L’AQUILA – Il 10 marzo in Abruzzo, in decine e decine di comuni abruzzesi tutti o quasi dell’entroterra montano, alle urne si è presentato nemmeno un avente diritto al voto su quattro, o anche meno, con cifre record di bassa affluenza, ben inferiore alla media, già preoccupante, del 52,19%.
Numeri che fanno del partito del non voto di gran lunga il primo in Abruzzo, e che è cresciuto anche rispetto alle regionali del 2019, quando si registrò un’affluenza del 53,1%.
Un dato, questo, che meriterebbe una seria riflessione, visto che tutti i candidati in campo hanno posto al centro della loro campagna elettorale proprio le istanze delle aree interne, promettendo misure efficaci contro la marginalità e lo spopolamento, da anni implacabile, con servizi essenziali, trasporti gratuiti e frequenti, incentivi alla residenzialità, mantenimento degli uffici postali e ambulatori medici, nuove opportunità per i giovani, assistenza adeguata per i tanti anziani, e così via.
Argomenti che evidentemente non hanno convinto, giusto per fare qualche esempio tratto dall’elenco completo qui di seguito, i pochi cittadini di Corvara, in provincia di Pescara, dove a votare è andato solo il 19,1% degli aventi diritto, o di Villa Santa Lucia, in provincia dell’Aquila, 20,2%, di Borrello, in provincia di Chieti, 17,6%, in provincia di Chieti, o anche di Pietracamela in provincia di Teramo, appena il 32,8%. Situazione più critica in provincia di Chieti, sotto la media regionale di affluenza al 48,4%.
Ne sono consapevoli sia nel centrodestra che nel centrosinistra, ma tanto, detto per inciso, si può essere eletti, anche da una sparuta minoranza dei cittadini, e nulla cambierebbe in termini di raggiungimento degli obiettivi politici e di carriera personale.
Ha commentato Luciano D’Amico, subito dopo la sconfitta: “il risultato è chiaro: un abruzzese su quattro ha votato per la coalizione guidata da Marsilio, quasi un abruzzese su quattro ha votato per noi, due abruzzesi non hanno votato. Credo che questa sia stata la sconfitta più bruciante. Noi siamo riusciti a convincere gli abruzzesi che la Regione impatta sulle loro vite”.
E ha aggiunto il segretario regionale del Pd Daniele Marinelli: “il fenomeno dell’astensionismo è sempre più grave, e in tal senso le forze politiche dovrebbero affrontare insieme questa situazione di grave disaffezione e grave distanza dei cittadini nei confronti della politica”.
Anche il riconfermato presidente Marco Marsilio ha dedicato un passaggio al fenomeno dell’astensionismo nella conferenza stampa all’indomani della vittoria “è un problema che esiste in tutta Italia, da una decina d’anni, nell’Italia che sembrava un paradiso della democrazia occidentale, visto che in altri Paesi come gli Stati Uniti è un problema esiste da molto tempo. Mi dispiace che non ci sia stata tanta partecipazione. Io comunque credo che se in questi cinque anni faremo vedere gli ospedali che si realizzano, le ferrovie che si cominciano a realizzare, le strade che si rimettono a posto, se facciamo vedere questo, io credo che questa sia la ricetta migliore per riportare i cittadini a votare”.
Va anche detto che una parte significativa degli aventi diritto è residente solo formalmente in tanti piccoli paesi, ma magari vive altrove, anche all’estero. Non ci sono però dati per soppesare questa componente. Si può intanto supporre che in quelli citati e altri comuni, le elezioni regionali non sono sentite come importanti, e una classe dirigente vale l’altra. Si può anche supporre che non era presente nel territorio nessun candidato capace di portare le persone alle urne, nessun detentore di pacchetti di voti capace alla bisogna di attivare dinamiche di do ut des.
Passiamo dunque in rassegna i comuni d’Abruzzo risultati essere meno interessati dalle elezioni regionali.
In provincia dell’Aquila spicca innanzitutto la citata Villa Santa Lucia, con il 20,3,% di affluenza, a seguire in classifica troviamo San Benedetto in Perillis 23,8%, Castel del Monte 23,3%, Collepietro 25,2%, Ofena 27,7%, Civita D’Antino 30,9%, Rocca Pia 31,9%, Tione degli Abruzzi, 34,6%, Cocullo 35,2%, Fontecchio 36,2%, Pettorano sul Gizio 37,3%, Rocca di Mezzo 38,4%, Gagliano Aterno 38,4%.
Ma è la provincia di Chieti la roccaforte del non voto. Percentuali minimali a Roio del Sangro 17,3% Borrello 17,6% a Guilmi 22%, a Montelapiano, 23,1%, a Rosello 23,7%, a Colledimacine, 24,1%, a San Giovanni Lipioni 24,9%, a Carunchio, 25.6%, a Carpineto Sinello 25,7%, a Gamberale, 26%, a Fraine, 28,5%, a Lettopalena 29,4%.
In provincia di Pescara percentuale minima di affluenza a Corvara con il 19,1%, a a Sant’Eufemia a Maiella con il 21,6%, a Roccamorice 22,5%, a Salle 23,5, a Castiglione a Casauria 28,9%, a Serramonacesca, 34,4%, a Caramanico terme 39%.
In provincia di Teramo invece non si registrano percentuali così basse, e le minime sono quelle di Pietracamela con il 32,8% di affluenza, Colonnella, 41,7%, Bisenti, 40,7%, Cermignano, 42,2%, Cellino Attanasio, 42,7%, Castelli 45,8%. Tra i centri medio grandi della costa spicca Martinsicuro con il 43,5%.





