L’AQUILA – “La maggioranza in Regione di Luciano D’Alfonso è, in realtà, una minoranza in Abruzzo: prediamone atto, votiamo una mozione di sfiducia e torniamo al voto, con il centrodestra e le forze civiche unite e vincenti”.
Suona la carica ad AbruzzoWeb un raggiante Lorenzo Sospiri, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale che, all’indomani della cocente sconfitta ai quattro ballottaggi delle amministrative da parte del centrosinistra, vara un’ambiziosa campagna d’estate all’Emiciclo, che vuole culminare in una mozione di sfiducia, appoggiata, oltre che dall’opposizioni del Movimento 5 stelle e da Sinistra Italia, almeno da tre malpancisti della maggioranza, al fine raggiungere la fatidica quota 16, per far cadere anzitempo il governo di D’Alfonso e tornare al voto a novembre, in concomitanza con le elezioni regionali della Sicilia.
Replica però seccamente a Sospiri il cooridinatore della maggioranza Camillo D’Alessandro, che ricrda all’esponente forziasta che nel 2014 li vi abbiamo surclassati, e la prossima volta l’obiettivo è il 51 per cento: il Presidente D’Alfonso punta a 400mila voti. Sospiri e gli altri del centrodestra in Regione quando vinceranno le elezioni, allora e solo allora avranno diritto di governare la Regione”, altro insomma che fantasioe ipotesi di ribaltoni ed elezioni anticipate.
La strategia forzista prende corpo nel giorno in cui il Consiglio regionale convocato per ieri, è stato rimandato al 4 luglio prossimo, dopo una frettolosa riunione della conferenza dei capigruppo. Motivo ufficiale, l’ineludibile incontro a palazzo Chigi del presidente con il premier, Paolo Gentiloni, sui temi del post-terremoto, e una meno credibile necessità di svolgere “importanti sedute di commissione”, come ha spiegato il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, particolarmente scuro in volto, dopo la debacle ad Avezzano di suo fratello Giovanni, sindaco uscente e ricandidato con i favori del pronostico battuto dal civico di centrodestra Gabriele De Angelis.
“Nel corso dei lavori della conferenza non è stato fatto cenno all’esito dei ballottaggi delle elezioni amministrative di domenica scorsa”, si è sentito in dovere di precisare Di Pangrazio, prima di lasciare l’Emiciclo.
La verità è, però, che l’esito delle elezioni ha pesato e non poco, a giudicare dal clima che si respirava tra gli esponenti di maggioranza presenti, molti dei quali si sono trincerati nel no comment, evitando come anguille le telecamere dei cronisti presenti e di questo giornale.
La decisione di rimandare il Consiglio forse è stata presa proprio per evitare, a ferita ancora aperta, una resa dei conti in piazza. Anche perché ad aleggiare è il sospetto di tradimenti e defezioni. I primi destinatari dell’invito a staccare la spina fatta da Sospiri sono infatti l’assessore Andrea Gerosolimo, che oggi all’Emiciclo non si è visto, e il consigliere Mario Olivieri, entrambi di Abruzzo civico, che in un paio di occasioni nei mesi scorsi hanno già portato sull’orlo della caduta la maggioranza, affiancati in un caso da Luciano Monticelli del Pd, nell’altro caso dall’assessore regionale, dem anche lui, Donato Di Matteo, ora entrambi tornati più o meno nei ranghi.
Terzo papabile “congiurato” della crisi attuale è Maurizio Di Nicola di Centro democratico, che pure, nel recente passato, ha più volte manifestato insofferenza per l’andazzo nella sua maggioranza.
Guarda caso, Gerosolimo e Di Nicola ad Avezzano hanno appoggiato il candidato vincente De Angelis, mettendosi contro, dunque, l’intero Pd con cui governano in Regione, a cominciare proprio da Giuseppe Di Pangrazio.
Anche Olivieri, nel suo territorio, è un battitore libero, e non manca occasione di attaccare D’Alfonso sulle politiche sanitarie che, a suo dire, penalizzano il Chietino. Ma l’appello può essere esteso anche ad altri esponenti di maggioranza, scontenti dell’andazzo, e che cominciano a sentir franare il terreno sotto i piedi.
I nomi di cui sopra sono più o meno gli stessi che erano circolati in occasione della paventata mozione di sfiducia a Di Pangrazio, del novembre 2016, accusato di essere un presidente del Consiglio “non imparziale e non garante delle opposizioni”. Poi non se ne fece nulla, vista anche l’impossibilità di raggiungere quota 16, convincendo un sufficiente numero di esponenti di maggioranza ad aderire.
L’ipotesi sfiducia a Di Pangrazio potrebbe, comunque, essere riproposta più avanti. E tra i papabili successori ci sarebbero il già citato Di Matteo, oppure l’aquilano Pierpaolo Pietrucci, sconfitto alle primarie da Americo Di Benedetto che così si è potuto candidare a sindaco, perdendo malamente al secondo turno. La figura di Pietrucci è uscita un po’ meno scalfita di altre e proprio per questo i dem si sentirebbero di tutelarlo e valorizzarlo con questo incarico prestigioso.
Ma l’agguato a Di Pangrazio passa, però, ora in secondo piano. La strategia dei congiurati è, infatti, ancora più ambiziosa: sfiduciare direttamente D’Alfonso e tornare al voto.
“Calati nel contesto abruzzese – ragiona infatti Sospiri – per il centrodestra i risultati diventano straordinari: amministriamo tre capoluoghi provinciali su quattro, e le due città non capoluogo più popolose come Montesilvano e Avezzano. La vittoria all’Aquila, in particolare, fa voltare pagina all’intero Abruzzo, è un segno di svolta. D’Alfonso non è apprezzato dagli abruzzesi, gli votano contro ogni volta che c’è l’occasione”.
Di qui l’invito alla riflessione, neanche tanto velato, rivolto in primis a Gerosolimo, Olivieri e Di Nicola.
“Alle elezioni amministrative – incalza Sospiri – più di un esponente del centrosinistra si è schierato contro i candidati del centrosinistra. Non possono non sapere che questo ha una ricaduta politica. Se oggi il centrosinistra in Regione non ha più una maggioranza, e non a caso il Consiglio di oggi è stato rinviato, prediamone atto: torniamo subito al voto, creiamo un governo di centrodestra più delle componenti civiche, che è una formula che nelle amministrative si è rivelata vincente anche qui”.
Più chiaro di così non poteva essere Sospiri, ma che cosa ne pensano i diretti interessati? A replicare a questa testata è, per ora, il solo Olivieri, che da una parte liquida l’ipotesi di una mozione di sfiducia come l’effetto “dei fumi dell’alcol del centrodestra che ha festeggiato fino a notte tarda le sue vittorie elettorali”. Dall’altra, però, in fin dei conti non la esclude affatto dal novero delle cose possibili.
“Non ne so niente – afferma infatti – quando mi troverò nella condizione di dover decidere, lo farò. Una cosa è certa: d’ora in poi, più che mai cercheremo di far capire al Pd e al presidente D’Alfonso, cui riconosco comunque grande capacità e intelligenza, che ci sono solo loro. Noi del Movimento civico abruzzese siamo delusi perché non siamo ascoltati, continuano a prendere le decisioni da soli. Serve una ricalibratura. Se così non sarà, ne trarremo le conseguenze”.
Vada come vada, per D’Alfonso non è comunque una buona notizia: come minimo aumenterà la conflittualità all’interno della sua Giunta e della sua maggioranza. E non a caso circola anche la voce di un nuovo rimpasto di Giunta, che è uno dei modi più sbrigativi per riportare compattezza e lenire i malpalcismi in momenti critici.
Non dovrebbero esserci problemi a far cadere D’Alfonso per il Movimento 5 stelle, che ha lanciato bordate per il rinvio della seduta di oggi.
“Tra rinvii e discussioni inutili – ha tuonato Sara Marcozzi – il Consiglio è ostaggio di un non-governo che singhiozza dentro e fuori dall’aula e che trasuda debolezza strutturale e amministrativa. L’assenza del presidente D’Alfonso dimostra che la debacle amministrativa del Partito democratico deve aver inferto il colpo di grazia. Se chi governa la regione ha altro a cui pensare, se l’obiettivo è solo accomodarsi su poltrone più grandi e più comode, si faccia da parte e lasci governare noi!”.
Significativo che Alberto Balducci del Pd, etichettato scherzosamente dall’opposizione come il “risponditore ufficiale” di D’Alfonso, non abbia voluto dichiarare nulla a questa testata. “Abbiamo un capogruppo noi del Pd, perché non sentite lui?”, la sua giustificazione non priva di una vaga ironia.
Poi ha comunque espresso la propria posizione con una nota. “Vergognosi e ai limiti della sopportazione sono i tentativi delle opposizioni, Forza Italia e M5s, di strumentalizzare il rinvio della seduta odierna di Consiglio regionale”, è sbottato Balducci.
Bocca cucita anche quella di Lorenzo Berardinetti, consigliere di Regione facile: “E che devo commentare…”, si è limitato laconicamente a rispondere. No comment anche da parte del sottosegretario con delega all’Ambiente Mario Mazzocca di Sinistra italiana. “Parlo solo di temi che mi stanno a cuore”, la sua giustificazione. Altri esponenti di maggioranza sono andati via subito dopo la riunione dei capigruppo.
Ad affrontare la telecamera si è prestato il capogruppo dem Mariani, che non solo non ha nascosto la sconfitta, ma ha avutoparole dure nei confronti del governo di Paolo Gentiloni, e di Matteo Renzi, segretario nazionale del partito.
“Inutile negare la sconfitta – ha spiegato a questa testata – dobbiamo cambiare l’approccio con la gente, perché quello che la gente chiede è la freschezza e la dinamicità di azione di governo, chiede la capacità di rappresentare le esigenze di tutti i terrori”.
Riferendosi poi al salvataggio con miliardi di soldi pubblici delle banche venete, quando invece restano ad oggi impuniti i responsabile del disastro finanziario, Mariani ha detto senza giri di parole che “questa vicenda ha inciso tantissimo, basta stare tra la gente, c’è una percezione drammatica di quello che il governo nazionale sta mettendo in campo, va corretto molto, il governo non ci aiuta nelle battaglie locali. Non è sono quello, ma è uno dei fattori che ha determinato il risultato negativo”, ha concluso.
Ben più pugnace del capogruppo pd è il suo compagno di partito D’Alessandro.
“Sospiri e gli altri del centrodestra in Regione – afferma il coordinatore della maggioranza – quando vinceranno le elezioni, allora e solo allora avranno diritto di governare la Regione. Il Consiglio regionale previsto ieri è stato rinviato semplicemente perché il Presidente Luciano D’Alfonso era stato convocato a Palazzo Chigi. Se vogliamo stare alla politica ed ai risultati elettorali, ricordo che solo un anno fa il centrosinistra vinse ovunque, cioè a Roseto, Francavilla, Vasto e Lanciano, e a Sulmona vinse la coalizione civica di Gerosolimo, dove perse chiaramente il centrodestra a guida Pelino. A Ortona ha vinto una coalizione civica, il centrodestra si è classificato quarto, ferma restando la sconfitta della coalizione sostenuta dal Pd”.
“Detto questo – prosegue D’Alessandro – durante il periodo di governo di Chiodi il centrosinistra vinse ovunque nelle elezioni comunali, tutte le amministrazioni passarono dal centrodestra al centrosinistra; mentre dove il centrosinistra governava abbiamo confermato le amministrazioni , ma a Sospiri non venne in mente di chiedere a Chiodi elezioni anticipate”.
Anche D’Alessandro però non intende far finta di nulla, e annncia un taovlo di coalizione per rilanciare l’azione di governo.
“Le sconfitte, certamente subite da noi in questa tornata elettorale, non possono essere né derubricate a fenomeni locali, né attribuite semplicemente ad una ondata nazionale. Per questo bisogna subito convocare un tavolo di coalizione con le forze politiche, entrare nel merito, non minimizzare e lanciare un progetto di fine legislatura”.





