L’AQUILA – “Un dirigente regionale, sempre lo stesso, con un gioco delle tre carte ha fatto spuntare 3 milioni di euro che, quando governavamo noi, prima delle elezioni, erano spariti”.

L’accusa arriva dal consigliere regionale abruzzese di Forza Italia, Mauro Febbo, ex assessore della Giunta di Gianni Chiodi, qualche giorno dopo la variazione di bilancio da 5 milioni di euro approvata giovedi scorso in Consiglio.

Ed è rivolta ad Alfredo Moroni, dirigente regionale del settore Personale, ma anche e soprattutto esponente di spicco del Partito democratico aquilano, assessore al Comune dell’Aquila, candidato alle scorse primarie piddine per la corsa al Consiglio regionale, sconfitto poi da Pierpaolo Pietrucci, quest’ultimo alla fine risultato eletto.

Dichiarazioni che avvelenano il clima e provocano secche smentite da parte della maggioranza.

“La variazione in Bilancio di giovedì – spiega con grande verve polemica Febbo ad AbruzzoWeb – è stata resa possibile grazie ai 3 milioni che la Regione Abruzzo ha incassato dai rimborsi provenienti da altri enti per i nostri dipendenti a comando, che hanno cioè lavorato in trasferta presso altre amministrazioni. Questi soldi, quando il centrodestra era al governo della Regione, il dirigente Moroni si è dimenticato di metterli alla voce entrate, e dunque ci ha impedito di utilizzarli. Putacaso, ora che al governo c’è il suo compagno di partito Luciano D’Alfonso, sono magicamente tornati nelle disponibilità della regione, correttamente trascritti alla voce entrate”.

Febbo coglie l’occasione per togliersi un altro sassolino dalla scarpa. “Gli ex assessori miei colleghi Federica Carpineta e Carlo Masci, purtroppo erano impegnati in campagna elettorale e non si avvidero del fatto che in realtà quelle entrate c’erano ed erano immediatamente disponibili”.

Altrettanto seccamente replica a questo giornale l’assessore regionale al Bilancio Silvio Paolucci, del Pd come Moroni, che difende l’accusato e ribatte. “Mi pare una polemica pretestuosa, non ho alcun motivo di credere che il dirigente in questione abbia tenuto comportamenti scorretti. Soprattutto davanti a provvedimenti che prevedevano finanziamenti a pioggia, senza copertura e ai limiti della correttezza contabile”.

Per Paolucci, “Febbo e la sua ex maggioranza di governo continuano a scaricare su altri le colpe di un immobilismo e di una impossibilità a legiferare che però sono stati dovuti al prolungamento della legislatura, con le conseguenti limitazioni di potere proprie di un regime di prorogatio. Direi che è il tempo di chiudere con queste polemiche e di guardare avanti”.

Non è questa la prima volta che Febbo e Moroni arrivano ai ferri corti.

Era già accaduto a marzo scorso, a causa di una variazione di bilancio da 7 milioni di euro con la quale la Giunta Chiodi aveva concesso una serie di aiuti finanziari alla marineria di Pescara, alle associazioni culturali, a un’enoteca di Ortona (Chieti), alla Fiera di Lanciano, sempre Chietino, o per pagare gli stipendi arretrati nei consorzi di ricerca Cotir, Crab e Crivea.

La manovra trovava copertura in un avanzo di risorse scovato nel capitolo degli stipendi del personale regionale che, essendo stati tutti pagati, a quella data evidenziava, appunto, un surplus di 7 milioni.

Per poter utilizzare questo ‘tesoretto’, tuttavia, era necessario un atto da parte del dirigente Moroni che disimpegnasse le risorse, non più finalizzate ai compensi, ma destinate, con la legge, ad altre finalità.

Via libera che non è arrivato. “Moroni ha disatteso palesemente un indirizzo preciso di una legge regionale con un comportamento di assoluta infedeltà e negligenza poiché non ha provveduto nei tempi previsti alla procedura disimpegno”, tuonò all’epoca Febbo, chiedendo anche sanzioni disciplinari.

Moroni replicò sdegnato, sostenendo che era impossibile per lui firmare “l’affermazione che non ci fossero obbligazioni sul personale per disimpegnare la somma, a fronte del fatto che non sono state previste risorse per pagare la Ria, la retribuzione individuale di anzianità”. Filippo Tronca