L’AQUILA – Lavora come assistente addetto stampa del Consiglio regionale, un profilo professionale “nebuloso”, ma chiede di essere riconosciuto (e pagato) per la reale attività svolta, quella di un giornalista.

Non fa certo dormire sonni tranquilli a palazzo dell’Emiciclo, la causa di lavoro da 70 mila euro che si è scatenata all’interno dell’ufficio stampa del Consiglio, non solo per il caso di specie ma anche per gli effetti dirompenti contrattuali ed economici su altri lavoratori che potrebbe sortire.

A intentarla contro la Regione Abruzzo è stato l’assistente addetto stampa Fabio Sciarra, che chiede gli venga riconosciuto l’inquadramento contrattuale di categoria “D”, rispetto alla sua attuale categoria “C”, svolgendo appunto a suo dire attività giornalistica a tutti gli effetti.

Qualora si verificasse, lo scatto di carriera comporterebbe per lui uno stipendio più alto e il risarcimento di tutti gli arretrati: prospettiva che fa tremare l’amministrazione regionale perché la vicenda Sciarra potrebbe aprire una strada e innescare altre controversie simili, visto che ci sono altri giornalisti con quello status.

Nel ricorso in questione, stilato dall’avvocato aquilano Ubaldo Lopardi, si chiede che “la Regione Abruzzo venga condannata a corrispondere in favore del Sig. Fabio Sciarra la somma di euro 74.363,16 – somma pari alla differenza tra quanto il medesimo avrebbe dovuto ricevere, euro 188.715,99, e quanto lo stesso aveva ricevuto, euro 114.352,83 – oltre interessi e rivalutazione monetaria come per legge”.

L’ultima udienza della causa davanti al giudice del lavoro Anna Maria Tracanna, che si è svolta nelle scorse settimane, è stata piuttosto importante perché c’è stata una sfilata di testimoni.

Per la Regione, che si oppone al ricorso, difesa da Alessia Frattale dell’Avvocatura regionale, è stata sentita Rita Centofanti, responsabile dell’ufficio stampa del Consiglio, mentre tra le persone indicate dall’ente non sono state ammesse le testimonianze del dirigente Guido D’Urbano, già capo di gabinetto dell’ex presidente dell’assemblea legislativa, Nazario Pagano, e di Luca Saraceni, anche lui nello staff di Pagano nella passata legislatura.

Secondo quanto si è appreso, sarebbero comunque pronti a testimoniare altri funzionari e dirigenti.

A favore del ricorrente hanno testimoniato Gilberto Petrucci e Francesco Flamminio, anche loro assistenti addetti stampa che, come già riferito da AbruzzoWeb, si sono trasferiti a gennaio dall’ufficio stampa del Consiglio all’Aquila a quello della Giunta a Pescara.

Sono stati rimpiazzati, scorrendo le graduatorie del concorso del novembre 2010, dal quarto classificato, Marino Fiorà, già collaboratore politico del gruppo del Partito democratico, e Nunzio Maria De Luca, che è arrivato dalla Sicilia: anche i rimpiazzi si trovano nella stessa situazione e sono entrati come assistenti addetti stampa.

La sentenza potrebbe arrivare nell’ottobre 2016 e, se il giudice dovesse dare ragione a Sciarra, potrebbero, in linea di principio, chiedere lo stesso tipo di riconoscimento anche gli altri assistenti addetti stampa che lavorano in Regione, i già citati Petrucci, Flamminio, Fiorà e De Luca, con un significativo esborso per le casse regionali.

Al di là del caso di specie di Sciarra, in definitiva la causa intende mettere in discussione nel complesso una figura, quella dell’assistente addetto stampa, introdotta con il concorso del 2010, e che non ha pari in altre amministrazioni regionali italiane.

Un’anomalia contro la quale più volte ha tuonato l’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, in quanto “non corrispondente alla dignità professionale e alla retribuzione adeguata dei giornalisti iscritti all’Ordine”, che dovrebbe essere quella prevista dalla categoria “D” e non quella “C” di grado inferiore.

Nel ricorso si argomenta che Sciarra ha sempre svolto “attività di natura giornalistica, scriveva comunicati stampa, newsletter, realizzava video per il tg web, creava mailing list, si occupava della realizzazione grafica delle newsletter, assemblava il tg web diffuso tramite YouTube e tramite i media locali, intervistava i soggetti di volta in volta coinvolti nelle vicende del Consiglio regionale, curava ogni aspetto nella redazione del Coraggio della Speranza e del Calre Year Book 2011”, iniziative, queste ultime due, legate al ruolo assunto da Pagano di presidente della Conferenza delle assemblee legislative regionali europee.

Inoltre, altro rilievo che si legge nello scritto dell’avvocato Lopardi, “l’attività svolta dal dipendente veniva qualificata dall’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi)”.

E sopratutto si ricorda che “la circostanza che l’attività richiesta al dipendente era quella giornalistica” ed era “ab initio a conoscenza e nelle volontà della Regione Abruzzo; sul punto è sufficiente ricordare che nella selezione pubblica indetta per la copertura del posto acquisito dal ricorrente l’ente pubblico precisava, tra i requisiti per l’ammissione alla selezione, la necessità dell’iscrizione all’albo dei giornalisti (elenco pubblicisti o professionisti)”.

Al contrario, la categoria “C”, si ricorda ancora nel ricorso, è quella con cui può essere inquadrato il lavoratore che “svolge attività istruttoria nel campo amministrativo, tecnico e contabile, curando, l’elaborazione e l’analisi dei dati”.

Oppure può essere “un esperto di attività socioculturali, agente di polizia municipale, educatore asili nido e figure assimilate, geometra, ragioniere, maestra di scuola materna, istruttore amministrativo, assistente amministrativo del registro delle imprese”.

L’attività giornalistica svolta dall’assistente addetto stampa Sciarra, prosegue invece l’avvocato Lopardi, “richiede un alto grado di professionalità non previsto nella categoria ‘C’ e, al contrario, espressamente richiesto nella categoria ‘D’, laddove si legge che ‘appartengono a questa categoria i lavoratori che svolgono attività caratterizzate da elevate conoscenze plurispecialistiche (la base teorica di conoscenze è acquisibile con la laurea breve o il diploma di laurea) e un grado di esperienza pluriennale, con frequente necessità di aggiornamento’”.

Alla luce di tutto ciò, “la Regione Abruzzo beneficiava delle prestazioni del dipendente, di fatto rientranti nella categoria ‘D’, retribuendole come un dipendente di categoria ‘C’ e sul punto è sufficiente prendere visione delle buste paga”.

La causa di lavoro va avanti mentre ancora non si stemperano le polemiche per la delibera dell’ufficio di presidenza del Consiglio del 29 dicembre 2015, a firma dell’attuale presidente, Giuseppe Di Pangrazio, che ha autorizzato lo scorrimento della graduatoria del concorso del 2010, per rimpiazzare i due assistenti, Petrucci e Flamminio, finiti all’ufficio stampa della Giunta.

Particolarmente contestata la precisazione che proprio che per la copertura dei due posti “non si può ricorrere all’offerta del portale della funzione pubblica in quanto in essa non sono previsti profili professionali specifici come gli assistenti addetti stampa”. Anche perché questa figura esiste solo in Abruzzo.