L’AQUILA – Si è alzato oggi il sipario sulla decima legislatura con la seduta di insediamento del nuovo Consiglio regionale d’Abruzzo, convocata alle ore 11.
Alessio Monaco (Regione Facile) e Giorgio D’Ignazio (Ndc) sono stati eletti consiglieri segretari. Monaco ha riportato 16 voti, D’Ignazio 9, mentre il candidato del M5S ha ottenuto 6 preferenze.
Con queste ultime due votazioni il nuovo Ufficio di Presidenza risulta così composto: Giuseppe Di Pangrazio (presidente), Lucrezio Paolini e Paolo Gatti (vice presidenti), Alessio Monaco e Giorgio D’Ignazio (consiglieri segretari).
Il Movimento 5 Stelle ha abbandonato l’aula, con il capogruppo Sara Marcozzi che Sull’elezione ha tuonato: “Questa è una scandalosa violazione della democrazia e della rappresentanza. Siamo la prima volta forza politica di minoranza e siamo giò fuori dagli incarichi, ma siamo abituati a vedere il Pd che corre in soccorso di Forza Italia per eleggere il vice presidente e di Ndc per il consigliere segretario. Eppure, avevo fatto appello alla maggioranza per avere una rappresentanza più equa in Consiglio”.
Un fitto ordine del giorno quello di oggi, con il discorso di insediamento del presidente Luciano D’Alfonso, che ha riportato il Partito democratico e il centrosinistra al governo dell’Abruzzo.
Presente anche il ministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta. Con lei il sottosegretario all’Economia con delega alla ricostruzione Giovanni Legnini, la senatrice Stefania Pezzopane, il deputato Antonio Castricone, tutti del Pd. In aula anche la senatrice Federica Chiavaroli e il deputato Paolo Tancredi del Nuovo centrodestra.
Come prevede il protocollo della prima seduta della legislatura, presenti gli ex presidenti della Regione Anna Nenna D’Antonio, Romeo Ricciuti, Antonio Falconio e Giovanni Pace. Manca dunque tra i precedessori di D’Alfonso Ottaviano Del Turco, condannato a nove anni e sei mesi nel primo grado del processo Sanitopoli.
Presenti anche i presidenti emeriti del Consiglio regionale Giuliano Giuliani, Vincenzo Del Colle, Umberto Aimola, Egidio Marinaro, Gianni Melilla, Giuseppe Tagliente e Nazario Pagano.
E ancora i vertici regionali delle forze armate, sindaci, amministratori locali, rappresentanti sindacali.
Per i cittadini, non essendoci spazio dentro la sala del Consiglio, è stato allestito uno schermo nel cortile esterno.
A tal proposito D’Alfonso ha invitato tutti i cittadini a prendere parte alla seduta, definendola “una grande celebrazione di democrazia e l’inizio di un cammino impegnativo ma ricco di frutti per tutta la comunità abruzzese”.
Il primo punto all’ordine del giorno della seduta di insediamento convocata come da regolamento dal consigliere più anziano, in tal caso Mario Olivieri di Abruzzo Civico, è stata la costituzione dell’Ufficio di presidenza provvisorio, di cui fanno parte lo stesso Olivieri e i due consiglieri più giovani, ovvero Sandro Mariani del Pd e Domenico Pettinari del Movimento 5 Stelle, che svolgono la funzione di segretari.
Il centrodestra aveva proposto come suo candidato alla vicepresidenza il teramano Paolo Gatti di Fi, ex-assessore al Lavoro e il più votato in Abruzzo con 10.528 preferenze. Anche il Movimento 5b Stelle però puntava a questa alta carica istituzionale, rivendicando di essere il secondo partito in Abruzzo.
Il regolamento prevede che la seduta venga sospesa per consentire ai gruppi di minoranza di raggiungere un accordo, a questo punto non facile, da comunicare al presidente D’Alfonso. Poi, spazio alla costituzione del nuovo Ufficio di presidenza, la squadra di strettissimi collaboratori di D’Alfonso e da lui nominati tra persone di sua fiducia.
A capo del Segretariato generale della presidenza sarà Antonio Dandolo, attualmente vice prefetto dirigente dell’area II (raccordo con gli Enti locali e Consultazioni elettorali) della Prefettura di Chieti.
A capo della struttura coordinamento e raccordo è dato per certo l’aquilano Vincenzo Rivera, già capo di gabinetto della presidenza di Del Turco.
Alla segreteria del presidente andrà l’ex consigliere Pd Claudio Ruffini. Alla struttura “Attuazione del Programma di Governo e Controllo Strategico” Barbara Becchi, presidente della Scuola di Regione – alta formazione per le decisioni istituzionali.
Infine il discorso di insediamento di D’Alfonso, il discorso programmatico con contestuale a presentazione della sua Giunta, composta, lo ricordiamo, da Silvio Paolucci, Marinella Sclocco, Dino Pepe, Donato Di Matteo, Mario Mazzocca e da Giovanni Lolli, vice presidente della Giunta, non eletto ma nominato dal presidente della Regione.
Dopo l’inno e già con qualche consigliere ritardatario, lo streaming del sito del Consiglio regionale non funziona.
A intervenire subito, il ministro Lanzetta, che dichiara di “voler favorire la crescita, l’occupazione e il benessere, in un rapporto di leale collaborazione tra regioni e istituzioni dello Stato”.
“Sono certa – ha aggiunto – che il vostro lavoro rappresenterà le esigenze e i bisogni di una regione che oltre agli effetti della crisi si trova ad affrontare quelli del terremoto, che ha messo a dura prova la gestione dell’emergenza da parte di tutti i soggetti coinvolti. È importante la programmazione che migliora efficienza ed efficacia per mettere insieme le forze per ricostruire e fare ancora meglio”.
Poi, come previsto, Giuseppe Di Pangrazio è stato eletto presidente del Consiglio regionale con 25 voti e 6 schede bianche.
I lavori sono stati sospesi alle 12.30 e sono ripresi dopo circa un’ora.
Sulla nomina dei vice presidenti e dei segretari, c’è stato un incontro fra M5S e centrodestra. A fare anche da ‘pontiere’, Paolo Tancredi, che ha avuto un colloquio con gli esponenti grillini. Ma per Gianni Mercante del M5S le perplessità sono evidenti.
“La solita musica di spartizione del potere. Crediamo che l’opposizione vada fatta con pesi e contrappesi. Da parte nostra, promettiamo la garanzia di un’opposizione inflessibile, in particolare sui temi dell’ambiente e degli sprechi dei soldi pubblici”.
I consiglieri grillini hanno quindi ribadito la decisione di dimezzarsi le indennità e di rinunciare in toto a qualsiasi emolumento aggiuntivo.
Rientrati in aula, aveva preso la parola Sara Marcozzi, capogruppo M5S.
“Con l’opposizione non abbiamo raggiunto nessun accordo sulla scelta del vicepresidente. A noi non interessano le poltrone, invito la maggioranza ad astenersi. Noi candidamo Ranieri e chiediamo alla maggioranza di astenersi. Il M5S correndo da solo è diventato il secondo partito. Forza Italia è secondo in coalizione. E non ci si può considerare in coalizione solo quando conviene, quando c’è da spartirsi le cariche”.
Ma Mauro Febbo aveva ribattuto. “Alla Marcozzi sfugge la composizione di questo consiglio. La minoranza ha 13 consiglieri, divisa in due, noi con 7 consiglieri e M5S con 6. Non c’è nessun inciucio. Non vedo perché un componente di maggioranza non possa votare il nostro candidato Paolo Gatti, il più votato in Abruzzo e che ha un’esperienza amministrativa da persona legittimata politicamente”.
Camillo D’Alessandro si limita a ribadire che il vicepresidente per la maggiranza è Lucrezio Paolini, non riospondendo dunque alla sollecitazione della Marcozzi, che ha abbandonato l’aula.






