L’AQUILA – In Abruzzo, a breve, potrebbe scomparire uno dei privilegi più odiati dai cittadini: il vitalizio per i consiglieri regionali.
Centrodestra e centrosinistra stanno facendo a gara per assumersi la paternità della riforma epocale, finora attuata solo dall’Emilia-Romagna.
All’annuncio del capogruppo regionale del Partito democratico, Camillo D’Alessandro, che ha riferito di aver chiesto l’iscrizione all’ordine del giorno della prossima seduta di Consiglio, prevista per martedì, di una proposta di legge che punta a eliminare il privilegio del vitalizio, è seguita la presentazione, questa mattina, di un provvedimento simile firmato dal capogruppo del Popolo della libertà, Lanfranco Venturoni, e dal suo omologo di Rialzati Abruzzo, Antonio Prospero.
Martedì sarà, quindi, il giorno della verità, anche se le schermaglie tra gli schieramenti e i malumori che serpeggiano all’Emiciclo in alcuni consiglieri regionali, in particolare i “novizi”, potrebbero portare a un rinvio della discussione.
“Su questo argomento – ha dichiarato Venturoni – il Pd è arrivato buon ultimo e, nel rincorrere frettolosamente l’antipolitica, ha presentato un progetto di legge strumentale, incompleto e, in quanto tale, inapplicabile”.
“Per questo motivo – spiega il presidente del gruppo Pdl – abbiamo inteso riproporre, con il collega Prospero, un progetto di legge ben articolato che raccoglie l’univoca volontà politica, più volte espressa della maggioranza di centrodestra anche in precedenti progetti di legge, in perfetta sintonia con la manovra di governo e il condiviso indirizzo di ridurre quanto più possibile i costi della politica”.
Sia nella proposta di Venturoni e Prospero sia in quella di D’Alessandro si stabilisce, inoltre, che con l’attuale legislatura cessa la maturazione di ulteriori benefici sull’importo spettante come pensione.
Attualmente ai consiglieri cessati dal mandato spetta un vitalizio che varia dai 2.984 euro per chi ha alle spalle una sola legislatura ai 6.267 di chi ha oltre 16 anni di anzianità di carica, soldi, tra l’altro, cumulabili con quelli derivanti da un’altra pensione.
Il ricco assegno può essere riscosso al compimento dei 65 anni, anche se, in caso di elezione per almeno due legislature, l’età può essere anticipata al compimento dei 60.
Il tutto dopo aver percepito, nel corso del quinquennio all’Emiciclo, una indennità mensile che varia dai 10.254 ai 13.765 euro lordi, a seconda del ruolo ricoperto.
Evidentemente i partiti iniziano a sentire sul collo il fiato della protesta montante dei cittadini che, in questo periodo di crisi, chiedono che anche la cosiddetta “casta” si faccia carico dei sacrifici che a ogni finanziaria vengono richiesti alla gente comune.
Non si capisce, infatti, perché un comune lavoratore debba sudarsi la pensione con anni di fatiche, mentre un consigliere regionale, magari eletto nel listino, possa maturare tale diritto solo dopo cinque anni.
Le buone intenzioni, però, potrebbero arenarsi nelle secche dei litigi interni: l’iniziativa di Venturoni e Prospero non è vista di buon occhio dai consiglieri al primo mandato, che si ritroverebbero in tasca solo il minimo previsto dalle leggi vigenti.
Il rischio è che succeda come nel 2005, quando un disegno di legge del senatore Fabrizio Di Stefano, all’epoca capogruppo di Alleanza nazionale, che intendeva cancellare il privilegio del vitalizio, fu portato in aula dopo quattro anni dalla presentazione e, al momento della discussione, i consiglieri regionali chiesero il rinvio in commissione e il provvedimento rimase a prendere la polvere fino a decadere con la fine della legislatura.
Consigliere semplice: indennità consiliare € 6.846,63; indennità di funzione € 0; rimborsi per presenze € 3.408,00; totale lordo € 10.254,63; ritenute € 3.822,23; netto spettante € 6.432,40.
Vice presidente e segretario di commissione: indennità consiliare € 6.846,63; indennità di funzione € 585,18; rimborsi per presenze € 3.408,00; totale lordo € 10.839,81; ritenute € 4.043,41; netto spettante € 6.796,40.
Presidente di commissione, capogruppo e segretario dell’ufficio di presidenza: indennità consiliare € 6.846,63; indennità di funzione € 1.755,55; rimborsi per presenze € 3.408,00; totale lordo € 12.010,18; ritenute € 4.546,89; netto spettante € 7.463,29.
Assessori e vice presidenti del Consiglio: indennità consiliare € 6.846,63; indennità di funzione € 2.340,73; rimborsi per presenze € 3.408,00; totale lordo € 12.595,36; ritenute € 4.798,33; netto spettante € 7.797,03.
Presidenti di Giunta e Consiglio: indennità consiliare € 6.846,63; indennità di funzione € 3.511,09; rimborsi per presenze € 3.408,00; totale lordo € 13.765,72; ritenute € 5.301,35; netto spettante € 8.464,37.
Il rimborso per le presenze può variare in relazione al costo della benzina rilevato mensilmente dal ministero dello Sviluppo economico; le ritenute operate sono relative al prelievo fiscale calcolato in base alle vigenti aliquote Irpef e ai contributi previdenziali e di fine mandato obbligatori; gli importi non comprendono i rimborsi spese documentati. (red)






