L’AQUILA – Direttori della Giunta regionale d’Abruzzo formalmente decaduti, e dirigenti senza più un incarico loro affidato, ma che continuano a percepire lo stesso stipendio, e a timbrare il cartellino, senza, però, avere una mansione da svolgere. Con il rischio che la Corte dei conti possa intervenire per danno erariale.
Questo il poco edificante scenario denunciato ad AbruzzoWeb da Paolo Gatti, consigliere regionale di Forza Italia e vice presidente del Consiglio regionale, e da Giorgio D’Ignazio, consigliere del Nuovo centro destra nonché consigliere segretario, che si apprestano a presentare un’interrogazione nella prossima seduta in aula, martedì 10 marzo, alla quale sarà chiamato a rispondere l’assessore al Bilancio Silvio Paolucci.
“In particolare chiediamo di sapere se è vero che dal mese di dicembre scorso ci sono ex direttori e dirigenti ai quali non sono stati assegnati i relativi incarichi dirigenziali dopo la cessazione dei precedenti compiti – spiega Gatti – e se risponde al vero che ciò nonostante gli stessi continuino a percepire le indennità connesse agli incarichi antecedenti”.
I due non fanno nomi ma, a mo’ di d’indizio, rivelano che i dirigenti nel limbo sono non meno di 4, mentre almeno due sono gli ex direttori. I nomi, speigano, “dovrà farli Paolucci”.
Una situazione che, se confermata, sarebbe frutto del ritardo con cui si sta completando il riordino della macchina burocratica regionale, rivoluzionata dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, con la prima legge pesante della nuova legislatura, approvata ad agosto 2014, e che ha portato al recente insediamento dei nuovi sette capi dipartimento e della figura inedita del direttore generale, Cristina Gerardis, al posto delle nove, vecchie direzioni, e delle sei strutture speciali, con a capo dirigenti con funzione direttoriale.
Manca ancora, però, un passaggio decisivo: i capi dipartimento devono proporre alla Giunta regionale un’articolazione del loro dipartimento in più unità organizzative, dette “servizi”, in base alle molteplici funzioni e settori della vita pubblica di cui il dipartimento si dovrà occupare. E dovranno individuare per ciascun servizio un dirigente, tra i dipendenti di ruolo della Giunta, e nel limite del 10 per cento del fabbisogno, anche esterni. La Giunta dovrà poi recepire il tutto in sette distinte delibere.
“Da quello che ci risulta – spiega Gatti ad AbruzzoWeb – ci sarebbero ex direttori e dirigenti, compresi quelli con ruolo direttoriale a capo di alcune delle strutture speciali, che di fatto non sanno che cosa fare, timbrano il cartellino e basta, in attesa di un nuovo incarico. Ciò significa che la Giunta e i nuovi capi dipartimento, con la loro lentezza e le loro omissioni, stanno provocando un danno alle casse della Regione”.
E l’allarme di Gatti sembra essere giustificato: la Corte dei conti che vigila sul buon uso dei soldi pubblici potrebbe, in linea di principio, obiettare che nella Regione si pagano dipendenti a cui non è stato dato nulla da fare, e si pagano ancora stipendi da direttore a chi, di fatto, non dirige più nulla.
“Bella figura da parte del presidente D’Alfonso e della sua rivoluzione burocratica! – incalza Gatti – Se non si procede a un’immediata riorganizzazione degli uffici, la sua epocale riforma continuerà a produrre non efficienza, ma sprechi. La verità è che la sua non è nemmeno una riforma degna di questo nome, è un mero riordino che ha creato solo confusione”.
Va infine ricordato che il problema non sono solo i dipendenti regionali che non sanno che fare: finché i dipartimenti non saranno pienamente operativi, a pagare pegno saranno, come sempre, i cittadini e le imprese che attendono prestazioni e pagamenti dai vari uffici.
“Ho notizia di crescenti lamentele per disfunzioni burocratiche, pratiche bloccate, pagamenti che non vengono onorati, proprio perché gli uffici non sono a 7 mesi dalla riforma, ancora messi in condizione di funzionare in modo ottimale – sostiene infatti D’Ignazio – Altro che il tormentone da campagna elettorale di D’Alfonso ‘Abruzzo facile e veloce’. Auspichiamo un chiarimento da parte della Giunta e, nel caso, la risoluzione urgente di una vicenda che, se confermata, sarebbe al limite del grottesco’’.





