anche la seduta del Consiglio comunale che si svolgerà domani e poi quella del Consiglio regionale di martedì prossimo.
Durante il sit-in è intervenuto anche il capogruppo del Prc in Consiglio regionale, Maurizio Acerbo, il quale ha definito “scandalosa la reazione delle istituzioni che mandano le forze dell’ordine quando il loro dovere sarebbe confrontarsi con i cittadini”.
COMINCIATA SEDUTA, CHIESTO CONTEGGIO NUMERO LEGALE
Nonostante sia stata in forte dubbio per tutta la mattina, è cominciata la seduta straordinaria del Consiglio regionale, convocata in tutta fretta ieri dopo la sospensione dei lavori per l’invasione dei comitati di cittadini aquilani.
La seduta dovrebbe occuparsi di terremoto e ricostruzione, ma è evidente che la discussione va a intrecciarsi con il nuovo scandalo che ha travolto la politica regionale a partire dall’arresto dell’assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, e le denunce ai senatori del Pdl, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano.
La discussione si è aperta con il solo capogruppo del Pdl, Gianfranco Giuliante, seduto sui banchi della maggioranza. Giuliante ha chiesto la verifica del numero legale, che dovrebbe non esserci: in vista un altro scioglimento.
Per mancanza del numero legale si è sciolta invece questa mattina la seduta ordinaria del Consiglio regionale, ripresa intorno alle 11.30, nonostante la bufera giudiziaria in corso, dopo l’interruzione di ieri dovuta appunto al blitz dei comitati di cittadini aquilani.
CONFERENZA CAPIGRUPPO DECIDE SU RINVIO SEDUTA POMERIDIANA
L’AQUILA – Nell’aula consiliare di palazzo dell’Emiciclo con la seduta ordinaria del Consiglio regionale rinviata, si sta svolgendo una riunione della conferenza dei capigruppo chiamata a decidere sulla opportunità o meno, alla luce della bufera giudiziaria, di svolgere il Consiglio straordinario sul terremoto e la ricostruzione.
I consiglieri regionali stanno verificando se ci siano le condizioni per gestire una situazione che si annuncia surriscaldata, dopo l’occupazione fatta ieri dai comitati cittadini dell’aula consiliare, con il conseguente rinvio dei lavori.
SCIOLTA LA SEDUTA MATTUTINA
Il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, aveva dato il via alla seduta ordinaria del Consiglio regionale riprendendo dalla fine della seduta di ieri, quando erano in discussione gli emendamenti su una legge in materia di acque minerali.
Subito dopo, tuttavia, la seduta era stata sospesa per un quarto d’ora, su richiesta del gruppo consiliare del Partito democratico, e alla ripresa è arrivata la richiesta di verifica del numero legale, che è mancato. Di lì lo scioglimento del Consiglio, tra le grida di “vergogna!” dei consiglieri di opposizione.
Resta incerto invece il destino del Consiglio straordinario sulla ricostruzione, previsto per oggi pomeriggio alle 15, dove torneranno sicuramente a farsi sentire i comitati aquilani, ulteriormente aizzati dopo la nuova bufera giudiziaria.
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