L’AQUILA – “Un ospedale di secondo livello, dell’Aquila Teramo con tutte le eccellenze, a servizio delle aree interne”, “strutture regionali finalmente all’altezza per intercettare e spendere fino all’ultimo euro i fondi europei”, “una Regione che si faccia carico in prima linea della ricostruzione post sismica del cratere 2016- 2017”.
Sono questi i punti salienti del programma di governo del vice sindaco dell’Aquila Guido Liris, candidato al Consiglio regionale nella lista di Fratelli d’Italia. Liris, medico chirurgo e dirigente Asl, è da poco uscito da Forza Italia, e ha aderito a Direzione Italia, movimento guidato dall’ex ministro Raffaele Fitto, federato con FdI.
Guido Liris, governare la Regione significa di fatto occuparsi della Sanità, che rappresenta oltre l’80 per cento del budget. Quali sono per lei le priorità?
Uno dei punti fermi è che occorre nelle aree interne un Dea di secondo livello, dell’Aquila e di Teramo, ovvero un ospedale che abbia tutte le tecnologie e specialità, i servizi con alta intensità di cura. Per costruire un ospedale di secondo livello, bisogna avere competenze e specializzazioni, risorse a livello umano, che sono centrali, ma anche tecnologia all’avanguardia e reparti idonei. Il nostro programma non prevede assolutamente una guerra all’ospedale di secondo livello di Pescara Chieti.
Diciamo che la stessa cosa deve avvenire con gli ospedali di L’aquila e Teramo: basta la volontà politica, che negli ultimi cinque anni non c’è stata, si è lavorato anzi in senso contrario. Le aree interne non possono non avere un ospedale di secondo livello. La sanità sulla costa e sulle aree interne ha esigenze diverse: basti pensare che la provincia dell’Aquila copre metà del territorio abruzzese, con grandi differenze orografiche e densità di popolazione molto minore.
Detto questo, serve una sanità distribuita del territoiro. L’ospedale ha un suo ruolo specifico per i malati acuti, quello che non è stato fatto è realizzare la sanità di prossimità, che deve essere il più vicino possibile al paziente, e farsi carico delle malattie croniche e degenerative. Infine occorre creare finalmente un interazione forte tra ospedale e Università, con scuole di specializzazione
Altro annoso problema è quello delle liste di attesa, come si risolve?
Innanzitutto serve un filtro da parte dei medici di base, si dovrebbe arrivare ad una minore richiesta di visite specialistiche, spesso inappropriate e inutili. Poi c’è una carenza cronica del personale, solo nella Asl aquilana abbiamo 400 precari. I concorsi Asl per personale medico e paramedico sono bloccati da anni. Bisogna poi rafforzare la parte tecnologica, vanno allungati gli orari, con turni anche di notte, e il sabato e la domenica . Del resto macchinari per le diagnosi costosissimi dovrebbero lavorare ventiquattrore al giorno.
Punto nascite di Sulmona, contrario favorevole alla chiusura?
Contrario: è assurdo chiuderlo perché il territorio peligno non merita questo trattamento, già penalizzato nell’offerta sanitaria complessiva. Va studiato un modo per aumentare il numero di parti nell’ospedale di Sulmona, o comunque trovare una soluzione, non ci si può basare solo sui freddi numeri.
Cosa può fare la regione sulla ricostruzione post-sismica 2016-2017?
La regione è stata assente, in particolare nel post sisma del 2016 e 2017. Non so se Luciano D’Alfonso abbia mai saputo di essere vice commissario alla ricostruzione. Io ho particolarmente a cuore il destino dell’alto Aterno, ed è gravissimo che non si vedano ancora cantieri, la gente è alla alla disperazione, far partire cantieri è decisivo anche dal punto di vista psicologico, per dare il segno che questa terra può ripartire e rinascere, altrimenti si rischia lo spopolamento. La Regione si è tirata fuori da tutte le problematiche. E questo è gravissimo.
Cosa può fare la Regione per creare posti di lavoro?
La Regione, come le altre amministrazioni, ha la funzione di creare opportunità e convenienza da parte delle imprese, anche multinazionali, ad investire sul territorio, e creare dunque lavoro. Poi dovrebbe spendere i fondi europei che sono disposizione, e che rischiano incredibilmente di tornare indietro.
Perché avviene?
Gli addetti ai lavori ti rispondono che ci vogliono competenze specifiche. Per rispondere ai bandi servono uffici dedicati e con adeguato personale, anche dal punto numerico. E’ assurdo che gli unici soldi sono forse quelli europei, e non vengono utilizzati perché non esiste una struttura al’altezza nella Regione Abruzzo. Un cortocircuito che andrà sanato.




