PESCARA – “La disquisizione giuridica circa il momento nel quale scatterebbe per Luciano D’Alfonso il dies a quo rispetto al quale far decorrere la sua incompatibilità tra senatore e presidente della Regione è estremamente interessante, in termini di diritto pubblico addirittura appassionante. Ma può mai essere questo il terreno sul quale la questione deve essere affrontata?”.
La dotta staffilata la vibra il costituzionalista e accademico napoletano Gaetano Quagliariello, senatore del centrodestra eletto nel collegio uninominale L’Aquila-Teramo.
Destinatario è il presidente della Regione D’Alfonso, che eletto al Senato per il Pd, tracollato in Abruzzo come altrove, ora dovrà dimettersi dalla carica di presidente, essendo i due ruoli incompatibili, avendo già dichiarato D’Alfonso che andrà a fare il senatore.
Quagliarello assieme a Forza Italia, alla Lega e anche al Movimento 5 stelle, e finaNco a quache esponeNte del centrosiNIstra, come l’assessore regionale Pd Donato Di Matteo, chiedono a gran voce che lo faccia immediatamente, senza temporeggiare, in modo tale che si possa andare a votare in Abruzzo entro tre mesi, come impone la legge, dunque in teoria anche entro giugno-luglio.
D’Alfonso però ha detto chiaramente, nella conferenza stampa post-voto stampa a Pescara, appellandosi “al dettato del costituzionalista Costantino Mortati”, che è giusto ed opportuno per lui attendere la convalida certa e definitiva della sua elezione da parte del Senato, che in base alle tempistiche delle precedenti legislature arriverà a settembre massimo ottobre, dopo la verifica approfondita di eventuali situazioni di incompatibilità, ineleggibilità, e della stessa regolarità del voto dichiarata dalla Corte di Appello.
“La convalida degli eletti – ha spiegato infatti D’Alfonso – è un atto dell’ordinamento che si estrinseca attraverso gli organi ausiliari del Senato. Attenderò la convalida da parte della Giunta per le elezioni e solo da quel momento scatterà il dies a quo. Fino ad allora svolgerò pienamente le funzioni di presidente della Regione”.
Ci sarebbe dunque la possibilità per D’Alfonso di rimandare di quale mese le sue dimissioni da presidente della Regione, e in tal modo slitterebbe a cascata la data delle elezioni, anche a dicembre 2018.
Tema giuridicamente appassionante, per il professor Quagliariello, per il quale però il nodo è in realtà politico.
“D’Alfonso – osserva infatti Quagliariello – ha scelto di diventare senatore anziché onorare fino in fondo il suo mandato di presidente della Regione. E’ dunque surreale che pensi di poter esercitare fino all’ultimo scampolo di potere aggrappandosi alle dispute dottrinarie su proclamazione, convalida, immissione nella funzione di senatore, acquisizione della carica”.
E aggiunge: “Al di là della discutibile fondatezza delle sue tesi, tale intendimento risulta politicamente patetico e istituzionalmente irrispettoso. Più che scomodare il padre costituente Costantino Mortati, come fa D’Alfonso – conclude Quagliariello -, è il caso di evocare Ennio Flaiano: la situazione è grave ma non è seria…”.






