L’AQUILA – Franco Caramanico (Sel), al telefono con AbruzzoWeb, non si dà pace: “La Regione Abruzzo, dai canoni sull’energia idroelettrica avrebbe potuto incassare, in un sol colpo, 35 milioni di euro a fronte degli attuali 5,2. E pensare che per avere 8 milioni liquidi abbiamo dovuto aumentare l’accisa sulla benzina”.
Il riferimento del consigliere regionale, iscritto al gruppo misto, è alla legge approvata questo pomeriggio all’Emiciclo recante “Disposizioni in materia di acque con istituzione del fondo speciale destinato alla perequazione in favore del territorio montano per le azioni di tutela delle falde e in materia di proventi relativi alle utenze di acque pubbliche” che aumenta i canoni di concessione sullo sfruttamento delle acque da 14,4 euro a chilowatt a 27,5.
“La maggioranza si è dimostrata poco coraggiosa – attacca Caramanico – in un settore che è tra i più remunerativi, si stima, infatti, che le centrali idroelettriche fruttino alle aziende proprietarie rendite fino al 75 per cento”.
“Fino a oggi l’Abruzzo ha percepito da questa tassa poco più di 5 milioni di euro – sottolinea l’esponente di Sel – mentre i gestori, solo in certificati verdi, riscuotono circa 9 milioni”.
“Sarebbe bastato – aggiunge Caramanico – adeguare i canoni alle soglie già applicate da alcune regioni, come il Molise, pari a 35 euro a chilowatt”.
“Inoltre – dice ancora Caramanico – c’è un problema tecnico legato all’oggetto stesso della tassazione: le aziende dichiarano una potenza ‘nominale’ di 362 megawatt, mentre studi della Gestione servizi elettrici (Gse) e di Terna parlano di una potenza effettiva di oltre 1.000”.
“In pratica – conclude Caramanico – incassiamo un terzo di quanto dovremmo. Questo è paradossale in una Regione terremotata e che è commissariata per i buchi della sanità: non abbiamo un euro per fare il bilancio e ci permettiamo il lusso di essere timidi con gruppi che, con l’acqua abruzzese, fanno soldi a palate”.





