L’AQUILA – Il tempo trascorre inesorabile, ma ancora non si trova una soluzione per le decine di collaboratori dei gruppi politici del Consiglio regionale dell’Abruzzo, che non si sono visti rinnovare i loro contratto interinali scaduti il primo luglio. Collaboratori che ora si ritrovano senza lavoro e che hanno lasciato vuote le loro scrivanie, tirando avanti per ora con l’assegno mensile del Naspi, ammortizatore che durerà però pochi mesi.
Ad impedire il rinnovo dei loro contratti, di solito semestrali, è il parere della Corte dei Conti secondo la quale la Regione per effetto della legge 113 del 2016 non può assumere personale e rinnovare contratti a tempo determinato, finché non termineranno i riaccertamenti contabili dei debiti e crediti pregressi relativi alle annualità 2014, 2015 e 2016. Tutto si risolverà dunque solo quando la Regione, continuamente bacchettata dalla stessa Corte, riuscirà chiudere la partita. Entro fine agosto, ha garantito il presidente, Luciano D’Alfonso, che ha “suggerito” ai direttori regionali di rinunciare alle ferie, proprio per serrare i tempi.
A creare nervosismo tra gli esclusi, e anche tra chi ha mantenuto il posto ma deve ora lavorare in uffici con molte scrivanie vuote, è la considerazione che in realtà da parte dei capigruppo delle varie forze politiche, ci sia stato un eccesso di zelo, in quanto ad un’attenta lettura, il parere della Corte dei Conti non riguarderebbe i contratti interinali, che hanno una natura privatistica.
Il timore è poi che non si riesca a terminare il riaccertamento contabile entro fine agosto. Un timore condiviso anche da un’altra categoria di collaboratori politici, quelli impiegati nelle commissioni e negli assessorati. Per non pochi di loro i contratti, questa volta a tempo determinato e sottoscritti con il Consiglio regionale, normalmente per una durata più lunga, scadranno a settembre, e se nulla cambia anche loro dovranno andare a casa.
A non aver rinnovato i contratti scaduti, un po’ tutti i gruppi, a cominciare dal Partito democratico, che ha il contingente più numeroso, in quanto con 11 consiglieri, può disporre di un budget annuale di 650 mila euro, ovvero 55 mila euro circa a consigliere, da utilizzare esclusivamente per pagare i componenti del personale politico, assunti a chiamata diretta tramite agenzia interinale o anche assunti dal Consiglio.
Da fonti interne risulta che nel Pd. a non essersi visti rinnovati i contratti scaduti sono una decina di collaboratori sulla trentina in servizio.
Problemi minori in Forza Italia, dove sono solo due gli interinali lasciati a casa, gli unici a cui il cotratto sceva ad inizio luglio. Rimandati a casa anche, da quanto trapela, collaboratori di Abruzzo civico, Abruzzo futuro, Regione Facile e Sinistra ecologia e Libertà.
Il Movimento cinque stelle invece non è stato interessato dal problema, ma solo perché ha rinnovato tutti i contratti interinali ad aprile, e saranno in vigore fino a dicembre.
Ci sono però collaboratori che in questi giorni di stop forzato si sono messi ad approfondire la portata del parere della Corte dei Conti, giungendo alla conclusione che in realtà essa non riguarderebbe i contratti interinali.
In essa si legge infatti, testualmente, che si fa divieto delle “assunzioni di personale a tempo determinato (ivi compresa le mobilità tra amministrazioni, a tempo determinato/flessibile et similia nochè riguardo ai comandi, ai distacchi, alle assunzioni a termine del personale destinato alle segreterie delgi organi di indirizzo politico, delle commissioni consiliari, e del difensore civico regionale, e infine, alle assunzioni effettuate dalla Regione su indicazione dei capigruppo consiliari, quale modalità di reclutamento alternativa all’assunzione diretta da parte dei gruppi”.
Il passaggio chiave è proprio quello contenuto nell’ultima frase: “Quale modalità di reclutamento alternativa all’assunzione diretta da parte dei gruppi”, ovvero i contratti di natura privatistica tramite agenzia interinale, che qui vengono considerati dalla Corte dei Conti “alternativi”, ovvero altra cosa e dunque non vietati, rispetto alle altre modalità di assunzione esplicitamente non consentite finché non si farà chiarezza sull’effettiva situazione contabile della Regione.
È ovvio che però la questione si gioca sul filo del diritto, ed è comprensibile dunque la scelta dei vari capigruppo di non correre rischi, perché se la Corte dei Conti dovesse eventualmente contestare i rinnovi dei contratti, sarebbero loro a dover risarcire le casse della Regione di tasca propria.
A rafforzare la scelta, la speranza nella veloce approvazione dei rendiconti, il fatto che i collaboratori esclusi potranno godere comunque di un ammortizzatore sociale, e che infine che ci sarà a breve la pausa estiva e dunque non ci sarà tanto lavoro da fare negli uffici politici.




