L’AQUILA – “Non sono il primo né l’unico caso di dipendente o dirigente regionale che è andato o è in distacco sindacale; la Regione Abruzzo ha altri soggetti in distacco ai quali corrisponde il dovuto trattamento economico. Troppo semplice per l’ex presidente Pagano rimane ora criticare dall’esterno”.

Così la dipendente della Regione Abruzzo e sindacalista segretario nazionale del Direr, Silvana De Paolis, replica alle dichiarazioni rilasciate ad AbruzzoWeb dall’ex presidente del Consiglio, Nazario Pagano, sul tema dei premi massimizzati a tutti i funzionari e dipendenti regionali con conseguente esborso economico portato alla luce da questo giornale.

“Dopo la riforma Bassanini, i dirigenti contano più dei politici. Abbiamo avuto un dirigente che, ricoprendo importanti incarichi nel sindacato, praticamente in 5 anni non ha lavorato una sola ora, eppure ha sempre ottenuto alte valutazioni e corrispondenti premi di produzione”, aveva detto Pagano, polemico.

La De Paolis si è sentita chiamata in causa. “Nonostante l’elezione a segretario nazionale Direr, sono stata in servizio attivo dal 2006 al 2009 conciliando la attività dirigenziale con gli impegni sindacali – rivendica – Nella passata legislatura, con l’ingresso in Consiglio regionale del presidente Pagano, mi sono decisa ad attivare un periodo di distacco sindacale soprattutto perché si prospettavano condizioni di conflitto fra la mia attività dirigenziale e quella sindacale”.

E le bordate non sono finite qua. “Vero è che i primi atti di gestione della amministrazione del presidente Pagano presentavano parecchie ombre, tanto che sono stati oggetto di impugnativa di fronte alla magistratura con condanna per la Regione e conseguente azione risarcitoria”.

LA NOTA COMPLETA

Sono Silvana de Paolis, la sindacalista alla quale probabilmente (per me certamente) fa riferimento l’ex presidente Pagano oggi coordinatore regionale di Forza Italia.

Sono il segretario nazionale della Direr, il sindacato maggiormente rappresentativo dei dirigenti delle Regioni. È questo il mio secondo mandato in qualità di segretario nazionale e contemporaneamente ho anche l’incarico di segretario regionale per la sezione Direr – Abruzzo, mentre fino allo scorso mese di giugno ho ricoperto altresì la carica di vice segretario della Confederazione Confedir (Confederazione rappresentativa dei dirigenti e dei quadri del pubblico impiego).

Ma sono prima di tutto un dirigente della Regione Abruzzo (vincitrice di concorso pubblico nel 1994) e nonostante l’elezione a segretario nazionale Direr, sono stata in servizio attivo dal 2006 al 2009 conciliando la attività dirigenziale con gli impegni sindacali.

Nella passata legislatura, con l’ingresso in Consiglio regionale del presidente Pagano, mi sono decisa ad attivare un periodo di distacco sindacale soprattutto perché si prospettavano condizioni di conflitto fra la mia attività dirigenziale e quella sindacale.

Vero è che i primi atti di gestione della amministrazione del presidente Pagano presentavano parecchie ombre, tanto che sono stati oggetto di impugnativa di fronte alla magistratura con condanna per la Regione e conseguente azione risarcitoria.

Voglio precisare che il distacco sindacale è un diritto sancito dalla legge e regolato dai contratti collettivi di lavoro che prevedono per tutti i sindacalisti le modalità di trattamento economico dovute nei periodi di distacco, sia come retribuzione fondamentale che come retribuzione accessoria.

Come retribuzione accessoria ho percepito, durante il distacco, ai sensi del contratto nazionale, un compenso equivalente alla media delle valutazione dei colleghi in servizio; le mie precedenti valutazioni sono state per lo più sempre superiori all’importo medio; se fossi stata in effettivo servizio avrei potuto guadagnare di più (tutto al contrario di quanto accade per i politici).

Tutte le spese relative ai compensi del personale distaccato per motivi sindacali non competono al sindacato, ma sono a carico dell’intero sistema delle Regioni e sono oneri contrattualmente previsti in ogni rinnovo contrattuale.

Non sono il primo né l’unico caso di dipendente o dirigente regionale che è andato o è in distacco sindacale; la Regione Abruzzo ha altri soggetti in distacco ai quali corrisponde il dovuto trattamento economico.

Troppo semplice per l’ex presidente Pagano rimane ora criticare dall’esterno; c’è da chiedersi, piuttosto, come mai durante cinque anni di legislatura non si sia riusciti a farsi ridare da tutte le altre Regioni quota parte delle spese sostenute per il distacco sindacale della scrivente e degli altri dipendenti regionali distaccati e chi dovrà rispondere del conseguente danno per la Regione Abruzzo.

Spero così di aver dato un contributo chiarificatore sul tema sia all’ex presidente Pagano, che evidentemente non ha compreso a pieno la materia durante la sua lunga esperienza politico-amministrativa, nonché alla stampa che spesso cade nell’equivoco sulla tutela delle prerogative sindacali e inoltre alla opinione pubblica rispetto alle relazioni delle parti sociali.

Basta con le polemiche inutili: le rappresentanze sociali meritano rispetto, hanno pieno titolo giuridico e sociale nel confronto e soprattutto non sono titolari di vitalizi.