PESCARA –  “Saranno gli elettori a dire chi è il nuovo e chi è il vecchio della politica, per fortuna si vota alle regionali con il sitema delle preferenze e i conti li faremo alla fine”.

Risponde così, sicuro di sé e soddisfatto, ad AbruzzoWeb Giorgio D’Ambrosio che, dopo tante polemiche, un posto in lista all’interno della coalizione di centrosinistra lo ha trovato, non nel Pd, ma nel Centro democratico, grazie anche al pressing dei deputati Pd Antonio Castricone e Vittoria D’Incecco, e un compromesso trovato proprio nelle ultime ore precedenti la consegna delle liste dei candidati in Tribunale.

Nome pesante quello di D’Ambrosio, ex sindaco di Pianella, deputato dell’Ulivo, uomo forte da decenni del Pd pescarese, e soprattutto signore delle preferenze.

Ma anche un nome ingombrante, essendo stato esponente di spicco del cosiddetto “partito dell’acqua” che si sarebbe creato in Abruzzo nell’ambito dell’Ato numero 4 pescarese, oggi fortemente indebitata e nel ciclone, a capo dell’azienda pubblica quando, prima del 2007, secondo i pm 700 mila abruzzesi hanno bevuto acqua inquinata dalla mega discarica di Bussi.

Motivi sufficienti per indurre gli alleati Sinistra ecologia e libertà, Comunisti italiani e Italia dei valori, ma che anche parte del Pd, a considerare D’Ambrosio una candidatura inopportuna, di segno opposto al rinnovamento auspicato.

Ma D’Ambrosio lo aveva detto: “Inconcepibile che io faccia un passo indietro”. E alla fine l’ha avuta vinta, e ora rilancia: “Non comprendo le polemiche – dice – io non ho responsabilità, nessuna cosa di cui pentirmi, nessun motivo per non candidarmi. Dalle accuse relative all’avvelenamento delle acque a causa della megadiscarica di Bussi, sono stato assolto. E sono stato assolto anche al processo sul depuratore di Pescara e lo smaltimento dei fanghi”.

A spendersi per D’Ambrosio è stato del resto il coordinamento provinciale del Pd di Pescara votando a favore ha votato all’unanimità per il sì alla sua candidatura. Il Centro democratico lo ha accolto a braccia aperte, in virtù anche della sua appartenenza politica, all’interno del Pd, all’area della Margherita, la stessa dell’amico candidato presidente Luciano D’Alfonso.

“Ora mi dedicherò con il massimo impegno per far vincere la coalizione – dice ancora D’Ambrosio – il Centro democratico è molto forte, e conquisteremo almeno due posti in consiglio”.

Ma a scanso di equivoci D’Ambrosio conclude: “ Se sarò eletto non mi occuperò di ciclo idrico”.

LE REAZIONI

PAOLUCCI (PD): ”CD SCORRETTO, I CANDIDATI PER NOI SONO 239″

“Il Partito democratico considera il comportamento di Centro democratico grave e scorretto per aver candidato, all’oscuro della coalizione, Giorgio D’Ambrosio la cui candidatura è stata rifiutata dal Pd per ben due volte”.

Così il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci, interviene sulla presenza di D’Ambrosio nella lista di Centro Democratico per la coalizione di centrosinistra.

“Al momento per il Pd la coalizione di centrosinistra e il candidato presidente Luciano D’Alfonso, i candidati sono 239 e non 240”.

FONTI PD: “SARA’ CACCIATO”

Secondo fonti interne del Pd abruzzese, Giorgio D’Ambrosio, sarà espulso dal partito quanto prima.

L’ex sindaco di Pianella (Pescara) oggi ha confermato la sua candidatura nelle liste del Centro Democratico di Tabacci, che appoggia la coalizione di centrosinistra alle Regionali, e ha sua volta ammesso di sentirsi fuori dal Pd ma a quanto pare la decisione del Partito Democratico arriverà prima della sue eventuali dimissioni.

Il Pd, dopo i veti degli alleati Idv e Sel e per garantire la tenuta della coalizione, nei giorni scorsi aveva deciso di tenere fuori D’Ambrosio, la cui candidatura è stata fortemente criticata soprattutto in seguito al clamore della vicenda della megadiscarica a Bussi e dell’acqua contaminata.

MASCITELLI (IDV): “UNO SCHIAFFO, ESCA LUI O ESCA CD”

Dura presa di posizione del segretario regionale Idv, Alfonso Mascitelli, dopo che nell’ultimo giorno utile per la consegna delle liste spunta fuori il nome di Giorgio D’Ambrosio, candidato con il Centro Democratico, che appoggia il candidato presidente di Regione per la coalizione di centrosinistra Luciano D’Alfonso.

“Il Centro democratico – afferma – deve far uscire il candidato o deve avere il coraggio di dichiarare, di fatto, l’uscita dalla coalizione”.

“Mettere a rischio la coesione e l’intesa di una intera coalizione per imporre agli altri alleati nomi di candidati non desiderati – dice il segretario – è un atto di uno squallore irresponsabile”.

Il Pd, dopo i veti degli alleati Idv e Sel e per garantire la tenuta della coalizione, nei giorni scorsi aveva deciso di tenere fuori D’Ambrosio, la cui candidatura è stata fortemente criticata soprattutto in seguito al clamore della vicenda Bussi.

Ora Mascitelli sottolinea: “I patti vanno rispettati: il 19 aprile abbiamo sottoscritto, come partiti del centrosinistra, un accordo che impegnava il candidato presidente a garantire che non vi fossero candidature inopportune. Consentire oggi al Centro Democratico di infrangere questa intesa è uno schiaffo alla sensibilità di migliaia di abruzzesi, alla dignità delle altre forze politiche e alla stessa autorevolezza del candidato presidente. Non siamo disposti a accettare sveltine di questo tipo, che minano alle basi un grande progetto di cambiamento messo in cantiere per le nostre comunità”.

ACERBO (PRC): “UNA VERGOGNA NAZIONALE”

Una “vergogna nazionale”. Così il candidato governatore di Un’altra Regione, Maurizio Acerbo, commenta la candidatura tra le polemiche di alcuni candidati nelle liste della coalizione che sostiene Luciano D’Alfonso.

LA NOTA COMPLETA

Il centrosinistra a guida D’Alfonso ha davvero perso, come avevamo previsto, tutti i freni inibitori. A poche settimane dal clamore suscitato dal rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sulle conseguenze per la salute dell’erogazione a centinaia di migliaia di persone di acqua contaminata il centrosinistro candida sia Donato Di Matteo che Giorgio D’Ambrosio, cioè i principali esponenti del “partito dell’acqua”.

Gli uomini che hanno guidato Aca e Ato e che portano la responsabilità politica di averci fatto bere un cocktail chimico dai rubinetti, di aver trasformato il servizio idrico in un carrozzone clientelare, di aver lasciato in eredità una montagna di debiti che peseranno sulla cittadinanza sarebbero quelli che devono cambiare l’Abruzzo?

Vien quasi da domandarsi come mai non sia stato messo in lista l’ultimo presidente dell’Aca spa Ezio De Cristofaro, braccio destro di D’Ambrosio, arrestato per tangenti la scorsa estate. Mi dicono che a Bolognano dove risiede ci sia un via vai di visite da parte degli amici politici.

D’Ambrosio è coinvolto in varie vicende giudiziarie compresa l’imputazione per “distribuzione per il consumo di acque avvelenate”. Di Matteo è stato prosciolto dopo aver dichiarato che da ben pagato presidente dell’Aca non leggeva la posta a lui indirizzata.

In nessun Paese europeo verrebbero candidati personaggi del genere dopo quello che è successo. Se il caso dell’erogazione dell’acqua inquinata dai rubinetti ha suscitato giustamente l’attenzione di tutta l’informazione italiana, il fatto che il centrosinistra candidi come se nulla fosse Di Matteo e D’Ambrosio è una vergogna nazionale.

Abbiamo fatto bene a non allearci col centrosinistro: non poteva stare insieme chi come me ha denunciato lo scandalo dell’acqua e chi ce l’ha fatta bere.

Sempre più indignato.