L’AQUILA – “Votare a maggio significa risparmiare 8 milioni di euro, riallineando le elezioni in Abruzzo al resto d’Italia. Non me la sento di pensare diversamente rispetto alla possibilità di votare insieme alle Europee nella finestra estiva”.

Anche il coordinatore regionale del Popolo della libertà, il deputato Filippo Piccone, sposa l’ipotesi di un voto per le Regionali nel maggio 2014 assecondando il parere dell’Avvocatura dello Stato, che ha detto sì a 2 mesi di proroga rispetto alla scadenza massima teorica di marzo della consiliatura in nome del risparmio di risorse pubbliche.

Il placet di Piccone arriva nel corso di un’intervista a tutto campo ad AbruzzoWeb, in cui il coordinatore affronta tutti i temi caldi della coalizione e del suo partito: la riforma dei vertici, specialmente all’Aquila, attesa da febbraio e rimandata a settembre; i rapporti con l’Udc, con un ‘occhiolino’ a Giorgio De Matteis, e con il Pd, Luciano D’Alfonso viene rispettato ma non temuto. E ancora, l’eterno dualismo tra la sua Marsica e L’Aquila, “la città che ha la più alta densità di voti conservatori che, però, chissà perché poi si polverizzano”.

Quanto alla data delle Regionali, cade, per Piccone, ogni possibile ipotesi di voto anticipato. “Se Gianni Chiodi oggi fissasse le elezioni – sottolinea – la prima data utile non potrebbe essere che il 15 dicembre o giù di lì. Qualcuno mi deve spiegare come potremmo a Natale far votare gli abruzzesi, con più di metà della regione che in quel periodo ha livelli climatici direi inaccettabili”.

In merito alla ristrutturazione del partito aquilano, ancora diviso nelle due federazioni L’Aquila-Sulmona e Avezzano, Piccone l’aveva annunciata o meglio minacciata già a febbraio, dopo le Politiche. Ma slitterà.

“Così come preannuncia Berlusconi, credo che la matassa si dipanerà a settembre, indipendentemente dalla nascita o meno di Forza Italia, sarà quello il momento di svolta – spiega – Nei fatti, comunque, siamo andati molto avanti. L’Aquila era monopolizzata da una parte del partito che, essendosi assicurata il congresso, la faceva da padrone. Oggi ci sono altri attori, fanno politica, vengono legittimati continuamente dal presidente della Regione, da me e da alcuni ministri”.

“Questo si dovrebbe anche formalizzare, sono sicuro che nelle prime settimane dopo la pausa estiva accadrà”, promette.

Tra le alleanze ci si annusa con l’Unione di centro, alle prese con una difficile evoluzione. “A livello nazionale la discussione è in atto, dopo questa tornata ha parzialmente modificato la sua visione di alleanze e c’è una tendenza a voler fare un accordo con il centrodestra, anche se in questo momento lo scenario è molto fluido”, premette Piccone.

“In Abruzzo con l’entrata nel partito di De Matteis si è rafforzata l’ala più vicina al centrodestra – prosegue – Non do nulla per scontato ma mi auguro che l’Udc, come vuole la maggior parte dei suoi elettori, faccia un accordo”.

E il centrosinistra, con D’Alfonso in pole position? “Mi fa tanta simpatia, è un interlocutore che dà anche verve al dibattito lo politico – afferma – Lo rispetto ma per noi non fa differenza chi sia il loro candidato, quanto quello che sapremo trasmettere agli abruzzesi in termini di consuntivo e prospettiva”.

La lista per le Regionali sarà di 7 o 8 candidati e con metà donne, ci sarà da fare a botte tra vari territori.

“Non ci sarà una guerra tra L’Aquila e la Marsica, tutt’altro – risponde il coordinatore – L’antica lotta non è all’ordine del giorno e non fa nemmeno bene alla politica. Quando la Marsica prevale scattano meccanismi di difesa a prescindere che non fanno bene alla politica e non costruiscono nulla, mi adopererò per l’esatto contrario”.

Dal “tetris” della composizione delle liste se ne esce “ritrovando la capacità di fare un minimo di selezione. Nelle scorse legislature l’abbondanza di posti ha permesso di candidare praticamente tutti – ricorda – oggi va fatta una scelta che tenga conto in parte del potenziale elettorale, in parte della qualità del candidato”.

E in passato “la Marsica ha avuto l’accortezza di ritrovarsi a pochi candidati credibili, cosa che ha fatto meno L’Aquila, mi auguro che lo ritrovi, un tempo lo era stato”.

“Siamo nella città che ha la più alta densità di voti conservatori in Abruzzo, che poi stranamente si polverizzano in una maniera incredibile – conclude Piccone – L’Aquila ha il diritto di ritrovare una sua identità politica e non può che ritrovarla nella sua tradizione”. Alberto Orsini