L’AQUILA – Lontani i tempi della campagna elettorale  quando l’allora candidato presidente della Regione Luciano D’Alfonso, ma anche i candidati di tutti gli schieramenti, accalorandosi nei comizi e nei talkshow, promettevano di tagliare i costi della politica una volta eletti, a cominciare dalle loro future indennità, anticipando in Abruzzo quanto verrà reso imperativo per tutte le regioni dal disegno di legge di riforma del Senato del ministro Maria Elena Boschi.

Ora che però avrebbero la possibilità di realizzare quanto promesso, questa la denuncia dei consiglieri regionali del Movimento 5 stelle, il presidente D’Alfonso e tanti consiglieri di maggioranza e opposizione tacciono sull’argomento e quelli di maggioranza anzi si sono dileguati dalla seduta della Prima commissione (Bilancio) di giovedi 30 aprile, dove all’ordine del giorno c’era la proposta di legge grillina che prevede proprio la riduzione delle indennità di consiglieri da 11.100 euro a 5.000 euro, per i presidenti di Giunta e Consiglio da 13.800 euro a 6.500 euro.

E ancora la riduzione dei vitalizi con percentuali maggiori in caso di cumulo di vitalizi diversi e lo spostamento da 60 a 67 anni l’età minima per la sua fruizione.

E come se non bastasse il taglio dei rimborsi spese di 4.500 euro mensili, assegnato ora a ciascun consigliere a prescindere da quanto spende effettivamente, le indennità di vice presidente e segretari di Commissione, l’abrogazione della polizza assicurativa e del trattamento di fine mandato.

Un pacchetto di sacrifici, questa vota tutti a carico della classe politica regionale, che, calcola M5s, consentirebbe un risparmio di 23 milioni di euro nei cinque anni di legislatura, non male per una Regione condannata dalla Corte dei Conti a rientrare dal disavanzo “storico” di 400 milioni accumulato negli anni ’90 e ha problemi di liquidità per le spese correnti.

Ma giovedi appunto, allorché la prima firmataria del provvedimento, la pentastellata Sara Marcozzi, ha preso la parola in prima commissione, intorno alle ore 14.30, per illustrare la proposta di legge e chiederne l’approvazione, si sono assentati, o erano già assenti i consiglieri di maggioranza Alberto Balducci, Sandro Mariani, Pierpaolo Pietrucci del Partito democratico, Andrea Gerosolimo e Alessio Monaco della Federazione Abruzzo Civico – Regione Facile. Pietrucci ha  però giustificato la sua assenza per altri improrogabili impegni, e per questo sottoliena aveva delegato in sua vece Mariani.

Rimasti in commissione oltre alla Marcozzi, l’altro esponente M5S Domenico Pettinari, Gianni Chiodi e Lorenzo Sospiri di Forza Italia, quest’ultimo in sostituzione di Mauro Febbo, e Leandro Bracco ora del gruppo misto dopo l’espulsione da M5s.

Assente Mauro Di Dalmazio di Abruzzo Futuro. 

Il presidente della prima commissione Maurizio Di Nicola della Federazione Italia dei valori, Sinistra ecologia e libertà e Centro democratico, non ha potuto far altro che prendere atto della mancanza del numero legale, rimandando la discussione in data da destinarsi, probabilmente nella prossima settimana.

Avendo però prima proposto un approfondimento della proposta di legge. Ed è questo forse il motivo che ha spinto i consiglieri di maggioranza a far mancare il numero legale.

Ma tanto basta per la Marcozzi per gridare allo scandalo, anche a margine del consiglio regionale di ieri.

“Mentre fuori dall’Emiciclo – ha detto la consigliera grillina – continuano le proteste dei cittadini contro i tagli ai fondi per l’agricoltura e ai presidi ospedalieri, e il governo regionale continua a tagliare fondi alla sanità e trasversalmente in tutti gli altri settori, nessun coraggio si dimostra invece nel taglio degli stipendi dei Consiglieri. Dopo la seduta andata deserta la settimana scorsa – incalza la Marcozzi –  attendiamo la prossima riunione della Commissione Bilancio per vedere se questo atteggiamento da desaparesidos continuerà”.

“Noi restituiamo metà del nostro emolumento ormai da un anno – ricorda poi la Marcozzi – nei primi 6 mesi abbiamo accumulato, da soli, ben 133mila euro da impiegare in un fondo per le piccole medie imprese restituendoli così agli abruzzesi. E gli altri consiglieri del taglio dei loro stipendi non vogliano neanche discutere. Assicuriamo – osserva provocatoriamente la Marcozzi – che con lo stipendio tagliato si vive più che dignitosamente. In un momento in cui chiediamo sacrifici a tutti, il minimo sarebbe dare l’esempio e partire proprio dai loro stipendi”.

L’argomento forte dei grillini è però anche quello di ricordare le promesse elettorali in particolare del centrosinistra, visto che su questo argomento il centrodestra del candidato presidente Chiodi è stato sempre molto evasivo. Ed anzi Chiodi, nella commissione andata deserta, ha annunciato il suo voto contrario ad un provvedimento giudicato “demagogico”, perché “la politica deve mantenere una sua dignità e incentivare la qualità e il merito”.

D’Alfonso invece nel maggio 2014, nel presentare le sue liste civiche aveva assicurato che “le corrispondenze delle competenze economiche ai parlamentari regionali verranno parametrate a quelle del sindaco della città capoluogo di regione”.

Cioè a circa 3.500 euro netti, quanto, appunto, guadagna oggi il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Quello che prevede il disegno di legge M5S.

Una promessa elettorale, era stato però opportunamente osservato, che ricalcava il disegno di legge di riforma del Senato, per ora in prima lettura palazzo Madama nell’agosto 2014, con prima firmataria il ministro Boschi, che all’articolo 34 stabilisce proprio che gli stipendi dei componenti degli organi regionali, presidente e assessori compresi: gli emolumenti, si legge nel testo, “non potranno superare l’importo di quelli spettanti ai sindaci dei comuni del capoluogo di regione”.

Per quanto riguarda poi i vitalizi, anche i consiglieri regionali rieletti in questa legislatura, votarono nel 2011 compattamente per l’abolizione del vituperato vitalizio, l’assegno mensile a vita spettante agli ex consiglieri.

Ma a partire dalla successiva legislatura, cioè quella in corso.

Vitalizi giova ricordare, di 2.400 euro netti al mese per 5 anni e 5 mesi di legislatura e contributi, fino a 3.300 netti al mese per 10 anni di legislatura. A partire dai 65 anni di età, o con una penalizzazione economica, anche a partire dai 60 anni.

I vitalizi sono ancora goduti da circa 120 ex consiglieri, di cui una trentina percepiscono anche quello da ex parlamentare, e che costano alle casse regionali circa 5 milioni di euro l’anno.

Di abolire il doppio vitalizio, o almeno ridurre l’assegno pagato dalla regione anche chi è stato parlamentare, invece nella passata legislatura non c’è stato verso, la proposta di legge del consigliere di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo è stata rimpallata tra l’aula e le commissioni con un nulla di fatto conclusivo.

Ed ora la palla è passata alla Conferenza dei presidenti del Consigli regionali,  che sta mettendo appunto un provvedimento valido per tutte le Regioni.

Opportuno passo in avanti, proposto anche dal disegno di legge del M5S, sarebbe intanto quello di spostare in avanti l’età minima per cominciare a riscuotere il vitalizio a 67 anni, per adeguare il trattamento pensionistico dei consiglieri regionali con quelli di tutti gli altri lavoratori che andranno in pensione più tardi, molti a partire dai 67 anni a partire dal 2016, tenuto conto dell’aumento dell’età media di vita.

Tralasciando il fatto che un lavoratore normale, per riscuotere una modesta pensione deve versare contributi per 40 anni e non per appena 5 anni come ha avuto la fortuna di fare chi ancora oggi gode del vitalizio.