L’AQUILA – L’avvocato pescarese Fabrizio Di Carlo è il nuovo difensore civico regionale.
Lo ha deciso oggi il Consiglio regionale abruzzese.
Sostituisce l’avvocato di Lanciano (Chieti) Nicola Sisti, ex consigliere regionale di Forza Italia.
Di Carlo ha ottenuto 16 voti, 3 li ha ottenuti il magistrato Gennaro Varone e uno è andato all’uscente. Tra i 28 votanti, 8 sono state le schede bianche.
“Sono soddisfatto della nomina dell’avvocato Di Carlo – ha spiegato il presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso – la sua candidatura non è stata un baluardo di appartenenza, ma di competenza. Di Carlo è stato anche segretario del Consiglio dell’ordine di Pescara”.
Il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, presidente della commissione di Vigilanza, ha sottolineato il “dispiacere di non aver potuto votare l’avvocato Di Carlo, sul quale stima e professionalità non sono mai state in dubbio, però volevamo condividere la candidatura con un confronto che non c’è stato”.
“Una condivisione avrebbe anche potuto aiutare a trovare una intesa sulla nomina del garante per i detenuti”, ha rilevato poi Febbo.
Successivamente il Consiglio ha discusso proprio la nomina del garante, rinviata più volte per la difficoltà a trovare la maggioranza qualificata. che prevede 21 voti, quindi con almeno 3 esponenti della minoranza che vadano ad appoggiare la scelta del centrosinistra, che può contare su 18 voti.
DI NICOLA: ALL’ARIT CENTRALE UNICA DI COMMITTENZA
La trasformazione dell’Agenzia regionale per l’informatica e la telematica (Arit) in Agenzia regionale di informatica e committenza (Aric), alla quale verranno assegnate le funzioni in materia di centrale unica di committenza regionale, stazione unica appaltante e soggetto aggregatore, in aggiunta a quelle precedentemente svolte dall’Arit.
Questo lo scopo del progetto di legge depositato nei giorni scorsi dal presidente della commissione consiliare Bilancio, Maurizio Di Nicola (Centro democratico).
Un’iniziativa legislativa che, una volta approvata, consentirà a suo dire di “recuperare il gap accumulato in questi anni con le altre Regioni d’Italia, attraverso l’istituzione di una solido sistema centralizzato di negoziazione che punta alla razionalizzazione della spesa pubblica per l’approvvigionamento di beni e servizi ed alla standardizzazione delle procedure di acquisto”.
La novità, però, rispetto alle altre amministrazioni, che hanno creato nuove società per svolgere l’attività di soggetto aggregatore, è l’affidamento delle funzioni a un’agenzia già esistente, l’Arit appunto, che riceverà le professionalità necessarie allo svolgimento dei nuovi compiti.
“Lo scopo è dunque quello di ottimizzare le risorse economiche, finanziarie e umane impiegate nelle pratiche di approvvigionamento di beni e servizi nelle pubbliche amministrazioni del territorio regionale – si legge in una nota – e, allo stesso tempo, rendere ancor più trasparenti le procedure dei contratti pubblici, ivi inclusi quelli dei lavori”.
L’Aric verrà riconosciuta dall’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) soggetto aggregatore, uno dei 35 in Italia, e, dunque, parteciperà al tavolo istituito presso il ministero dell’Economia, accedendo ai finanziamenti messi a disposizione nell’ambito del Fondo per l’aggregazione degli acquisti.
“La norma nasce per soddisfare contemporaneamente diverse esigenze: uniformare la Regione Abruzzo alle Regioni ‘virtuose’ italiane, che già da qualche anno hanno istituito le centrali uniche di committenza e il soggetto aggregatore regionale – prosegue Di Nicola – migliorare la spesa pubblica, anche quella sanitaria, assicurando la trasparenza, la regolarità e l’economicità della gestione dei contratti pubblici e prevenire il rischio di infiltrazioni mafiose”.
E ancora, l’Aric intende “offrire servizi ai comuni minori, per cui ci si aspetta un efficientamento dei processi di approvvigionamento degli enti attraverso l’aggregazione di bisogni, con un cospicuo contenimento della spesa pubblica”.
Infine, la volontà è quella di “rivitalizzare l’Arit, istituita nel 2000 con legge regionale per assicurare un supporto operativo in materia informatica, telematica e di comunicazione ma che, allo stato attuale, aveva bisogno di un impulso che ne ammodernasse le funzioni”.
“SOLITO” VOTO INUTILE, D’ALFONSO CONTESTA I PALETTI DELLO STATUTO
Il Consiglio regionale ha rinviato per l’ennesima volta la nomina del garante dei detenuti.
Per la nomina serve una maggioranza qualificata, il che significa 21 voti e cioè che 3 esponenti delle opposizioni votino con il centrosinistra, che arriva al massimo a 18.
Nel corso della seduta il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, nel chiedere alle opposizioni “maturità politica nello sbloccare la vicenda”, si è scagliato contro lo Statuto regionale revisionato nella passata legislatura.
Motivo dello strale il fatto che le norme di funzionamento attualmente vigenti non prevedano che dopo alcune votazioni a vuoto con la maggioranza qualificata si possa eleggere quella figura con la maggioranza semplice.
Il Movimento 5 stelle, dopo la nomina del difensore civico, Fabrizio Di Carlo, questa invece avvenuta, ha chiesto oggi che si chiudesse anche la partita del garante, inutilmente.
Anche il centrodestra ha chiesto la condivisione del difensore civico per poi trovare un’intesa sul garante.
Il centrosinistra punta sull’ex parlamentare dei Radicali Rita Bernardini.
Il Consiglio ha rinviato anche l’elezione dei componenti del Collegio regionale per le garanzie statutarie e le commissioni consiliari convocate per approvare proposte di legge da portare eventualmente in aula.
SMARGIASSI (M5S): “COMPETENZA SU DIFENSORE CIVICO, NON SU GARANTE”
“Ricerca della competenza e non dell’appartenenza, questi i temi trattati durante la nomina del difensore civico, che però, vengono meno quando si chiede votare il garante dei detenuti”.
È stato chiesto, infatti, dal Movimento 5 stelle che la nomina del garante dei detenuti venisse votata oggi in Consiglio regionale, subito dopo quella del difensore civico: la proposta del capogruppo Pietro Smargiassi ha incontrato il favore di tutta l’opposizione, ma è stata respinta dalla maggioranza.
“È una palese dimostrazione di quanto la Giunta non abbia a cuore la nomina del Garante dei detenuti, se non a fini politici – spiega in una nota il consigliere pentastellato – se si parla di dar spazio alla competenza e non all’appartenenza in sede di nomina per il difensore civico, risultano parole stonate quelle del presidente D’Alfonso che blocca la nostra richiesta”.
“La figura del garante – sottolinea Smargiassi – è determinante per la tutela delle minoranze della Regione. I detenuti hanno diritto a un percorso che li riabiliti alla società e la loro custodia è una responsabilità della politica abruzzese”.
“Siamo stati mesi a discutere quale figura fosse la più adatta – continuano il capogruppo – e abbiamo portato avanti, anche in questa sede, l’idea di legalità e competenza. Un’idea però che non ha trovato l’appoggio del Consiglio che, come spesso accade usa due pesi e due misure. È palese, infatti, che quando si parla di cariche che la Giunta può autonomamente assegnare si parla di competenza (l’appartenenza è o potrebbe essere implicita), mentre quando si parla, invece, di nomine che devono coinvolgere tutto il Consiglio il valore della competenza assume un significato più debole, almeno per questa maggioranza di Governo”.
“È un fatto – conclude Pietro Smargiassi – che dopo le solite logiche di partito, volte solo a garantire il mantenimento di alcuni equilibri politici, e dopo mesi persi in inutili votazioni, buone solo a pesare la consistenza del Governo regionale, la Regione Abruzzo resta ancora una volta senza l’unica figura volta a garantire i diritti degli ultimi”.
AGRITURISMI: MERCANTE (M5S), “RITIRATA LA SCELLERATA SANATORIA”
“Sono molto soddisfatto per quanto accaduto, oggi, nel corso di una seduta congiunta della seconda e terza commissione consiliare che è stata caratterizzata dal ritiro della scellerata sanatoria sugli agriturismi proposta dal Partito democratico”.
Lo scrive in una nota il consigliere regionale del M5s Riccardo Mercante.
“In barba a tutte le norme sull’edilizia la maggioranza consiliare aveva cercato di introdurre, dapprima con un emendamento intruso e poi con una legge ad hoc, una norma che avrebbe consentito di installare strutture ricettive senza limitazioni e senza bisogno di autorizzazione o comunicazione alcuna, addirittura, secondo una delle ipotesi prospettate, anche in caso di aree sottoposte a vincolo paesaggistico”, rileva il grillino.
“Proprio per questo – prosegue Mercante – ho ritenuto necessario denunciare immediatamente quanto stava accadendo, tenendomi pronto a dare battaglia nel caso in cui il progetto di legge fosse stato malauguratamente portato in Consiglio per l’approvazione”.
Secondo l’esponente grillino, “per fortuna non ce n’è stato bisogno visto che il capogruppo del Pd, Sandro Mariani, resosi molto probabilmente conto della assurdità della norma proposta dal compagno di partito Donato Monticelli, l’ha prontamente ritirata, espungendola dal testo legislativo”.






