L’AQUILA – Giovanni Lolli unico candidato consigliere regionale del Partito democratico per L’Aquila per spazzare via divisioni e tentennamenti a poco più di due mesi dalle elezioni del 25 maggio.
Questo il clamoroso epilogo che si profila all’orizzonte del “totocandidato” che ormai da settimane sta falcidiando il Pd, con i due contendenti che si litigano un posto al sole, Alfredo Moroni e Pierpaolo Pietrucci, che resterebbero entrambi a becco asciutto e nei loro attuali ruoli, rispettivamente di assessore comunale e consigliere provinciale.
Oggi ci sarà una riunione che potrebbe sigillare questa scelta (tra l’altro ipotizzata da AbruzzoWeb sin dal giugno 2013)scampando anche il rischio di primarie per i consiglieri che potevano costituire la soluzione finale per dirimere i duelli, ma che erano e sono malviste dal partito a livello regionale e provinciale.
In cerca di collocamento (anche se lui nega) dopo la mancata rielezione in Parlamento come primo dei non eletti dei democrat alla Camera, dov’era al settimo posto della lista bloccata, comunque Lolli era già dato in predicato di diventare vice presidente della Giunta regionale in caso di vittoria di D’Alfonso, con la celebre “foto dell’Aquila” dei due a suggellare il patto già a luglio del 2013.
Con questa scelta, in aggiunta a questo diventerebbe anche il candidato unico aquilano su cui far confluire tutti i voti puntando a una probabile elezione, magari superando come preferenze anche i candidati marsicani che minacciavano di offuscare gli altri papabili litiganti, e oltre che numero 2 della Giunta resterebbe anche consigliere, visto che in Regione, a differenza degli enti locali, chi ha un incarico di governo non deve dimettersi dal Consiglio.
Si discuterà ancora perché qualcuno farà notare che, senza candidare Lolli, nella migliore delle ipotesi L’Aquila potrebbe avere due pedine, una in Giunta, lui, e l’altra in Consiglio, Moroni o Pietrucci. Ma è anche vero che nella peggiore, potrebbe ritrovarsi nuovamente a zero rappresentanza come accaduto ormai nelle ultime tre elezioni regionali.
Una doccia fredda per i contendenti che alla candidatura puntavano e puntano con forza: Moroni è andato in aspettativa dal suo ruolo di dirigente del settore Personale del Consiglio regionale, rimanendo anche impastoiato nella vicenda del mancato sblocco di 7 milioni di euro necessari a una variazione di bilancio che gli è valsa l’accusa di aver giocato sporco in vista delle elezioni da parte del centrodestra, rifiutata con sdegno.
Quanto a Pietrucci, dopo la rimozione come capo di gabinetto del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, con l’accusa di passare soffiate contro di lui alla stampa, ha concentrato ogni sforzo sul lavoro per il territorio, con l’impegno in numerose tematiche in Provincia, per aprire la strada alla suggestiva ipotesi di una candidatura giovane e vincente all’Emiciclo, bersaniana come storia ma renziana come spirito e prospettive.
I due non sono riusciti a trovare la quadra, si contendevano e si contendono il posto buono aquilano nella lista del Pd, sapendo che una doppia presenza dividerebbe i voti e ammazzerebbe ogni possibilità, ma nessuno dei due accetta il piano B di essere candidato nella cosiddetta “lista del presidente”, che andrà a sostegno di quella principale, dove sarà necessario un quorum più altro per entrare, sebbene almeno Moroni inizialmente fosse parso interessato.
A dispetto di questo, e nonostante sulla carta ci sia anche un terzo papabile, l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, riuscito nei giorni scorsi su questo tema dopo aver passato gli ultimi mesi lavorando in sordina, il partito si è spaventato in primis per l’ipotesi di primarie che avrebbe costituito un unicum in tutta la regione, dove per stilare le liste si è trovata la quadra con il vecchio metodo, all’interno della segreteria.
Inoltre, a scompaginare ulteriormente i piani, la presenza e il successo mediatico nelle prime uscite, supportate anche dallo stesso D’Alfonso, di un altro candidato, Lucia Pandolfi, consigliere provinciale ed ex sindaco di Montereale, presentata come candidatura “dal basso” sostenuta da “grandi elettori” della società civile aquilana che hanno deciso di scendere in campo nella cosiddetta “lista del presidente” del Pd, altro motivo che ha sconsigliato i concorrenti di candidarsi lì.
Il peggior scenario possibile per i democrat potrebbe comportare l’elezione dei consiglieri marsicani della lista del Pd, uscenti e ricandidati, e un possibile exploit della Pandolfi nell’Aquilano, che a quel punto sarebbe vicina ma non diretta emanazione del partito più importante.
Per scongiurare questo quadro, si ragiona, non c’è che una possibilità: schierare il pezzo da 90 e zittire i dualismi. E a quel punto non c’è che un nome da mettere in campo, quello di Giovanni Lolli. Alberto Orsini e Berardino Santilli




