L’AQUILA – Il governo Renzi non impugna la legge regionale 59 del 2013 che disponeva una variazione di bilancio e inguaia la Regione Abruzzo, a rischio di ingiunzioni di pagamento e forti proteste su 7 milioni di euro che erano destinati a categorie, associazioni ed enti e ora sono diventati invece “fantasma”.

Un caso spinoso da risolvere, a meno di 3 mesi dal voto del prossimo 25 maggio, con l’opposizione che accusa la maggioranza di “aver stanziato soldi finti”, mentre il governo regionale replica parlando di “comportamento infedele di un funzionario schierato politicamente e che si candiderà con il centrosinistra”.

Si tratta dell’aquilano Alfredo Moroni, dirigente del settore Personale accreditato come candidato consigliere con il Partito democratico, “che non ha sbloccato i fondi in tempo prima di andarsene in aspettativa”. Un’accusa rifiutata con sdegno dall’interessato, “questa è politica di basso profilo, ho sbloccato i fondi ma non potevo firmare l’affermazione che non ci fossero obbligazioni sul personale per disimpegnare la somma”.

In mezzo al guado c’è la Regione stessa, di fronte a un pericoloso bivio: o abroga la legge, eliminando gli stanziamenti di soldi che ora non ci sono, per evitare grane giudiziarie, correndo però il rischio di altri inghippi e soprattutto andando incontro a un pericoloso calo di consenso per la maggioranza di centrodestra uscente: tanto per fare un esempio, la marineria pescarese rimasta senza quattrini è già in subbuglio mentre il consorzio di ricerca Cotir è già sceso in piazza, per le ire dell’assessore Mauro Febbo che ha chiamato in causa il dirigente ma senza citarlo.

Oppure, e anche quest’ipotesi costituisce un campo minato da attraversare, l’assessorato al Bilancio dovrà trovare nuove coperture per 7 milioni, con l’aggravante di dover legiferare in un Consiglio regionale a una manciata di settimane dallo scioglimento e già in regime di prorogatio, essendosi protratta la consiliatura (tra le polemiche) più della sua durata naturale per consentire il riallineamento della data del voto.

LA VARIAZIONE DELLA DISCORDIA

La legge contestata dal centrosinistra ma non dall’esecutivo di Matteo Renzi è la variazione allo strumento finanziario approvata poco prima di Natale, con la quale la Giunta Chiodi aveva concesso una serie di aiuti finanziari che spaziano dalla marineria di Pescara, alle associazioni culturali, all’enoteca di Ortona, la fiera di Lanciano eccetera.

La manovra trovava copertura in un avanzo di risorse scovato nel capitolo degli stipendi del personale regionale che, essendo stati tutti pagati, a quella data evidenziava, appunto, un surplus di 7 milioni.

Per poter utilizzare questo “tesoretto”, tuttavia, era necessario un atto da parte del dirigente Moroni che disimpegnasse le risorse, non più finalizzate ai compensi, ma destinate, con la legge, ad altre finalità.

Rispondendo a un’interrogazione dei democrat nell’ultimo question time che si è svolto nella sede del Consiglio a Pescara, il governatore, Gianni Chiodi, ha attaccato il dirigente, accusato di non aver provveduto a questo adempimento e di essersi poi messo in aspettativa per motivi elettorali, con il risultato di non poter più utilizzare il malloppo.

I 7 milioni, infatti, sono andati come si dice in gergo “in economia”, ovvero andranno a finire nel grande calderone del disavanzo della Regione da ripianare e non sono più spendibili per quelle specifiche voci di spesa che attendevano con ansia un foraggiamento da parte dell’ente pubblico.

In base alla legge 77, avrebbe potuto occuparsi della questione anche il superiore di Moroni (per quanto i dirigenti godano di autonomia), il direttore d’area, Gianluca Caruso, che può intervenire per motivi straordinari al posto dei dirigenti, ma la questione è rimasta sospesa.

Così, a oggi, i soldi restano assegnati, in base a una legge in vigore, ma con questa situazione di stallo non verranno mai trasferiti. Ecco perché potrebbero presto piovere ingiunzioni di pagamento alla Regione. Se il governo avesse impugnato la norma, l’ente avrebbe guadagnato tempo prezioso, ma ora si ritrova scoperto e in preda ai dilemmi.

LA DIFESA DI MORONI

“Scaricano sulla struttura burocratica le incapacità della politica, è la degna conclusione di un quinquennio di basso profilo – ringhia in premessa Moroni, interpellato da AbruzzoWeb sull’argomento – Lavoro in Regione dal 1982, sono sempre stato esposto sindacalmente e politicamente, ma con tutti i colori che ci sono stati all’Emiciclo sono sempre stato, e considerato, un funzionario e un dirigente con una sua deontologia professionale”.

“Una volta approvata la legge, prima ancora che venisse pubblicata – spiega – il 23 dicembre ho fatto i disimpegni che mi venivano richiesti, sono stato rapido. È una falsità che non abbia fatto disimpegni e Chiodi lo ha anche ammesso. Tuttavia ho fatto presente che, se fossero arrivate sentenze per importi da pagare con i soldi del settore Personale, la persona che a quel punto si sarebbe assunta la responsabilità di non avere obbligazioni giuridicamente vincolanti sarei stata io, insomma sarei rimasto scoperto”.

Moroni contrattacca facendo presente che “quelle somme, che non sapevo dove fossero destinate, dovevano essere reimpegnate entro il 31 dicembre (quindi 8 giorni dopo il suo sblocco, ndr) da parte di quelle strutture individuate come competenti, perché erano risorse del 2013”.

“Il 14 gennaio del nuovo anno, quindi a tempi scaduti, mi è arrivata una lettera dal servizio Ragioneria – continua – che mi chiedeva di precisare se avessi firmato il disimpegno perché c’era la legge 59 o perché non ci fossero più obbligazioni vincolanti. Dopo un sollecito, ho risposto di averlo fatto in base alla legge, ma che non avrei potuto confermare lo sblocco se avessi dovuto assumere anche il principio che non c’erano più obblighi vincolanti”.

Per di più, “una volta approvato il bilancio di previsione 2014, a fronte del fatto che non sono erano state previste risorse per 6,3 milioni come da me richiesto per pagare la Ria (la retribuzione individuale di anzianità, ndr), ancora meno avrei potuto dichiarare l’assenza di obblighi – conclude – Ho fatto il mio lavoro come sempre, ora sono scoperti di fronte alle promesse elettorali. Il 23 gennaio sono andato in aspettativa come previsto dalla legge, non è che ho fatto un giochetto”.

QUELLI CHE ASPETTANO

Ma chi sono gli enti, le associazioni e le fasce di popolazione che aspettano?

La legge regionale 59 elargisce a pioggia 800 mila euro per i consorzi di ricerca Cotir, Crab e Crivea, 2,1 milioni per il Fondo sociale regionale, 1,5 milioni per il Programma di riqualificazione urbana, 810 mila euro per aiuti alla marineria di Pescara e Ortona, 300 mila euro per la cultura, teatro di prosa e attività musicali, in base alle leggi regionali 5 e 15, 400 mila euro per la Protezione civile regionale, 500 mila euro per le spese di liquidazione della società Abruzzo Engineering, 191 mila euro per il Consorzio industriale dell’Aquila, 70 mila euro per la scuola materna del comune chietino di Poggiofiorito, 55 mila euro per l’Enoteca regionale di Ortona, 150 mila euro per l’Ente Fiera di Lanciano, 77 mila euro per attività in continuità dell’ex Arssa, 170 mila euro per le spese di liquidazione dell’ente Abruzzo Lavoro.

Un totale di 7 milioni 123 mila euro che ora, però, sono dietro un vetro infrangibile: si possono vedere, ma non prendere.

LE REAZIONI

FEBBO: “ORA PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI PER MORONI”

“Mi preme evidenziare come il Consiglio dei ministri, presieduto da Renzi, non ha ritenuto di dover impugnare il comma 6 della legge regionale 59/2013 e questo testimonia la regolarità e bontà della variazione di bilancio approvata il 18/12 e, soprattutto, fa cadere tutte le accuse e giudizi negativi frettolosamente avanzati in questi giorni da alcuni esponenti del Pd e altri dei partiti di minoranza”.

Questo il commento in una nota dell’assessore regionale alle Politiche agricole Mauro Febbo, sulla vicenda dei 7 milioni “congelati” della variazione di bilancio a causa del mancato disimpegno che sta causando numerose polemiche politiche.

Febbo chiede provvedimenti disciplinari per il dirigente che accusa ma non nomina, l’aquilano Alfredo Moroni, ed evoca inoltre un “tesoretto” da 40 milioni dove a suo dire si potrebbero pescare le nuove coperture per i numerosi enti e associazioni rimasti scoperti a causa di questa impasse.

“Voglio ribadire nuovamente – spiega Febbo – che deve essere censurato la condotta assunta in questa vicenda dal funzionario regionale in questione, esponente politico e amministratore del Partito democratico che ha disatteso palesemente un indirizzo preciso di una legge regionale con un comportamento di assoluta infedeltà e negligenza poiché non ha provveduto nei tempi previsti alla procedura disimpegno”.

“Infatti – continua l’assessore regionale – l’incuria e l’indifferenza da parte del ‘solerte’ dirigente si evincono ancora di più in sede di parere chiesta dalla mia direzione dove nella comunicazione di risposta del servizio amministrativo del 23/01/2014 (n.b. quando non era più possibile fare il disimpegno!) si arriva a delle conclusioni testuali ‘per ragioni di prudenza contabile, si ritiene di non poter confermare le disposizioni di disimpegno per l’annualità 2013 elencate in oggetto per complessivi euro 7.123.000,00 sospese da codesto servizio e precedentemente assunte in ragione dell’approvazione della LR n.59/2013’”.

Per Febbo, “un parere ancora una volta fuori da quella che è la competenza delle diverse direzioni, in contrasto palese con la volontà della Giunta e, soprattutto, una decisione e giudizio presa in autonomia senza attendere la risposta del Governo”.

“Non si capisce dove dovevano essere impegnati i 7.123.000 visto che nessuna richiesta di variazione di capitoli è stata fatta entro il 31 dicembre 2013, e che comunque sarebbe stato poi l’organo politico (cioè la Giunta) a dover autorizzare la variazione dei capitoli con apposita delibera di Giunta – continua ancora Febbo – Peraltro tutta la corrispondenza avviene tra uffici senza informare l’organo politico, l’assessore di competenza e il presidente della Giunta, ancor più grave senza avvertire il presidente del Consiglio in considerazione che parliamo di legge regionale”.

“A tutti questi discutibili atteggiamenti inoltre – precisa ancora – rimango ancora più sconcertato, a mio avviso di una certa gravità, nel constatare che nei tre capitoli di ‘Trattamento economico del personale’, ‘oneri riflessi su retribuzioni a carico dell’amministrazione’ e ‘Irap’ negli anni che vanno dal 2009 al 2013 risultano maggiori risorse sulle spese per un totale di circa 40 milioni di euro”.

“In sostanza – accusa – un vero e proprio tesoretto accantonato che potrebbe essere invece essere utilizzato per finanziare e far uscire dalla crisi le tante emergenze che oggi abbiamo da affrontare e risolvere come i Centri di ricerca, Ara, Ciapi, marineria, Consorzi, enoteca regionale, Fiera di Lanciano, Arssa, Aeroporto. Per non parlare dei dissesti idrogeologi, dei Piani sociali, la Protezione civile e la cultura”.

“Auspico – conclude l’assessore Febbo – che al più presto si faccia luce su questa vicenda e, soprattutto, credo ci siano gli estremi per provvedimenti disciplinari per questi gravi e ingiustificabili fatti poiché tutto ciò è stato fatto per creare difficoltà all’attività di questo Governo e maggioranza”.