CHIETI – “Sulla sanità e sull’agricoltura ci aspetta un grande lavoro, la giunta di centrosinistra uscente lascia un buco milionario nel primo caso, e fondi non spesi nel secondo”.
Mauro Febbo, 60 anni di Chieti, ragioniere tributarista da sempre in politica, ha le idee chiare su cosa fare se il 10 febbraio il centrodestra tornerà alla guida della Regione Abruzzo.
“Di una intensità unica”, così definisce i cinque anni trascorsi tra i banchi dell’opposizione in Consiglio regionale e alla presidenza della commissione di vigilanza, “una ricca esperienza perché non ho lavorato per un solo settore, cosa che ho fatto negli anni precedenti, ma mi sono impegnato in particolare sulla sanità e sui trasporti che messi insieme sono il 95 per cento del bilancio regionale, credo di aver acquisito una esperienza amministrativa che prima non avevo”.
“Sono stati anni duri perché abbiamo avuto a che fare con un’amministrazione che ha lavorato senza dare libertà di manovra alle opposizioni, hanno usato metodi che se li avessimo usati noi ci avrebbero dato dai fascisti e sarebbe intervenuto il presidente della Repubblica”, dice Febbo, “hanno secretato documenti, su ogni delibera ho douto lottare e minacciare di chiamare i carabinieri per ottenerla”.
“Il famoso sondaggio di sei mesi fa che indicava la giunta uscente come quella con il gradimento più basso d’Italia è un segno tangibile delle macerie lasciate da D’Alfonso“, aggiunge il consigliere azzurro, “tant’è che l’ex governatore sono mesi che non si vede, gli hanno imposto di nascondersi, c’è un tale rigetto nella sua persona che deve essere censurato, quando prima tutti i giorni appariva dalla prima pagina dei quotidiani, fino ai necrologi!”.
Alla domanda su quale sia stato l’errore più macroscopico fatto dalla giunta di centrosinistra, Febbo indica “lo smantellamento dell’apparato burocratico della Regione e non aver creduto nelle professionalità interne”.
“Questo – fa osservare – li ha resi vulnerabili su tutto il fronte. Quando sono stato assessore all’Agricoltura ho lavorato con funzionari e dirigenti che non erano neanche della mia parte politica, anzi apertamente schierati dall’altra parte, eppure abbiamo avuto grandissimi risultati”.
Del quinquennio in giunta regionale, dal 2008 al 2014, Febbo rivendica di aver portato a casa 432 milioni di euro per il Piano di sviluppo rurale anziché i precedenti 382: “Per la programmazione 2014-2020, distraendomi persino dalla mia campagna elettorale, ottenemmo cinquanta milioni di euro in più, mentre tutte le altre regioni, d’Europa e non solo italiane, ebbero meno”.
“Ha purtroppo contribuito il terremoto dell’Aquila – ammette il consigliere azzurro – che ha toccato la sensibilità dell’Unione europea, ma avevamo anche eccellenti risultati nella spesa, che incide sulle riassegnazioni. L’amministrazione D’Alfonso, però, non è poi stata capace di spenderli, visto che ne è stato utilizzato solo 7,19 per cento in quattro anni. E quanto fatto fino ad ora sono solo bandi, manca l’assegnazione delle risorse, quindi dovremo fare un grosso lavoro di recupero”.
Sui cinque anni di opposizione, Febbo dice di essersi “spesso dimostrato collaborativo”.
La società unica di trasporto pubblico regionale, ricorda il consigliere forzista, “se noi non restavamo in aula non sarebbe mai nata” perché, spiega, “la maggioranza, per resistenze interne, non aveva i numeri per il prosieguo della seduta”.
“A D’Alfonso”, aggiunge poi Febbo, “abbiamo spiegato mille volte che per il Masterplan andavano fatte delle scelte, e non 1.500 progetti per accontentare sindaci, qualche tecnico e qualche impresa, e abbiamo detto che se avesse investito 250 milioni nella rete viaria lo avremmo sostenuto. Non ci ha ascoltato e oggi abbiamo le strade colabrodo che fanno danno al turismo e alimentano lo spopolamento”.
“Siamo stati per 46 mesi senza assessore al Turismo e alla Cultura, aveva sempre la delega il presidente oppure la affidava a un consigliere – ricorda Febbo – all’inizio a Leandro Bracco per prenderlo in giro, poi a Luciano Monticelli perché aveva votato contro in Consiglio e allora bisognava tenerlo buono”.
Già presidente della Provincia di Chieti, in Consiglio regionale dal 2008, quando approdò all’Emiciclo con un plebiscito di oltre 10mila preferenze, secondo gli ambienti politici Febbo è in pole position per l’assessorato alla Sanità qualora Marco Marsilio diventasse governatore.
“Le ripartizioni si fanno in base ai risultati elettorali – dice – essendomi interessato di sanità c’è questa voce che corre, ammetto che non mi dispiacerebbe ma è altrettanto vero che il mondo rurale sta dando un sostegno alla mia rielezione e se si fa quel che abbiamo scritto nel programma, cioè un assessorato all’Agricoltura insieme al Turismo e alla Cultura posso valutare di riprendere il cammino interrotto nel 2014, ma tutto dipenderà da ciò che esce dalle urne”.
Tra le priorità, infine, Febbo indica proprio il capitolo sanità: “Vanno riportati i bilanci in equilibrio e vanno riportati i servizi sui territori, serve un piano serio di assunzioni, non c’è personale, da quello medico a quello infermieristico, bisogna alleggerire il lavoro perché è diventato sostenibile”.
“Noi abbiamo chiuso il bilancio in attivo e loro lo chiudono in passivo”, chiosa Febbo, “non hanno risanato niente, abbiamo trovato 4 miliardi di euro di debito, siamo andati via con 585 milioni di debito e adesso siamo a 735 milioni di debito”. (m.sig.)
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