L’AQUILA – “Il bando che la Regione Abruzzo ha indetto per selezionare i capi dei suoi sette nuovi dipartimenti e per i direttore generale va revocato perché fuori legge, in quanto mancano criteri oggettivi di scelta e un organismo terzo e imparziale di valutazione”.
Questa la clamorosa richiesta che il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle ha affidato martedì scorso in aula ad una risoluzione urgente, che tanto urgente non è stata però valutata dal presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, del Partito democratico, che non l’ha ammessa all’ordine dei lavori.
Ora però la questione diventerà oggetto di battaglia politica, così almeno promette il M5s, proprio mentre continuano ad arrivare i curricula dei tanti dirigenti regionali, direttori uscenti e professionalità esterne che ambiscono ad occupare le sette prestigiose poltrone da capo dipartimento, rispondendo al bando che scade il 17 novembre prossimo.
“Questo bando è irregolare e contro la legge – spiega ad AbruzzoWeb la capogruppo del Movimento 5 Stelle Sara Marcozzi – e rischia di essere impugnato da chi sarà escluso”.
Contro la legge, ovvero contro il decreto legislativo 30 Marzo 2001 numero 165, secondo cui le procedure di reclutamento nelle pubbliche amministrazioni si devono conformare “a modalità di svolgimento che garantiscano l’imparzialità” e devono adottare “meccanismi oggettivi e trasparenti” di selezione.
Evenienza che il bando predisposto non assicura affatto, si osserva nella risoluzione, perché esso prevede che una volta arrivate tutte le candidature e i curricula, ci sia solo una preselezione degli idonei da parte del Servizio risorse umane e organizzazione della direzione risorse umane e strumentali, che, si legge nel bando, “accerta, per ogni candidato, il possesso dei requisiti richiesti dal bando e trasmette poi al presidente della Giunta regionale l’elenco dei candidati con i relativi curricula e relazioni”.
Un ampio carnet di aspiranti da cui “l’esecutivo regionale sceglie il nominativo cui affidare l’incarico di Direttore di dipartimento”.
Quello che manca, insomma, come si fa osservare nella risoluzione, è “la nomina di una commissione terza”, esterna all’amministrazione regionale, come avviene in altri concorsi pubblici.
“Si ha come l’impressione – incalza la Marcozzi – che si debba consentire al presidente Luciano D’Alfonso di scegliersi i capodipartimento preferiti, anche se costoro non è detto che siano i più competenti e idonei tra i candidati”.
Inoltre, osservano nella risoluzione i pentastellati, “manca l’adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei alla verifica della scelta del candidato”.
Per i grillini, l’anomalia più clamorosa è che, come il bando prescrive, alla domanda venga allegata, oltre al curriculum e al documento di identità, una “relazione progettuale che illustri una proposta di analisi organizzativa e gestionale della struttura per la cui Direzione si concorre, attraverso azioni che contribuiscano a realizzare gli obiettivi desumibili dal programma di governo agli atti del Consiglio regionale e della Giunta regionale”.
“Si tratta di una richiesta un po’ vaga – osserva la Marcozzi – anzi a rigore è una relazione impossibile da redigere, in quanto i costituendi dipartimenti sono strutture ancora da comporre, di cui non si conoscono neanche le risorse umane di cui disporranno. E anche questo aumenterà il potere discrezionale del presidente D’Alfonso nella scelta finale”.
I sette dipartimenti, che prendono il posto delle 9 vecchie direzioni, a seguito della riforma della pubbica amministrazione approvata ad agosto sono, lo ricordiamo: Salute e Welfare; Opere pubbliche, governo del territorio e politiche ambientali; Politiche del lavoro, dell’istruzione, della ricerca e dell’università; Trasporti, mobilità, turismo e cultura; Sviluppo economico e politiche agricole; Risorse, organizzazione, innovazione e rivoluzione pubblica amministrazione; Presidenza e rapporti con l’Europa.
C’è poi l’incarico pesantissimo da direttore generale, anch’esso introdotto dalla riforma, una ‘longa manus’ del presidente della Giunta che dovrà coordinare i dipartimenti con ampi poteri per far macinare pratiche e contingentare i tempi.
Tanti i nomi in lizza che vengono dati come favoriti nella corsa alla conquista di un posto come capo dipartimento, nel tototonomi aggiornato quotidianamente nei corridoi del palazzo.
Emidio Rocco Primavera e Vittorio Di Biase, entrambi dirigenti del servizio Genio civile regionale di Pescara. Maria Aurelia D’Antonio, figlia di Anna Nenna D’Antonio, storica esponente della Democrazia cristiana e dirigente del servizio Governance locale, riforme Istituzionali e rapporti con gli enti locali; Raimondo Orsetti, dirigente del servizio Internazionalizzazione della Regione Marche.
E ancora Carlo Amoroso, dirigente del servizio Politiche dell’istruzione, la dirigente Paola Di Salvatore, del servizio Cooperazione territoriale e Ipa Adriatico, Giancarlo Zappacosta, dirigente del servizio Politiche turistiche e demanio marittimo, Antonio Di Paolo, dirigente del servizio Economia ittica e credito agrario, ha molte quotazioni per il dipartimento Sviluppo economico e politiche agricole.
Tra i direttori uscenti, contano in una riconferma Germano De Sanctis, oggi alla direzione delle Politiche attive del lavoro e formazione, Maria Crocco, Politiche della salute, e Filomena Ibello, alle Riforme istituzionali, enti locali e bilancio. Risponderà al bando Carla Mannetti, capo del settore Trasporti e infrastrutture e Pierluigi Caputi, attuale direttore ai Lavori pubblici, idrico integrato e difesa del suolo e della costa, nonché Protezione civile.
Per l’incarico da direttore generale D’Alfonso ha annunciato che sarà una donna, circolano però anche i nomi di Andrea Ciaffi, responsabile dell’area “Affari comunitari e internazionali” della stessa Conferenza Stato-Regioni e di Raimondo Orsetti. Antonello Turturiello, componente della conferenza Stato-Regioni, e poi vice segretario generale della Regione Lombardia, ha invece rinunciato.





